L’allarme dell’Unicef: 87 milioni di bambini vivono in zone di guerra

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I conflitti tolgono loro sicurezza, famiglie, amici, giochi, normalità

iacominiIl portavoce di Unicef Italia, Andrea Iacomini, in un post su Facebook denuncia la scarsa attenzione dei media sui bimbi uccisi nelle stragi delle ultime ore in Pakistan e in Iraq. “Non lo dico polemicamente – scrive Iacomini – ma tra i bimbi uccisi ieri in Iraq mentre giocavano a calcio e quelli uccisi nel parco giochi a Lahore stasera imperversa su alcuni canali il dibattito tra vegetariani e carnivori. A proposito lui (il bambino nella foto, ndr) prima bombardato poi affamato poi nel fango”.

Una denuncia che inevitabilmente porta l’attenzione sul triste report diffuso in questi giorni dall’associazione per la promozione dei diritti dell’infanzia.

 

Secondo l’Unicef, infatti, oltre 86,7 milioni di bambini sotto i sette anni hanno vissuto la loro intera vita in zone di conflitto, mettendo a rischio il loro sviluppo cerebrale. Durante quei primi anni di vita, mette in risalto l’associazione,  il cervello riesce ad attivare 1.000 cellule cerebrali ogni secondo. Ognuna di queste, conosciute come neuroni, ha il potere di connettersi ad altri 10.000 neuroni migliaia di volte al secondo.

Le connessioni cerebrali sono come mattoni per il futuro dei piccoli, influenzano la loro salute, il loro benessere emotivo e le loro abilita’ per l’apprendimento. Quelli che vivono in aree di conflitto sono spesso esposti a traumi estremi e per questo rischiano di vivere in uno stato di forte stress, condizione che inibisce le connessioni nel cervello con significative conseguenze sul loro sviluppo cognitivo, sociale e fisico. “I bambini, oltre alle minacce fisiche che affrontano nell’immediato durante le crisi, sono anche a rischio di profonde cicatrici emotive”, spiega Pia Britto, responsabile Unicef per lo sviluppo della prima infanzia.

I dati Unicef mostrano che a livello globale un bimbo su 11 con meno di sei anni cresce in situazioni di conflitto e il suo cervello si sviluppa in queste condizioni. “I conflitti tolgono loro sicurezza, famiglie, amici, giochi, normalità. Tutte cose che fanno parte dell’infanzia che dà a un bambino la possibilità di svilupparsi pienamente e di imparare, che consente loro di contribuire all’economie e alla società e di costruire comunità forti e sicure dove possano diventare adulti”, aggiunge Britto. “Per questo è necessario investire ancor di più sui minori e su coloro che se ne prendono cura con aiuti fondamentali e servizi che comprendano materiali scolastici, supporto fisico, sicurezza, spazi a misura di bambino dove poter ricevere aiuto e ritrovare un senso di infanzia anche nel mezzo del conflitto”.

Quando un bambino viene al mondo, nasce con 253 milioni di neuroni funzionanti. Una volta adulto, il cervello raggiunge le sue piene capacità con circa un miliardo di neuroni che si connettono e che dipendono in gran parte dalle esperienze fatte durante la prima infanzia. Tra queste esperienze l’allattamento al seno, la nutrizione, gli stimoli ricevuti da coloro che si prendono cura dei bambini, le opportunità di apprendimento e la possibilità di crescere e giocare in ambienti sicuri e sani.

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