La vittoria di Sala salva Milano e il Pd

Amministrative

La vittoria sofferta nel capoluogo lombardo rappresenta per il centrosinistra non solo un punto d’arrivo ma anche un punto di partenza

Beppe Sala è il nuovo sindaco di Milano. Ha vinto il drammatico ballottaggio contro Stefano Parisi e ora amministrerà il capoluogo lombardo per i prossimi cinque anni. Una vittoria che fino a qualche mese fa sembrava certa e che invece si è trasformata in un testa a testa serratissimo come testimoniano le percentuali ottenute dai due candidati sia al primo che al secondo turno.

Ma tant’è, mister Expo ce l’ha fatta. La vittoria di Milano ha un valore fondamentale, oltre che simbolico, per tutto il centrosinistra e in particolare per il Pd. La corsa nel capoluogo lombardo, infatti, presentava delle caratteristiche totalmente diverse rispetto al resto d’Italia. Intanto occorre dire che si partiva da cinque anni di buona amministrazione di Giuliano Pisapia e dal successo di Expo. Grazie a questo Milano è cresciuta (e migliorata tanto negli ultimi anni). Non è un caso se il cosiddetto voto di protesta (M5S + Lega) qui abbia raccolto solo il 20%. E poi si fronteggiavano i due poli tradizionali della seconda repubblica: centrosinistra contro centrodestra.

Sala è riuscito, non senza difficoltà, a replicare la vittoria di Pisapia di cinque anni fa. Con un profilo totalmente diverso da quello del suo predecessore, è stato capace di far convergere su di lui i voti sia del centro moderato sia di quella sinistra che sembrava un po’ spaesata dopo l’abdicazione del sindaco uscente. E’ la conferma che il cosiddetto modello arancione funziona ancora? Non lo si può dire con certezza, ma l’impegno profuso dallo stesso Pisapia per l’elezione di Sala e l’unità sostanziale del centrosinistra fanno pensare che Milano sia per il Pd un punto di partenza e non solo un punto d’arrivo.

Le sfide che attendono Sala, l’ex manager diventato politico, sono tante e affascinanti. La sua amministrazione dovrà proseguire la crescita impressa negli ultimi anni e dovrà cercare di gestire il dopo-Expo facendolo diventare un’ulteriore possibilità di sviluppo per la città. Negli ultimi giorni ha più volte ripetuto che le sue “ossessioni” saranno le periferie e un modello di sostenibilità ambientale che in questo momento sono le due questioni più controverse quella che Raffaele Cantone ha definito “la capitale morale del Paese”. Una sfida bella e avvincente. Buon lavoro

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