Legge sui partiti, stop a M5S: ci sarà l’obbligo di democrazia interna

Parlamento
(S-D) Maurizio Buccarella, Luigi Di Maio e Danilo Toninelli in Senato durante la conferenza stampa del M5S sulla Riforma della Legge Elettorale, Roma 16 Giugno 2014. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Bocciato l’emendamento presentato da Toninelli che puntava a diminuire il livello di trasparenza previsto dalla legge di attuazione dell’articolo 49 della Costituzione

Ci risiamo. Il Movimento 5 Stelle, quando si parla di trasparenza, predica bene ma razzola molto male. E succede così che in un emendamenti grillino alla legge sui partiti di attuazione dell’articolo 49 della Costituzione, in discussione in commissione Affari costituzionali alla Camera, si punti a togliere l’obbligo di democrazia interna per partiti e movimenti politici. Sembra incredibile ma è così. La buona notizia è che l’emendamento è stato bocciato.

Ma andiamo con ordine. La scorsa settimana il relatore Matteo Richetti (Pd) ha predisposto un testo unificato dalle diverse proposte di legge presentate dai vari partiti. Sono stati quindi depositati circa 200 emendamenti dai gruppi parlamentari. Durante la discussione, M5s si è opposto all’obbligo di statuto previsto dalla proposta di legge ufficiale del Pd (a prima firma di Lorenzo Guerini) che esclude dalle elezioni i partiti privi di statuto, in cui siano indicati anche gli organi di controllo e garanzia. Il testo unificato di Richetti non ha fatto propria questa sanzione proposta da Guerini, venendo di fatto incontro alle richieste dei grillini. Ma evidentemente non è bastato.

In esso si stabilisce infatti che “la vita interna dei partiti politici, movimenti e gruppi politici organizzati e la loro iniziativa politica sono improntate al metodo democratico”. Il primo emendamento di M5s, a prima firma di Danilo Toninelli, puntava a sopprimere questo comma con l’obbligo di democrazia interna. Un secondo emendamento dello stesso Toninelli vorrebbe sostituire l’obbligo di democrazia interna, con “Il diritto di tutti i cittadini di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”; formulazione che si riferisce alla democrazia del sistema politico italiano e non a quella interna ai partiti.

Il testo di Richetti prevede più obblighi per i partiti che vogliono usufruire del 2 per mille e dei benefici fiscali, mentre per i movimenti che non vogliono ricorrervi – come M5s – gli oneri sono minori. Tuttavia anche per essi è obbligatorio (articolo 5 comma 2) avere un sito internet in cui istituire una sezione denominata “Trasparenza in materia di risorse, decisioni e procedure“. In essa dovranno essere pubblicate “le procedure richieste per l’approvazione degli atti che impegnano il partito, movimento o gruppo politico organizzato, e il numero, la composizione e le attribuzioni degli organi deliberativi, esecutivi e di controllo, le modalità della loro elezione e la durata dei relativi incarichi”. Si tratta cioè delle procedure e degli organi che assicurano la democrazia interna (oltre agli organi esecutivi). Ma anche di questo comma M5s chiede l’abrogazione con un emendamento a prima firma di Federica Dieni.

Immediata la pioggia di critiche dei vertici del Partito Democratico. “I 5 stelle presentano emendamenti al ddl sui partiti per impedire una maggiore democrazia e trasparenza al loro interno. Grillo e Casaleggio junior dopo il caso Pizzarotti stringono la morsa sul movimento. Nulla di nuovo, sono allergici alla democrazia“. Così David Ermini componente della segreteria del Pd.

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