Turchia “pronta a intervenire in Siria insieme all’Arabia Saudita”

Siria
Syrian refugee children sit near a refugee camp in Bab Al-Salama city, northern Syria, 06 February 2016. A new wave of Syrian refugees leaving the country is expected to reach Turkey, according to local news. The Syrian Observatory for Human Rights said some 40,000 people were on the move in Aleppo province, after the Syrian army entered two pro-government Shiite towns outside of Aleppo and advanced against rebel forces in the northern province a day earlier, threatening to entirely encircle the opposition-held parts of the key city.  EPA/SEDAT SUNA

Kerry: “Mosca smetta di bombardare i ribelli”. Valls: “Ci saranno nuovi attentati terroristici in Europa”

Ancora la Siria al centro della conferenza di Monaco, dopo l’accordo sul cessate il fuoco sottoscritto dai rappresentanti dei Paesi membri dell’Issg, l’International Syria Support Group.

E il segretario di Stato americano John Kerry è tornato a chiedere alla Russia di cambiare i suoi obiettivi militari in Siria. “Oggi la maggior parte degli attacchi russi si concentra sui gruppi di opposizione legittimi. Per aderire all’accordo sul cessate il fuoco è essenziale che la Russia cambi i suoi obiettivi” in questo momento chiave per gli sviluppi in Siria.

“Siamo a una svolta in Siria, le decisioni delle prossime settimane potrebbero significare la fine o l’inasprimento del conflitto”, ha detto il segretario di Stato Usa intimando la Russia di smettere di bombardare l’opposizione siriana: “Finora la maggior parte degli attacchi è stata volta a colpire la legittima opposizione siriana”, ha denunciato Kerry.

Nel frattempo l’Arabia Saudita – si legge sul quotidiano britannico The Independent – sta inviando soldati ed aerei da caccia nella base militare turca di Incirlik in vista di una possibile invasione di terra della Siria. La conferma arriva dal ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu che assicura anche la partecipazione di Ankara. “L’Arabia Saudita – ha detto Cavusoglu ai quotidiani Yeni Sakfak e Haberturk – ha dichiarato la sua determinazione contro Daesh dicendo di essere pronta a mandare aerei e truppe”.

“In ogni riunione della coalizione – ha aggiunto il ministro turco – abbiamo sempre enfatizzato la necessità di una strategia ampia e orientata a un risultato nella lotta contro il gruppo terroristico. Se abbiamo una tale strategia, ebbene la Turchia e l’Arabia saudita potrebbero lanciare una’operazione di terra”.

La crisi siriana al centro anche dell’incontro di ieri a Ginevra dove si è tenuta (presente anche l’Italia) la prima riunione della task force umanitaria sotto la presidenza di Jan Egeland, Senior Advisor per gli affari umanitari dell’Inviato speciale del segretario generale dell’Onu per la Siria De Mistura.

Nel corso della riunione – fa sapere la Farnesina – sono state gettate le basi per definire le modalità di lavoro e le prossime tappe programmate dalle Nazioni Unite al fine di assicurare la consegna di aiuti umanitari alla popolazione civile intrappolata nelle località che si trovano assediate da una o dall’altra delle parti in conflitto. L’Italia ha riconfermato il proprio impegno nel processo volto a favorire sin da subito risvolti concreti a tali intese, con lo stanziamento, avvenuto a poche ore dell’accordo, di tre milioni di euro da destinare ad interventi di emergenza in favore della popolazione siriana”.

A Monaco si parla anche di Isis: la Francia e in particolare il suo primo ministro tornano a lanciare l’allarme terrorismo. Manuel Valls, a Monaco, è sicuro di altri interventi dell’Isis: “Ci saranno altri attacchi e grandi attentati, questo è certo. La minaccia non diventerà minore, anche se noi lo vorremmo”, ha aggiunto. La minaccia è “mondiale”.

“E’ una certezza”, ha dichiarato durante la conferenza sulla sicurezza. “Siamo tenuti a dire questa verità ai nostri popoli: ci saranno altri attacchi, attacchi ampi. Questo iperterrorismo è qui per durare, anche se dobbiamo combatterlo con la massima determinazione”.

I segnali sono chiari, secondo il primo ministro francese, e sono in Rete, “sui siti legati ai gruppi terroristici” con “nuove minacce e rivendicazioni che stanno affiorando anche su Internet” e che l’intelligence segue con attenzione.

“Siamo in una guerra perché il terrorismo ci combatte. La battaglia al terrore durerà a lungo, forse un’intera generazione”, ha detto ancora il primo ministro francese, affermando che bisogna trovare strategie contro la radicalizzazione: “Esiste questa fascinazione ideologica, ci sono migliaia di estremisti in Francia, anche tante donne”.

Il terrorismo è una minaccia soprattutto per l’Europa che si trova “al bivio”. Di fronte a questo la necessità è quella di una “risposta collettiva” attraverso “un piano di sicurezza europea”.

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