La spirale di violenza di Baton Rouge: tre poliziotti uccisi

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Proprio a Baton Rouge, il 5 luglio scorso, il 37enne afroamericano Alton Sterling era rimasto ucciso dopo una colluttazione con la polizia.

Tre poliziotti uccisi e tre feriti (uno dei quali in pericolo di vita): questo il bilancio dell’imboscata di domenica mattina contro agenti della polizia americana a Baton Rouge, in Louisiana. Ucciso anche l’autore della sparatoria, avvenuta a poco meno di un chilometro dal quartier generale della polizia.

Secondo la Nbc, all’inizio si era pensato che ad imbracciare le armi contro gli agenti fossero stati in tre e che due sospettati fossero ancora a piede libero. Tuttavia, domenica pomeriggio, durante una conferenza stampa, la polizia ha comunicato che l’uomo ucciso nel conflitto a fuoco dopo l’agguato era stato l’unico a sparare.

Altre due persone sarebbero comunque state fermate in relazione al fatto. Autore dell’imboscata è l’ex marine afroamericano Gavin Eugene Long, 29 anni, di Kansas City, Missouri. L’uomo, congedato dal Corpo con onore nel 2010 con il grado di sergente, ha deciso di agire il giorno del suo compleanno: era infatti nato il 17 luglio del 1987.

In diversi post online sul proprio canale YouTube, Long faceva riferimento ai recenti fatti di cronaca relativi alle uccisioni di afroamericani dalla polizia in Usa affermando che, in quanto “maschio alfa”, intendeva “opporsi all’ingiustizia”.

Proprio a Baton Rouge, il 5 luglio scorso, il 37enne afroamericano Alton Sterling era rimasto ucciso dopo una colluttazione con la polizia. In un video pubblicato l’8 luglio scorso, Long sottolineava di non essere affiliato ad alcun movimento o individuo: “Voglio che lo sappiate tutti se dovesse succedere qualcosa, se dovessi fare qualcosa?non collegatemi a nulla, io sono affiliato allo spirito della giustizia: niente di più e niente di meno”. Afroamericano anche uno dei tre agenti uccisi: Montrell Jackson, da poco diventato padre. Gli altri due poliziotti vittime del folle gesto di Long si chiamavano Matthew Gerald e Brad Garafola.

Appena dopo il fatto, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha definito l’imboscata un atto compiuto da “codardi che non parlano a nome di nessuno” e qualche ora dopo, dalla Casa Bianca, ha sottolineato: “La morte di questi tre coraggiosi agenti evidenzia i rischi che la polizia affronta ogni giorno”.

Come nazione – ha ricordato il presidente Usa – “dobbiamo affermare con forza e chiarezza che nulla giustifica la violenza contro le forze dell’ordine. Gli attacchi contro la polizia sono attacchi contro tutti noi e contro lo stato di diritto, che è ciò che rende possibile la società”. Il paese – ha ricordato Obama – deve ora “concentrarsi su parole e azioni che possano unirlo invece di dividerlo ulteriormente”.

Non si è fatta attendere la risposta di Donald Trump, che da Twitter ha attaccato: “Quanti agenti dovranno ancora morire per mancanza di leadership? Chiediamo ordine”

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