La smemorata Meloni beccata pure da Alemanno

Roma
Il presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, durante la conferenza stampa indetta da Fdi-An Bologna, in vista della campagna elettorale, Bologna, 15 febbraio 2016. ANSA/ GIORGIO BENVENUTI

La neocandidata insiste sul tasto della «discontinuità» rispetto all’ex sindaco di An che però la accusa: «Giorgia, smettila di fare l’imitazione delle tre scimmiette»

«Cara Giorgia, devi essere più prudente quando parli». Il messaggio è decisamente esplicito. E non ha l’aria di essere un consiglio spassionato, anzi. Piuttosto, ha tutto l’aspetto di un vero e proprio avvertimento. Anche perché a parlare è l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno. E la destinataria di quelle parole è la candidata a sindaco di Roma Giorgia Meloni. I quali – ed è tutt’altro che un inciso – nel corso degli anni hanno non solo combattuto gomito a gomito diverse battaglie politiche, quelle dentro An e quelle scoppiate tra An e le altre forze di centrodestra. Ma hanno anche condiviso, discusso, concordato, approvato scelte fondamentali negli anni in cui la destra è stata alla guida del Campidoglio.

E allora, se Meloni già prima di candidarsi aveva detto che «Alemanno non ha fatto bene il sindaco e di questo se ne sono accorti tutti i romani», se ora assicura che «non ci sarà l’ombra di Alemanno», se promette che «ci sarà discontinuità rispetto agli errori del passato», ecco che arriva lo stesso Alemanno a smentirla punto per punto, a smontarle la strategia della “tabula rasa” e a ricordarle la sua quota di responsabilità negli anni in cui a Roma si consumavano gli scandali di parentopoli e poi le vicende giudiziarie sintetizzate nell’ormai noto dossier “Mafia Capitale”.

Ecco quello che manda a dire Alemanno alla ex compagna di partito, che ancora ieri calcava la mano sugli «errori di Alemanno» e ripeteva a mo’ di ritornello «tra tutti quelli che stanno in Fdi non c’è nessuno indagato per Mafia Capitale»: «Vedo che Giorgia Meloni insiste a fare discorsi sbagliati e ingenerosi sulla nostra Amministrazione. Nessuno, a cominciare da me, nega che debba essere fatta una discontinuità rispetto alle insufficienze e agli errori commessi da tutto il centrodestra». La sottolineatura va sul «tutto» e poi segue uno scontato autoelogio su quanto di buono fatto negli anni del centrodestra al Campidoglio, su quanto sia «autolesionista» ignorarlo, su come si debba ricordare che «gli assessori di Fratelli d’Italia non sono stati colpiti dall’inchiesta di Mafia Capitale ma non sono gli unici» perché «solo uno di tutti i miei assessori è stato coinvolto in Mafia Capitale». Fine della prima parte del messaggio, inizio della seconda, piuttosto interessante: «Se la discontinuità significa rimozione, ipocrisia e scaricabarile non è né dignitosa né credibile. Fratelli d’Italia e, prima della nascita del partito, il mondo umano e militante di cui Giorgia Meloni faceva parte, non sono mai stati all’opposizione della nostra Amministrazione. L’unico momento di frizione si è realizzato per un problema di poltrone, quando la rappresentanza di quel mondo nella nostra Giunta fu ridotta da due ad un solo assessore, cosa peraltro compensata con la nomina del presidente dell’Ama su esplicita indicazione di Fratelli d’Italia». Esplicitata la responsabilità di FdI nella scelta del vertice Ama, richiamata la partita giocata dal partito della Meloni nell’assegnazione di «poltrone», ecco la stoccata finale di Alemanno: «Dico a Giorgia che si è molto più credibili quando si ammettono anche i propri errori piuttosto che fare l’imitazione delle tre scimmiette che non hanno visto, non hanno sentito e non hanno parlato».

Messaggio chiuso? Non proprio, perché se Meloni intende giocare la sua campagna elettorale sulla «discontinuità», Alemanno non intende limitarsi a ricordarle che nella sua giunta Fratelli d’Italia era saldamente piazzata con «un assessore con deleghe molto importanti, il presidente di Ama, l’amministratore delegato di Risorse per Roma e, fino a qualche tempo prima, anche il presidente di Atac insieme a tanti altri».

L’ex sindaco sta finendo di scrivere un libro intitolato “Verità Capitale”. Uscirà il 28 aprile, a otto anni dalla sua elezione a sindaco di Roma ma soprattutto nel pieno della campagna elettorale per la conquista del Campidoglio. Dice Alemanno che il libro contiene «un esame attento e approfondito di quello che è successo nei 5 anni della mia amministrazione da cui tutti i candidati potranno raccogliere utili insegnamenti». Ma visto il tono e i contenuti delle anticipazioni date a voce, è in particolare uno il candidato, anzi, la candidata, che potrebbe essere particolarmente interessata all’esame «attento e approfondito».

 

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