La tecnologia al servizio dell’emergenza

Tipi tosti
Una veduta della frazione di Castelluccio di Norcia il giorno dopo la forte scossa di terremoto che ha colpito l'Italia centrale, 31 ottobre 2016.
ANSA/ MATTEO GUIDELLI

Quaranta attivisti digitali forniscono e condividono informazioni utili su un sisma

E’ il progetto Terremoto Centro Italia e a realizzarlo sono stati due ingegneri, Matteo Tempestini e Matteo Fortini.

Quaranta civic hacker, cioè attivisti digitali, che forniscono e condividono informazioni utili su un sisma. L’iniziativa è partita dopo il terremoto del 24 agosto scorso, quando Giacomo, che lavora nella Protezione civile, dopo una settimana dal sisma nel Centro Italia, parte da Firenze per Amatrice. Sono le 16.30 e manda un messaggio nel gruppo facebook di Terremoto Centro Italia.  Gli serve un cavo di rete per un campo vicino ad Amatrice. La richiesta viene girata dal sistema, lanciata su twitter e inviata sull’app Telegram a tutti i contatti. Passa circa un’ora, e il primo a rispondere su twitter è Giuseppe, che chiede subito un contatto. Un numero di telefono. Alla fine di quella giornata due persone, che non si conoscevano, sono state messe in contatto dagli operatori della piattaforma su Telegram. Il problema, causato dallo sciame sismico, viene risolto. E così per altre difficoltà che vengono segnalate. Merito dei civic hacker, aggiornati da attivisti e volontari che si trovano nei luoghi del sisma e nei campi di accoglienza, allestiti dalla protezione civile. Tante le storie di successo che il gruppo di attivisti può vantare.“Ricordo – racconta Matteo- un signore che ci ha scritto di avere una roulotte, da mettere a disposizione. Ci ha mandato una foto.  Un insegnante di una scuola di Mirandola, che segnalava nel gruppo Facebook la possibilità di donare alla  scuola di Amatrice materiali di robotica educativa.  La segnalazione più tosta? Quella gestita dopo il secondo sisma dalla zona di Norcia/Campi, con un tweet. Ha consentito di dire ad Enel che mancava un generatore elettrico per corrente e acqua calda”.

Le segnalazioni, i dati, ci fa sapere Matteo, vengono aggregati, verificati e lanciati sulla piattaforma. Punto di forza del progetto è la possibilità di georiferire. Dunque, la geolocalizzazione. Questo – continua – ci permette di elaborare e lavorare con mappe sulla viabilità nelle aree colpite dal sisma, aggiornate di continuo grazie a Waze,con mappe pre e post terremoto, elaborate da Open Street Map Italia. E con l’elenco delle vittime, ma anche con dati, documenti e materiali archiviati su Archive.org, e ancora, con delibere e ordinanze emesse prima e dopo il terremoto dai Comuni del cratere. Le informazioni più urgenti e importanti sono raccolte in un bollettino, in continuo aggiornamento, che in modo automatico viene pubblicato oltreché sul sito, su Twitter e sul canale Telegram”.

Per ora l’idea in Italia è unica e ha trovato un sostegno in alcune istituzioni. C’è stato un caso di collaborazione con la provincia di Teramo. Inoltre la Regione Toscana e il Governo Italiano hanno ripubblicato i dati della community come dati aperti prodotti dal  progetto. ( https://medium.com/open-data-stories/i-dati-di-tci-su-opentoscana-540ffacd9b4).

In futuro? “Il portale – conclude – diventerà ciò che effettivamente i territori terremotati vogliono che sia. Oggi è strumento di informazione e segnalazione. Tra qualche anno potrebbe diventare anche un luogo dove trovare il racconto del terremoto e i dati su questa vicenda”.

Intanto Terremotocentroitalia sostiene un progetto, nato un mese fa, e che si chiama Ricostruzione trasparente.

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