L’acqua in bottiglia è migliore di quella del rubinetto?

Alimentazione
Water from a water bottle is being poured out into a pool of water

In Italia cresce sempre di più il consumo di acqua in bottiglia nonostante l’acqua pubblica sia sempre fresca e maggiormente controllata dalle autorità sanitarie

Una domanda semplice che sgorga pura come una fonte sorgiva nella coscienza di chi decide di informarsi e di consumare consapevolmente. Ma perché in Italia si consuma così tanta acqua in bottiglia? Forse si ha paura che l’acqua del rubinetto non sia buona. Oppure si crede che quella confezionata sia migliore. O forse è l’involucro a convincerci.

Cercheremo di rispondere a queste domande sfatando innanzitutto una serie di convinzioni diffuse tra la popolazione che portano l’Italia terza nella classifica mondiale di consumo di acqua in bottiglia, dopo Arabia Saudita e Messico, e prima in Europa, con 192 litri di acqua minerale pro/capite l’anno per il 61,8% delle famiglie, come ci racconta il rapporto Censis 2014 su base dati Istat.

La fotografia del settore di vendita di acqua imbottigliata ha numeri da capogiro. Solo nei primi 7 mesi del 2015 le vendite di acqua  rispetto lo stesso periodo del 2014 hanno registrato un aumento del 9,6%. Sono 190 i litri di acqua procapite consumati ogni anno e 35 miliardi di euro la spesa annua degli italiani per l’acqua minerale. Ogni anno 12 miliardi e mezzo di litri d’acqua vengono imbottigliati dai produttori. E una bottiglietta da mezzo litro può essere comprata anche a 2 euro.

Per questo abbiamo contattato l’Arpa che concretamente effettua le analisi sulle acque pubbliche destinate al consumo umano e che ci ha spiegato come avvengono i controlli. “La qualità dell’acqua in Italia è da buona a ottima e per questo l’enorme consumo di acqua imbottigliata nel nostro Paese non è comprensibile. – ci spiega Luca Arcangeli, Responsabile dell’Unità Acque Potabili dell’Arpa Lazio – Ogni Arpa si occupa della sicurezza dell’acqua della propria regione. I controlli nelle zone più popolose sono addirittura quotidiani. A Roma, per esempio, ogni giorno vengono campionati 20 punti di prelievo e analizzati dal punto di vista microbiologico e di questi circa 8 dal punto di vista chimico. I controlli vengono fatti sia nella zona di captazione, la sorgente, che nei tratti intermedi e, infine, nel punto di consegna, la classica fontanella da cui tutti possono dissetarsi.”

Controllate anche le acque in bottiglia?

“Si certo, ma in questo caso i controlli vengono effettuati dall’Arpa solo 1 o 2 volte al mese. Comunque, anche in questo caso, viene analizzata sia l’acqua della sorgente che quella appena imbottigliata e distribuita”. Insomma l’acqua potabile comunale è sottoposta a norme più rigide e a controlli più restrittivi dell’acqua minerale imbottigliata da parte dell’autorità sanitaria. E a questo va aggiunto che le acque che consumiamo dopo l’acquisto sono state imbottigliate anche un anno e mezzo prima e hanno subito escursioni termiche tra caldo e freddo nel viaggio di trasporto e durante la distribuzione.

Inoltre spesso la stessa qualità dell’acqua pubblica è superiore a quella imbottigliata.

“Per esempio a Roma l’acqua potabile è ottima – assicura Arcangeli – Si tratta quasi esclusivamente di acqua di sorgente. Per l’80% proviene dal Peschiera, direttamente dagli Appennini e potrebbe essere tranquillamente imbottigliata, avendo una qualità superiore a tante acque minerali. Altre acque, invece, non sono di sorgente e hanno bisogno di essere potabilizzate per rientrare nei parametri del Decreto 31 del 2001.”

E seppure la pubblicità incalza e invoglia, presentandoci l’acqua minerale sempre meno come una bevanda che serve ad accompagnare il cibo e sempre più come una fonte di salute e addirittura di bellezza, va ribadito che l’acqua minerale ha senso solo se si ha bisogno di particolari minerali. Soprattutto considerando che paghiamo per qualcosa che si potrebbe avere gratuitamente. Tra l’altro, a ben guardare, i soldi spesi per la minerale servono non tanto a pagare la materia prima, ma tutte le altre voci che gravitano attorno al business dell’acqua: pubblicità, trasporto, imballaggio e smaltimento. In Italia, però, chi acquista acqua in bottiglia, spende circa 350 euro all’anno.

Vedi anche

Altri articoli