La Turchia all’attacco di Gulen: chiesti due ergastoli per il predicatore

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mostra il secondo piano del suo 'bunker': il grande chalet al centro del Golden Generation Worship SAYLORSBURG (USA, PENNSYLVANIA). ANSA/ VALERIA ROBECCO

Oltre cento dirigenti di aziende a Istanbul sono stati arrestati oggi nel corso di un blitz della polizia: l’accusa è di aver sostenuto economicamente il movimento legato all’imam

Ancora purghe in Turchia contro gli oppositori del presidente Recep Tayyp Erdogan. Si fa sempre più difficile la situazione per il predicatore Fetullah Gulen, negli Stati Uniti dal 1999, considerato il mandante del tentato colpo di Stato del 15 luglio scorso, e per i suoi sostenitori. Nei confronti dell’imam la Turchia ha inviato agli Stati Uniti la richiesta di estradizione, questione che verrà discussa il 23 e 24 agosto proprio con una delegazione Usa con il segretario di Stato John Kerry che sarà ad Ankara dal 22 agosto.

I procuratori turchi hanno chiesto per Gulen due ergastoli e pene per un totale di 1.900 anni di prigione. In un fascicolo di 2.527 pagine, confezionato dalla magistratura di Usak, nell’ovest del Paese, è accusato di tentata distruzione dell’ordine costituzionale attraverso la forza e di formazione e guida di un gruppo terrorista.

Secondo quanto riporta l’agenzia Anadolu, inoltre, diversi blitz della polizia turca all’interno di 44 compagnie a Istanbul hanno portato all’arresto di ben 120 dirigenti, accusati proprio di avere finanziato il movimento dell’imam residente in Pennsylvania.

Sempre a Istanbul, 48 ore dopo la detenzione di 136 funzionari giudiziari e a 24 ore dall’arresto di altri 17, sono stati emessi oggi altri 83 mandati di arresto sono stati emessi nei confronti di altrettanti funzionari giudiziari.

Salgono così a 35 mila gli arresti in Turchia dopo il colpo di Stato: 17 mila persone sono attualmente in carcere, mentre gli altri si trovano ai domiciliari. Sono invece quasi 80 mila, in base all’ultimo bilancio reso noto dal premier Binali Yildirim, le persone sospese a vario titolo dal proprio incarico.

E continua anche la stretta intorno ai separatisti curdi del Pkk: una corte di Istanbul ha ordinato la chiusura del quotidiano Ozgur Gundem; secondo il pubblico ministero il quotidiano avrebbe fatto propaganda a favore dei ribelli. Gia’ nei mesi passati il giornale era stato soggetto a un’indagine che ha portato all’arresto e poi al rilascio di alcuni dei giornalisti del quotidiano.

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