La voce dei combattenti: “Rimaniamo solo uomini”

Storia
documentario I primi saranno gli ultimi

“I primi saranno gli ultimi” di Pasquale D’Aiello e Mauro Manna è un documentario in cui prendono la parola i pochi uomini ancora in vita che hanno combattuto la guerra civile spagnola

Sono una decina in tutto il mondo. Sono uomini che oggi hanno dai 96 ai 100 anni. Sono quei combattenti che ottant’anni fa, il 18 luglio del 1936, decisero di andare al fronte a combattere la guerra civile spagnola. Decisero di essere padroni del proprio avvenire e si misero al servizio dell’idea di giustizia. Furono capaci di incontrare il proprio tempo con coraggio e passione. I primi saranno gli ultimi di Pasquale D’Aiello e Mauro Manna è un documentario che dà voce ai combattenti ancora in vita: Josep, Antoine, Aurelio e Vincente.

Josep era giovanissimo e pur di poter partire falsificò in Municipio la sua data di nascita. Antoine decise di andare in Spagna quando seppe che i fascisti stavano avanzando, fu una decisione scontata, per uno che come lui aveva fatto della libertà una ragione di vita.

L’ultimo volontario

Aurelio Grossi è l’ultimo combattente volontario italiano di cui s’era quasi persa traccia e di cui non esistono precedenti testimonianze. Vicent Almudever, voleva fare il calciatore o il musicista ma la guerra lo portò altrove. Vicent fece un provino per il Valencia FC, era bravo, l’allenatore gli disse di tenersi pronto, ma due mesi dopo ci fu il golpe. L’altra passione era il contrabbasso, suonava nella banda, ma pochi giorni dopo lo scoppio della guerra i falangisti andarono a casa sua e gli portarono via lo strumento. Vicent, a diciannove anni, fece la sua scelta. Si arruolò volontario ed andò a combattere. Durante la guerra rifiutò un posto da traduttore a Madrid per restare al fronte, per continuare a combattere per quello in cui credeva. E ancora oggi Vicent rivendica la sua scelta e quello che ha significato per lui. “No, non dirò come tutti gli altri che ho vinto la guerra», dice Antoine. «Io ho solo provato a fare qualche cosa, ma rimango sempre e solo un uomo”. Un ragazzo di 17 anni, nel 1936. I temi storici e politici sono stati ampiamente scavati, ciò che il film racconta è l’esperienza umana. La visione personale di quegli eventi.

Incontri

“Quando ho cominciato a lavorare a questo progetto avevo chiaro il mio obiettivo”, racconta Mauro Manna. “Sapevo che volevo incontrare gli ultimi combattenti volontari della guerra di Spagna per ricordare il valore del loro impegno. Ero consapevole del fatto che per me aveva un grande significato incontrare fisicamente chi tanti anni fa aveva fatto quella scelta. Eppure a quel tempo, prima di incontrarli, ero convinto che il mio lavoro era rivolto soprattutto alla storia e al passato”. Ma qualcosa a un certo punto ha fatto definitivamente cambiare rotta: è stato l’incontro con Aurelio Grossi. “Appena venuto a conoscenza dell’esistenza in vita di Ada e Aurelio Grossi ho cercato di incontrarli. Le condizioni fisiche di Aurelio erano pessime, non mi restava che intervistare Ada, fissammo una data a settembre. Ma Ada morì i primi giorni di agosto. Mi sono sentito spiazzato, beffato dal destino. Con lei sfumava la possibilità di raccogliere dalla loro viva voce tutta la storia della famiglia Grossi che, invece, mi appariva di straordinario interesse”. In qualche modo questo era anche un danno alla memoria collettiva. “Eppure non riuscivo ad arrendermi a quell’idea, in qualche modo ne ero restato ossessionato. Alla fine sono riuscito ad ottenere il permesso di un’intervista a Aurelio. Quando lo vedo arrivare sento la storia, quella che andrebbe scritta con la s maiuscola, entrare nella stanza. Aurelio, camminava curvo, appariva distante da noi ma non offeso dalle ingiurie del tempo. Questo era tutto quello che restava di quel ragazzo che giovanissimo decise di spostarsi dall’Argentina per andare in Spagna a combattere per la libertà e contro il fascismo”, continua Manna.

Grandi imprese

Aurelio, in diversi momenti, risponde a semplici domande della nipote Sylvia e pur tra mille non ricordo riesce ancora a puntualizzare diverse cose che gli sono rimaste nella memoria. “Alla fine, noi tutti lo ringraziamo, per la sua vita spesa per libertà. Aurelio, raccoglie le sue forze e stringendoci con affetto le mani ci dice sottovoce: sono io che ringrazio voi. In quel momento capisco il vero motivo che mi ha spinto in questa impresa. Volevo ringraziarli, prima che se ne andassero per sempre. Ora ho capito che la forza più grande che mi spinge a raccontare le loro storie non è la gloria del passato ma il presente, quel tempo in cui si è in vita, noi e loro. Quella vita che loro hanno speso e continuano a spendere per la libertà, di tutti, con infinita generosità”.

L’anniversario

“I primi saranno gli ultimi, e un progetto documentaristico nato l’estate scorsa”, spiega Mauro Manna. “Oggi, dopo 3.000 km percorsi, 50 ore di girato, 20 ore di materiale di repertorio catalogato e 5 interviste realizzate tra Roma, Toulouse e Napoli, è partita una campagna di crowdfunding sulla piattaforma di Produzioni dal basso. Con il ricavato vogliamo finanziare una coda produttiva comprensiva di animazioni grafiche, tutta la post-produzione e la fase di distribuzione. Il rilascio del film e previsto entro la fine del 2016, nell’80esimo anniversario dell’inizio della Guerra Civile Spagnola”.

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