Lacrimogeni contro i migranti. E’ caos nella stazione di Budapest

Immigrazione

Chiusa la stazione ai migranti. In migliaia accampati fuori, ‘vogliamo andare in Germania’. La polizia sgombera la piazza con i lacrimogeni. La Corte dei diritti umani condanna l’Italia per le espulsioni del 2011

Blocco del traffico e caos nella stazione ferroviaria di Budapest che è stata chiusa a causa dell’arrivo di treni con a bordo centinaia di migranti diretti verso Austria e Germania. «Nessun treno arriverà o partirà dalla stazione di Keleti fino a nuovo ordine – è stato il messaggio diffuso con gli altoparlanti – Chiediamo a tutti di andare via».

“Non penso che l’Ungheria abbia bisogno di un singolo immigrato proveniente dall’Africa o dal Medio Oriente, l’Europa deve usare le sue risorse umane e, se vuole una politica per l’immigrazione, questa deve essere regolata e controllata”.

Janos Lazar, intervenendo in Parlamento ha incolpato la cancelliera tedesca Angela Merkel del caos e dei disordini avvenuti alla stazione Keleti di Budapest, che in mattina è stata sgomberata. I profughi siriani chiedono di partire per la Germania senza registrazione, facendo riferimento alle dichiarazioni della Merkel.

Infatti, la Germania ha deciso di sospendere il regolamento di Dublino per i profughi provenienti dalla Siria. Questo significa che non li respingerà verso i paesi di ingresso nell’Unione europea, come prevede il regolamento, e si farà carico di loro in ogni caso.

La Commissione europea, invece, ha elogiato la decisione della Germania di permettere ai richiedenti asilo in arrivo dalla Siria di rimanere nel Paese nonostante il Regolamento di Dublino, che prevede che le richieste di asilo siano effettuate nel Paese Ue di ingresso. Quello di Berlino è un “atto lodevole di solidarietà”, ha spiegato la portavoce dell’esecutivo Ue, Natasha Bertaud, che ha negato che la decisione tedesca funga da fattore di richiamo per altri migranti. “Non c’è un fattore di richiamo, ma un grande fattore di spinta”, rappresentato dalle condizioni da cui fuggono i richiedenti asilo. “Le persone sono in fuga da guerre e persecuzioni e continuano a venire in Europa per cercare un rifugio sicuro”. Intanto giovedì prossimo il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, incontrerà il primo ministro ungherese, Viktor Orban, anche per discutere della crisi migratoria che sta affrontando Budapest, con la stazione della città chiusa e poi riaperta per cercare di frenare l’ondata di migranti che cercano di raggiungere la Germania.

In mattinata, centinaia di profughi furenti avevano inscenato una manifestazione di protesta, chiedendo che venisse riaperta e venisse permesso loro di salire sui treni alla volta della Germania. Sventolando i biglietti ferroviari, scandendo ‘Germania, Germania’ e urlando, i manifestanti si sono ammassati dinanzi agli agenti di polizia schierati all’ingresso. Nel primo pomeriggio a Budapest la polizia ha anche sgomberato la piazza davanti alla stazione usando i gas lacrimogeni contro le centinaia di migranti che si erano accalcati nella speranza di poter partire.

Tra i tanti Khaled, 35 anni, siriano, con la moglie e una bambina di 6 anni al seguito, sdraiato su una coperta in un parco adiacente alla stazione di Budapest, si lamenta, facendo sventolare il suo biglietto del treno:”Che bisogno c’era di cacciarci dalla stazione? Io ho il biglietto”. Era riuscito a comprarlo ieri, ma il treno oggi e’ partito senza di loro. Khaled racconta: “I miei genitori e molti dei miei parenti sono stati uccisi in Siria”.

Intanto la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo oggi ha condannato l’Italia per la detenzione e l’espulsione ‘illegale’ di tre migranti tunisini nel Centro di prima accoglienza di Lampedusa. Il ricorso si riferiva a fatti avvenuti nel settembre 2011, quando i tre erano stati prima trattenuti nel Centro di prima accoglienza dell’isola e poi caricati su navi-prigione a Palermo, in attesa del rimpatrio. Per la Corte di Strasburgo la detenzione da parte delle autorità italiane dei tre cittadini tunisini, era irregolare e in violazione di numerosi articoli della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

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