L’America in bilico: alcune cose da sapere sul match di stanotte Clinton-Trump

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Un terzo degli elettori americani aspetta il dibattito per decidere

Sull’Unità, Enrico Deaglio ha scritto una frase in un certo senso definitiva: “Hillary Clinton ha il compito più difficile che sia capitato a una donna. Battere il fascismo in televisione”. Siamo dunque a uno spartiacque della Storia? Davanti al più importante duello televisivo delle campagne elettorali americane, che pure hanno conosciuto momenti altamente drammatici (qui il video delle sfide salienti)?

Di certo, l’attesa per il primo match tv fra Hillary Clinton e Donald Trump è spasmodica: molti americani attendono il primo dibattito presidenziale per decidere per chi votare. Il giorno è arrivato: stanotte alle 21 (le tre del mattino di martedì in Italia-streaming su Unità.tv), i duellanti si confronteranno nel palazzetto sportivo della Hofstra University, a Long Island, nello Stato di New York. È il primo dei tre appuntamenti, più quello tra i potenziali vicepresidenti, che scandiranno il percorso di avvicinamento al voto dell’8 novembre.

E’ in gioco una certa idea dell’America. Liberale, aperta, inclusiva, moderatamente sociale se vince Hillary. Chiusa, violenta, individualista, antomoderna se vince Donald. Le solite due Americhe, se vogliamo. Ma più lontane di sempre, questa volta.

Nel corso del dibattito si discuteranno tre temi, annunciati una settimana fa dal moderatore, il conduttore della tv Nbc Lester Holt: «La direzione dell’America», «Come raggiungere la prosperità» e «La sicurezza dell’America». Ognuno di questi temi occuperà due dei sei segmenti da 15 minuti in cui è suddiviso il dibattito. Il moderatore aprirà ogni segmento con una domanda alla quale i candidati dovranno rispondere in due minuti ciascuno, avendo poi il tempo di rispondersi l’un l’altro, mentre Holt potrà usare il tempo rimanente per approfondire le questioni. Secondo un sondaggio del Washington Post, a Trump conviene puntare sul terrorismo, tematica su cui ha un certo vantaggio, mentre Clinton è in testa tra chi vota soprattutto pensando all’economia.

Niente applausi né fischi. E niente pubblicità durante il dibattito.

 

Secondo un recente sondaggio della società Consult, i dati di ascolto potrebbero facilmente superare il dibattito presidenziale più visto di tutti i tempi, quello tra Jimmy Carter e il suo sfidante Ronald Reagan nel 1980 che raggiunse gli 81 milioni di telespettatori.  C’è chi prevede la cifra record di 150 milioni.

Hillary Clinton è – si direbbe da noi – “una politica di professione”.  Ha una lunghissima esperienza. Ha partecipato a 30 dibattiti politici dal 2000 ad oggi. Il suo curriculum è lungo diverse pagine, quindi non ha bisogno di convincere con programmi in 15 punti. Gli elettori sanno che ha un programma. Il problema è la fiducia: deve essere diretta, non mettersi sulla difensiva o nascondersi dietro un gergo legalistico, per convincere i molti che la considerano una bugiarda. Clinton si è  preparata meticolosamente, com’è nel suo stile. Soprattutto ad affrontare “i molteplici Trump”, a conferma del fatto che probabilmente non sa quale si dovrà attendere.

Infatti l’arma dell’outsider Trump sta proprio nell’imprevedibilità. Duro, violento, persino volgare, ma sa cambiare pelle, facendosi persuasivo, duttile, democratico. Resta un mistero, “The Donald” che nella sua breve carriera politica, Donald Trump non si è mai confrontato testa a testa con un altro candidato, ma solo i rivali repubblicani. Diversamente da Clinton, Trump non si è isolato in vista del faccia a faccia televisivo né si è addestrato con una “finta” Hillary.

Il sondaggio Pew Research pubblicato venerdì ha mostrato che gli elettori degli Stati Uniti ancora non sanno gli orientamenti della Clinton o di Trump su importanti questioni. Più in generale l’ex segretario di Stato è risultata in vantaggio nelle rilevazioni nelle settimane seguenti le due Convention nazionali di luglio, mentre a settembre Trump si è avvicinato colmando il gap e avvicinandosi fino a “soli” sue punti alla Clinton.

L’indagine congiunta di domenica condotta dal Washington Post e Abc News ha rivelato che i due sono 46 a 44 per cento a favore dell’ex segretario di Stato mentre gli altri due candidati hanno ricevuto meno del 10 per cento.

Sondaggi in bilico, dunque. L’America trattiene il fiato, e con lei il pianeta intero.

 

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