L’addio di Pizzarotti: l’inizio del declino M5S

M5S
Anti-establishment 5-Star Movement (M5S) chief Beppe Grillo (R) and Luigi Di Maio at restaurant in Rome, 7 September 2016. Beppe Grillo, Luigi Di Maio and Roberto Fico together at restaurant after the rally in the Lazio coast town of Nettuno later on Wednesday.Nettuno is the final stop on a so-called Constitution Coast to Coast tour to promote a 'No' vote in an upcoming referendum on a new constitutional reform law. House MP Alessandro Di Battista, House Deputy Speaker Luigi Di Maio, and M5S lawmakers Roberto Fico, Carla Ruocco and Carlo Sibilia will attend.
ANSA/PAOLO GARGINI

Pizzarotti parla di ideali traditi, di regolamenti non rispettati o mai aggiornati e di uno statuto mai scritto

E’ finita la storia d’amore più lunga e travagliata degli ultimi anni. Federico Pizzarotti, sindaco di Parma, annuncia il suo addio definitivo al M5S. Lo fa durante una conferenza stampa sobria, dettagliata e precisa. Lo fa dopo anni di invana attesa verso un chiarimento che non sarebbe mai arrivato. Ma cosa c’è dietro questo addio, o meglio, cosa rappresenta realmente questa forte divisione?

Il primo sindaco eletto dai 5 stelle lascia il movimento; non per ripicca, non per interessi personali, ma perchè “il movimento, quello dell’inizio, non esiste più”. Pizzarotti parla di ideali traditi, di regolamenti non rispettati o mai aggiornati e di uno statuto mai scritto. Non parla “contro”, parla come colui che ha chiesto ed auspicato un confronto per anni, senza mai venire ascoltato.

Diciamolo, il sindaco di Parma è sempre stato un peso per Grillo. Troppo autonomo, troppo indipendente; voleva fare il sindaco senza dover chiedere permesso a nessuno, senza dover passare prima dalle imposizioni di questo o quel padrone (questo “Grillo” o quel “Casaleggio senior”).

Ed i problemi, si sa, al M5S non piacciono. Tant’è che quando appaiono (ed appaiono) si nascondono, non si affrontano, o nella peggiore delle ipotesi si cercano giustificazioni al limite del ridicolo (il riferimento al “non ho capito il testo della mail” non è puramente casuale).

Ecco perchè dietro all’abbandono di Pizzarotti c’è molto altro. Un gesto questo che, oltre ad avere ripercussioni politiche e di consensi che investiranno la ditta Grillo/Casaleggio, segna l’inizio del declino del M5S. Un Movimento che, anni fa, era nato per essere l’alternativa politica ai classici partiti, che doveva partire dal basso e restare tra la gente. Lo streaming, le decisioni collegiali, i politici “cittadini” che non avevano un capo, un leader, un segretario…insomma un movimento politico diverso dagli altri.

Negli anni, tutto finito, tutto dimenticato, tutto cancellato. Lo streaming è morto, portandosi dietro quella “trasparenza”, quella “legalità”, quella “onestà”, che dovevano benedire magicamente tutti quelli che iniziavano a far politica in rappresentanza dei 5 stelle, e che invece giorno dopo giorno cadono dietro le indagini agli amministratori grillini, in ogni parte d’Italia. Nulla di diverso dalle case altrui.

Il sogno di una purezza acquisita per diritto divino si è infranto prima dell’alba, portando dietro le macerie della realtà. Una realtà che vede come massima rappresentante Virginia Raggi, i cui primi 100 giorni di governo sono trascorsi tra dimissioni, indagini, omissioni di avvisi di garanzia e No ad un grande evento sportivo e sociale come le Olimpiadi 2024.

Il M5S, oggi, ha inziato a scrivere il capitolo finale della propria storia. E la pagina di chiusura spetta proprio a chi, quel libro, aveva iniziato a scriverlo.

 

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