La verità di Bertolaso: “Ho convinto io Silvio a mollare quel fascista di Salvini”

Destra
Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi (C), con il candidato sindaco di Roma Alfio Marchini (S) e Guido Bertolaso (D) durante la presentazione delle liste FI a Roma, 10 maggio 2016. 
ANSA/ANGELO CARCONI

In un’intervista a Repubblica, l’ex capo della Protezione Civile racconta come sia riuscito a far convergere su Marchini l’appoggio di Berlusconi: “Meloni e Salvini hanno fatto male i calcoli”

“Non potevo certo allearmi con uno come Salvini, la cui ragione sociale è avere una capitale debole, in declino. Un fascista che sputa sul tricolore e sostiene che il presidente Mattarella è un ubriacone. Berlusconi ha capito e ha ribaltato il tavolo”. Così, intervistato da Repubblica, l’ex candidato di Forza Italia per la poltrona di sindaco di Roma Guido Bertolaso spiega di aver persuaso l’ex premier ad appoggiare Marchini e non Meloni.

“Ci ho messo quasi una settimana a convincere Silvio. Sono io che ho portato Alfio da lui la notte del 25. Berlusconi non voleva: ‘Piuttosto che rompere la coalizione, andiamo avanti da soli’ diceva. Ma io avevo tutta Forza Italia contro, c’erano candidati in consiglio comunale che facevano manifesti senza neanche mettere il mio nome. Non c’erano più le condizioni. Io l’ho capito e ho fatto quello che ritenevo più giusto per il bene della città”. Berlusconi, prosegue Bertolaso, non riteneva Marchini “all’altezza di risolvere i problemi della città. Al che gli ho garantito: mi metto a disposizione io, gli darò una mano. E lui ha ceduto“.

“Alfio si è reso conto che per come è ridotta Roma servirebbero dieci sindaci, non uno solo”. Quanto alla decisione di Giorgia Meloni di candidarsi, “me l’ha detto lei prima di annunciarlo: ‘Non posso consentire che FdI vada sotto il 10%’. L’ha fatto per meri calcoli di bottega. Non certo per amore di Roma”, dice l’ex capo della Protezione civile.

La verità è che lei e Salvini avevano fatto male i conti. Pesavano che fossi uno manovrabile, incline a prendere ordini da loro. Ma la mia storia è quella di un uomo che ha saputo resistere a pressioni politiche anche violentissime. Volevano comandare. Non ci sono riusciti. E hanno usato ogni pretesto per ammazzarmi”.

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