Giornata mondiale contro l’Aids, la malattia che spaventa (ancora) l’Europa

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In Europa mai così tante nuove diagnosi di Hiv come nel 2014. Lo afferma il rapporto annuale di Oms Europa e Centro europeo controllo malattie

Come ogni anno, il primo dicembre si celebra la giornata mondiale contro l’Aids. Una ricorrenza che si ripete dal 1984 e che ogni anno prova accrescere la conoscenza contro l’epidemia e a sensibilizzare sui rischi connessi alla trasmissione del virus dell’HIV.

Secondo il Centro Europeo di Controllo delle malattie (Ecdc) e l’Oms, nel 2014 è stato registrato un numero record di nuove infezioni in Europa e in Asia centrale. Sono state 142mila le nuove infezioni, un dato che non si vedeva dalla comparsa della malattia negli anni ’80. A pesare soprattutto i dati del contagio in Russia, dove si conta il 60% delle nuove diagnosi, mentre nei 28 paesi dell’Ue (più i tre dello spazio economico comune, Islanda, Liechtenstein e Norvegia) si sono registrati il 21% di nuovi casi. Nel complesso, il 31% dei malati sono nati al di fuori del Paese dove è avvenuta la diagnosi. La principale via di trasmissione sono i rapporti non protetti tra uomini: costituivano il 30% delle diagnosi nel 2005, sono diventati il 42% lo scorso anno.

La trasmissione eterosessuale è responsabile dell’aumento in Europa orientale, e quella attraverso le siringhe fra i tossicodipendenti rimane sostanziale. “Nonostante tutti gli sforzi per combattere l’Hiv, in un anno la Regione europea ha totalizzato più di 142.000 nuove infezioni, il numero più alto che mai. Questo è un problema serio”, dice Zsuzsanna Jakab, direttore regionale Oms Europa. “Chiediamo ai Paesi europei di intervenire e arginare l’epidemia di Hiv una volta per tutte”. “Dal 2004 i tassi di nuove diagnosi sono più che raddoppiati in alcuni Paesi, mentre si sono ridotti anche del 25% in altri. L’epidemia in generale però persiste, sostanzialmente invariata”, sottolinea Andrea Ammon, acting director Ecdc. “Questo significa che la risposta nell’Unione europea non è stata abbastanza efficace”.

Secondo Oms e Ue il numero dei migranti arrivati nel Continente e portatori del virus è diminuito del 41% in 10 anni e i Paesi europei hanno fatto progressi nella prevenzione sul proprio territorio.
La principale via di trasmissione è quella dei rapporti non protetti tra uomini, in crescita nei Paesi Ue e dello spazio economico europeo dal 30% delle diagnosi nel 2005 al 42% nel 2014. Secondo l’Ecdc dal 2005 “la percentuale di diagnosi di Hiv sono più che raddoppiate in Bulgaria, Repubblica ceca, Ungheria, Malta e Slovacchia e ancora di più in Polonia”. Al contrario il tasso è sceso in 11 Paesi tra il 2005 e il 2014, in particolare ha registrato -25% “in Austria, Estonia, Francia, Olanda, Portogallo e Gran Bretagna”.

Per quanto riguarda l’Italia è allarmante la situazione del contagio tra giovani, nella fascia tra i 25 e i 29 anni, bersaglio del virus per l’84% dei casi attraverso rapporti sessuali senza preservativo, in particolare tra omosessuali maschi. L’Italia resta comunque dodicesima nell’Ue senza variazioni. Nel 2014 in Italia 3.695 persone hanno scoperto di essere Hiv positive. Le regioni che hanno mostrato un’incidenza più alta sono state il Lazio, la Lombardia e l’Emilia-Romagna.

 

 

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