La strana coppia Cameron-Khan dà lezioni bipartisan di europeismo

Brexit
epaselect epa05337215 British Prime Minister David Cameron (R) and Mayor of London Sadiq Khan (L) greet supporters during the launch of the battle bus for the 'Remain In' campaign at Froebel College of the University of Roehampton in London, Britain, 30 May 2016. Khan and Cameron will continue to campaign around the United Kingdom in the lead up to the EU referendum on 23 June.  EPA/FACUNDO ARRIZABALAGA / POOL

Il premier e il sindaco di Londra salgono sullo stesso palco per difendere la permanenza del Regno Unito nella Ue. E mandano segnali politici anche ai loro partiti

Per salire sullo stesso palco, uno ha dovuto fare marcia indietro su una serie di dichiarazioni al limite del razzismo pronunciate appena poche settimane fa. L’altro invece si è smarcato dai vertici del suo stesso partito, spingendosi là dove il segretario laburista Jeremy Corbyn si era rifiutato di arrivare. Eppure stamattina il premier britannico David Cameron e il nuovo sindaco di Londra Sadiq Khan sono saliti sullo stesso palco in vista del referendum del 23 giugno per dire il loro No all’uscita del Regno Unito dall’Ue.

 

 

Ci sono molte cose su cui il primo ministro e io non andiamo d’accordo – ha detto Khan – ma quello che conta è che nell’interesse dei londinesi il sindaco e il governo collaborino”. A poche settimane dalla sua elezione, però, la mossa del primo cittadino della Capitale inglese crea già un piccolo caso nel Labour, partito che – seppur schierato per il No alla Brexit come la maggior parte dei Tories – ha elaborato una propria piattaforma autonoma in vista del referendum, mentre Corbyn non ha voluto partecipare a iniziative comuni con il premier conservatore. L’iniziativa autonoma di Khan non sarà ancora uno smarcamento dal leader ma lascia intravedere una linea politica meno intransigente, in nome di obiettivi politici importanti.

Dal canto suo, Cameron prosegue pancia a terra nella sua campagna referendaria. L’iniziativa di oggi dimostra che il premier è disposto a tutto e se da una parte parla con “orgoglio” al fianco di Khan di “combattere le discriminazioni nel nostro Paese” e di costruire una “democrazia multi-etnica”, dall’altra continua a voler tranquillizzare l’elettorato più di destra – solleticato dalla proposta pro-Brexit dell’ala più radicale dei Tories e, soprattutto, dello Ukip – sottolineando tutti i punti di distanza tra Londra e Bruxelles e la maggiore autonomia contrattata con le istituzioni europee, soprattutto in tema di welfare. Un equilibrio complicato, ma sul quale Cameron si gioca tutto.  

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