L’affondo di D’Alema: “Renzi ha rottamato il Pd, serve un vero segretario”

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Massimo D'Alema durante il congresso del Partito Socialista Europeo nel centro congressi all'Eur, Roma, 28 febbraio 2014. ANSA/ANGELO CARCONI

Per Massimo D’Alema l’Italicum è incostituzionale e in una intervista al ‘Corsera’ conferma che voterà ‘no’ al referendum di ottobre

“Da anni il Pd non mi chiede nulla, e all’improvviso apprendo dai giornali che dovrei fare un appello alla vigilia del voto per una causa palesemente disperata. E addirittura si riscopre che sono un ‘fondatore del Pd'”. Massimo D’Alema in una intervista al Corriere della Sera torna a esprimere dubbi e disagi nei confronti del premier e segretario del Pd Matteo Renzi. E riferendosi alle polemiche di questi giorni aggiunge: “A parte gli agguati giornalistici concertati tra alcuni dirigenti del mio partito e la stampa amica, non c’era mai stata una pressione sui mezzi di informazione così fastidiosa come quella che esercita questo governo. Neppure ai tempi di Berlusconi. Ora alimentano sulla rete una campagna sui vecchi che vogliono reimpadronirsi del partito…”. E sostiene che “non voglio impadronirmi di nulla: bisogna essere matti ad andare a gestire il Pd per come l’hanno ridotto”.

A giudizio dell’ex presidente del Consiglio “la sconfitta va molto al di là di specifici eventi locali. E’ una tendenza generalizzata: perdiamo Torino, Trieste, Pordenone, Grosseto, Novara, Benevento, eccetera. Poi ci sono situazioni come Roma, dove la sconfitta assume dimensioni di disastro. Qui, come a Napoli, ha pesato una vera e propria disgregazione del partito”. Alla domanda se serve un segretario diverso dal premier, D’Alema risponde senza esitazioni “sì. Serve una figura che si occupi del Pd a tempo pieno. E serve una direzione collegiale. Il partito è stato volutamente lasciato senza guida. Lo si ritiene non importante oppure si scarica su di esso la colpa quando le elezioni vanno male. E’ tutto puntato sul leader e il suo entourage, neanche collaboratori. Renzi non convoca la segreteria, che pure è un organo totalmente omogeneo. Si riunisce solo con un gruppo di suoi amici”.

Massimo D’Alema, inoltre, afferma che voterà no al referendum di ottobre e precisa che “troverò il modo di spiegare le ragioni di merito” che “non sono molto diverse da quelle per cui votai no, nel 2006, alla riforma di Berlusconi. Che per certi aspetti era fatta meglio. Anche quella prevedeva il superamento del bicameralismo perfetto e la riduzione dei parlamentari. Ma riduceva anche i deputati. E stabiliva l’elezione diretta dei senatori; non faceva del Senato un dopolavoro. Sarebbe stato meglio abolirlo”.

“Ha mai seguito una direzione del Pd? Sono momenti di propaganda. Il capo fa lunghi discorsi, cui seguono brevi dichiarazioni di dissenso; poi – spiega ancora D’Alema – parlano una cinquantina di persone che insultano quelli che hanno dissentito. Non c’è ascolto, non c’è confronto. Non esiste la possibilità di trovare convergenze o accordi”. A suo giudizio Renzi ha perso la sintonia “con la base e con il Paese” e “sta rottamando alcuni milioni di elettori”.

“Renzi dovrebbe cambiare”, dice D’Alema, “ma non mi pare una persona orientata a tenere conto degli altri e neanche della realtà; neanche di quelle più prossime, visto che abbiamo perso a Sesto Fiorentino. Eppure sarebbe necessario un cambio di indirizzo nell’azione di governo, e anche un cambio di stile. Compreso il rispetto che dovrebbe essere dovuto a una classe dirigente che ha vinto le elezioni e ha fatto cose importanti per il Paese: l’euro, le grandi privatizzazioni, la legge elettorale maggioritaria uninominale; non quella robaccia che ci viene proposta adesso”.

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