La verità distorta dei Medici Cattolici sulle famiglie omogenitoriali

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Medici, psicologi e psichiatri da tempo sostengono che l’orientamento sessuale dei genitori non ha conseguenze negative sulla crescita dei figli, eppure per qualcuno ci sono ancora dubbi.

L’appuntamento con il Family Day si avvicina e non manca la solita contesa quotidiana, questa volta contro le famiglie omogenitoriali, quelle cioè composte da genitori dello stesso sesso. Questa volta è l‘Associazione Medici Cattolici Italiani ad attaccare. Il Presidente Filippo Maria Boscia non ha dubbi: “Il Family Day celebra la famiglia che verrà, quella composta dai genitori, uomo e donna, e dai nonni, che hanno la delicata missione di sostenere lo sviluppo dei bambini dal punto di vista affettivo, educazionale ed economico. Il bambino, invece, adottato da due genitori dello stesso sesso crescerebbe in una famiglia che inevitabilmente porta alla disgregazione e alla minaccia dei valori fondamentali. Gli psicologi dicono che ciascuno di noi – ha spiegato Boscia – impara a riconoscere la propria corporeità e sensibilità imitando i genitori. Quale tipo di corporeità può sviluppare un bambino che viene cresciuto da due genitori dello stesso sesso?”.

La domanda che si pongono e ci pongono i medici cattolici in realtà ha già avuto una risposta. Non oggi e non con una semplice opinione, ma da quarant’anni con studi e ricerche scientifiche internazionali. Medici, psicologi e psichiatri da tempo sostengono, infatti, che l’orientamento sessuale dei genitori non ha conseguenze negative sulla crescita dei figli.

Ben vengano gli studi sull’argomento ma forse sarebbe il caso di accettare, con serenità, anche i risultati di queste ricerche. Sopratutto perché sono inequivocabili.

Il report di Charlotte Patterson pubblicato nel 2005, ha, per esempio, incrociato circa 150 studi eseguiti negli ultimi decenni ed è arrivato alla conclusione che “gli ambienti domestici forniti da genitori omosessuali hanno la stessa probabilità di quelli forniti da genitori eterosessuali, di supportare e realizzare lo sviluppo psicosociale dei figli”.

Ma nel decennio successivo, ancora molte altre ricerche hanno confermato questi dati.

Nel 2006, l’American Academy of Pediatrics ha scritto nero su bianco che “i risultati delle ricerche dimostrano che bambini cresciuti da genitori dello stesso sesso si sviluppano come quelli cresciuti da genitori eterosessuali”. Non c’è quindi una relazione tra l’orientamento sessuale dei genitori e qualsiasi tipo di misura dell’adattamento emotivo, psicosociale e comportamentale del bambino. La ricerca specifica che “un bambino che cresce in una famiglia con uno o due genitori gay non corre alcun rischio specifico. Adulti coscienziosi e capaci di fornire cure, che siano uomini o donne, eterosessuali o omosessuali, possono essere ottimi genitori”.

Allo stesso modo, nel 2009, l’American Academy of Child and Adolescent Psychiatry ha concluso che “non vi è evidenza scientifica a sostegno della tesi secondo cui genitori con orientamento omo o bisessuale siano di per sé diversi o carenti nella capacità di essere genitori, di saper cogliere i problemi dell’infanzia e di sviluppare attaccamenti genitore-figlio rispetto ai genitori con orientamento eterosessuale. Da tempo è stato stabilito che l’orientamento omosessuale non è in alcun modo correlato ad alcuna patologia, e non ci sono basi su cui presumere che l’orientamento omosessuale di un genitore possa aumentare le probabilità o indurre un orientamento omosessuale nel figlio”.

Anche le ricerche fatte in casa nostra seguono lo stesso filone. Nel 2011 l’Associazione Italiana di Psicologia ha ricordato che “i risultati delle ricerche psicologiche hanno da tempo documentato come il benessere psicosociale dei membri dei gruppi familiari non sia tanto legato alla forma che il gruppo assume, quanto alla qualità dei processi e delle dinamiche relazionali che si attualizzano al suo interno”. Gli psicologi italiani quindi sostengono che non sono né il numero né il genere dei genitori – adottivi o no che siano – a garantire di per sé le condizioni di sviluppo migliori per i bambini, bensì la loro capacità di assumere questi ruoli e le responsabilità educative che ne derivano. 

Altro tema è invece quello che questi bambini possano subire e soffrire di pregiudizi ed essere emarginati, il rischio purtroppo c’èMa se viviamo in una società omofoba, la soluzione non può essere ostacolare le famiglie arcobaleno, ma impegnarsi per conoscerle meglio, e magari scoprire che non sono poi tante diverse da quelle “tradizionali”. Si può cominciare dando un’occhiata qui.

 

 

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