La Turchia di Erdogan non risparmia nemmeno le vecchie glorie del calcio

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epa05178640 (FILE) A file picture dated 13 August 2003 of then Galatasaray's forward Hakan Sukur celebrating a goal during the European Champions League  qualification match at Ataturk Olympic Stadium in Istanbul, Turkey. According to reports from 24 February 2016, Turkish prosecutors charge Sukur with insulting the Turkish President Erdogan. Allegedly, Sukur posted insulting tweets. Sukur rejects to have intended to insult the president.  EPA/KERIM OKTEN

L’ex attaccante del Galatasaray Hakan Sukur, con un passato anche in Italia, rischia 4 anni di carcere per aver insultato Erdogan su Twitter

La notizia è di quelle che fanno rumore. Hakan Sukur, uno dei giocatori più noti della storia del calcio turco, non fosse altro che per i suoi celebri trascorsi in Italia con le maglie del Torino, dell’Inter e del Parma, è finito sotto accusa per aver insultato su Twitter il premier Recep Tayyip Erdogan e il figlio. I cinguettii incriminati non sono più disponibili, ma l’ex attaccante del Galatasaray e della nazionale turca ha sostenuto che le parole da lui postate sui social non fossero dirette a Erdogan.

Niente da fare, l’incriminazione è arrivata comunque e la settimana prossima è prevista l’udienza preliminare. E in Turchia insultare il presidente è un reato punito con il carcere.

Hakan Sukur, dopo aver chiuso la sua carriera calcistica nel 2008 nelle fila del primo club di Isanbul, si era lanciato in politica. Nel 2011 era stato eletto in Parlamento, nelle fila dell’Akp, lo stesso partito conservatore di Erodagan. Si era poi dimesso dalla carica nel 2013, in polemica con il partito, dopo l’inchiesta sulla corruzione che aveva investito il capo dello Stato e i suoi più stretti collaboratori. Da allora si era schierato con Fethullah Gülen, predicatore che vive negli Usa e avversario di Erdogan, il cui movimento è considerato un’organizzazione terroristica.

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