L’addio di Pippo che ha fatto bene ai civatiani rimasti nel Pd

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Pippo Civati, fondatore del movimento 'Possibile', durante l'apertura della convention Politicamp 2015 intitolata "Possibile un nuovo mondo", alla Limonaia di Villa Strozzi, Firenze, 17 luglio 2015. ANSA/ MAURIZIO DEGL'INNOCENTI

La battaglia sulle primarie e altri temi “ulivisti” possono regalare a ReteDem un protagonismo finora limitato solo all’ex leader della componente

L’assemblea nazionale del Pd di sabato scorso ha fatto segnare una novità politica non indifferente negli equilibri interni al partito: gli ex civatiani, quelli che hanno deciso di non seguire nella nuova avventura il candidato alla segreteria all’ultimo congresso, si sono organizzati e hanno deciso finalmente di far pesare la loro presenza.

Il primo sintomo si era avuto con la nascita di ReteDem, la componente che raggruppa buona parte degli orfani di “Pippo”. Ma la prova definitiva è giunta proprio con l’assemblea di due giorni fa, svoltasi in parallelo con il PolitiCamp fiorentino di Possibile. All’interno dell’auditorium di Expo, il gruppo ha reagito all’inevitabile disorientamento immediatamente seguito all’uscita di Civati dal Pd ricompattandosi e alzando anche la voce. Tra gli interventi, si sono segnalati in particolare quello di Daniele Viotti e quello appassionato (e applaudito) di Marco Sarracino.

Non si può certo dire che l’addio di Civati abbia fatto bene agli ex “suoi”. Il ritorno in termini di visibilità mediatica che “Pippo” era in grado di garantire era notevole e adesso il rischio per ReteDem è quello di non distinguersi all’interno dell’arcipelago indistinto delle minoranze piddine. È anche vero, però, che la presenza sua e dei suoi collaboratori più stretti rendeva complicata l’organizzazione della componente, impediva l’emergere di altre personalità, ne appiattiva le tematiche di interesse su un indistinto “no” a tutto quello che faceva e diceva Renzi. Il risultato è stato anche quello di tenere bloccato quell’enorme patrimonio che l’esito dell’ultimo congresso gli aveva consegnato: un 14% che, con lo scioglimento della mozione Cuperlo, rappresenta ancora – al netto degli addii delle ultime settimane – la più consistente minoranza interna.

retedemUna minoranza che adesso può finalmente “scongelarsi”. Può riorganizzarsi attorno a nuove personalità, riscoprire temi in parte abbandonati (la battaglia in difesa delle primarie, iniziata in assemblea), ricucire contatti con mondi esterni alla componente e allo stesso Pd. Può, in una parola, tornare a fare politica. E ha già iniziato a farlo, proponendosi come quella minoranza che recupera in maniera non strumentale la radice ulivista (non solo per difendere il passato, ma soprattutto per recuperarne i valori di apertura e partecipazione), presentandosi in qualche modo come i dem “più renziani di Renzi”, mentre quest’ultimo rimette in discussione sue vecchie battaglie (quella sulle primarie, appunto).

Il percorso è appena all’inizio ed è tutto da verificare, ma qualcosa sembra finalmente tornare a muoversi. Il tappo è saltato.

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