La vittoria di Raggi costruita in periferia. L’analisi del voto di Roma

Amministrative
Virginia Raggi, la candidata M5s a sindaco di Roma, nel corso di una iniziativa al Tufello, Roma, 5 marzo 2016. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Giachetti e Marchini “tirano” poco rispetto alle liste. Al ballottaggio, difficile che ci sia una forte mobilitazione da destra. Il candidato dem dovrà marcare di più il proprio profilo

Roberto Giachetti vince in centro, ma è nelle periferie che Virginia Raggi ha costruito – quartiere per quartiere – la sua vittoria al primo turno. In estrema sintesi, è questa la prima analisi a caldo che si può fare sui risultati (ormai quasi definitivi) del voto nella Capitale. La candidata cinquestelle ha saputo interpretare meglio il disagio dei municipi ai confini e oltre il raccordo, nonostante il dem durante la campagna elettorale abbia battuto il più possibile queste zone. Evidentemente, non è stato sufficiente ed è questo il primo dato che va tenuto in considerazione in vista del ballottaggio.

È la conferma di un voto che più che di protesta si può definire di stanchezza, di esasperazione, di volontà di chiudere con le esperienze del passato e aprire una pagina nuova, anche se può essere un salto nel vuoto. Raggi fa registrare il suo risultato migliore a Ostia, in quel decimo municipio che – unico in città – non ha votato anche per il nuovo presidente, essendo stato sciolto per infiltrazioni mafiose. Con il 43,7% qui la candidata grillina stacca nettamente i suoi avversari: Giachetti è al 19,1, Meloni al 18,3. E proprio da queste parti, però, il M5S è stato più volte accusato di intrattenere rapporti ambigui con la criminalità organizzata. Accuse d’altra parte confermate anche dalle recenti dichiarazioni del presunto reggente del clan Spada.

Ma a votare in massa per i Cinquestelle è anche Tor Bella Monaca (VI municipio), dove Raggi supera nettamente il 40% (e Meloni fa segnare il suo record al 25,5%) e trainano  notevolmente il Tiburtino (IV municipio, 37,7%), Eur-Tor de’ Cenci (IX municipio, 37,15%) e Portuense (XI municipio, 37,1%).

Giachetti, come detto, è in testa nel I (centro) e II municipio (Parioli, San Lorenzo), rispettivamente con il 34,1 e il 33,6%. Ma tiene anche nel XII (Monteverde-Gianicolense), dove risiede: qui Raggi è al 31,9%, mentre il candidato dem la segue al 30,4%. Un segnale del fatto che l’intera area di centrosinistra non sia riuscita a intercettare il disagio delle periferie viene anche dai risultati di Stefano Fassina: anche lui, infatti, vede il suo picco al centro (6,95%), oltre che a Ostiense-Garbatella (VIII municipio, 6,72%), mentre segna il passo laddove spopola il M5S.

Il discorso cambia se si guardano i risultati che riguardano i presidenti di municipio. Qui i dem vanno in testa al ballottaggio in 9 realtà su 14 e rimangono fuori dal secondo turno solo nel sesto municipio, dove il candidato dem è superato da quello di FdI. Ovunque il M5S tornerà a giocarsela tra due settimane.

Un altro dato su cui concentrarsi in vista del ballottaggio del 19 giugno è la discrasia tra le preferenze raccolte dai candidati e quelle delle liste ad essi collegati, che può essere indice sia della capacità di “traino” personale, sia della presenza di eventuali voti disgiunti, che però emergeranno con chiarezza solo più avanti con l’analisi dei flussi.

Tra i candidati principali, in proporzione a voti conseguiti a far segnare un appeal personale più alto è Giorgia Meloni: a lei sono andate più di 33mila preferenze aggiuntive rispetto a quelle delle sue liste (12,8% di voti personali, +1% rispetto ai simboli collegati). Anche Raggi, pur segnando una percentuale praticamente identica a quella del M5S, può contare su circa 40mila voti distinti da quelli di lista. Un valore aggiunto che è stato dimostrato in misura inferiore da Giachetti, il quale raccoglie lo 0,5% in meno rispetto al Pd e le altre liste collegate, con un bottino di voti personali pari a 20mila (7,6% del totale). Un risultato che può essere determinato dalla presenza di voti disgiunti.

Un voto individuale sembrerebbe più facile da confermare tra due settimane, a differenza del traino proveniente dalle liste, che può anche essere determinato in prima battuta dalle preferenze espresse per i candidati consiglieri, la cui partita – ovviamente – si è chiusa ieri. Una considerazione che lascerebbe presupporre un certo disimpegno degli elettori che al primo turno hanno scelto Meloni e una difficoltà in più per un Giachetti, che dovrà marcare maggiormente il proprio profilo personale.

 

Ecco nel dettaglio i voti riportati dalle singole liste collegate ai principali candidati:

Virginia Raggi 35,3%
M5S 35,4%
Coalizione Raggi 35,4%

Roberto Giachetti 24,8%
Pd 17,2%
Civica Giachetti 4,1%
Democratici e Popolari – Più Roma 1,5%
Radicali 1,2%
Socialisti 0,6%
Verdi 0,5%
Idv 0,3%
Coalizione Giachetti 25,4%

Giorgia Meloni 20,7%
FdI 12,3%
Civica Meloni 3,4%
Lega – Noi con Salvini 2,7%
Pli 0,9%
Fed. popolare 0,3%
Coalizione Meloni 19,7%

Alfio Marchini 11,0%
Marchini sindaco 4,7%
FI 4,2%
Roma popolare (Udc-Ncd) 1,3%
Lista Storace 0,6%
Rete liberale 0,2%
Rivoluzione cristiana 0,1%
Movimento Cantiere Italia 0,1%
Coalizione Marchini 11,3%

Stefano Fassina 4,5%
Sinistra per Roma 3,9%
Civica per Fassina 0,5%
Coalizione Fassina 4,4%

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