La strategia della sinistra di Palazzo: pronti a perdere pur di azzoppare Renzi

Amministrative
Foto Roberto Monaldo / LaPresse07-11-2015 Roma (Italia)PoliticaPresentazione del nuovo gruppo parlamentare "Sinistra italiana"Nella foto Alfredo D'Attorre, Nicola Fratoianni e Stefano Fassina hanno organizzato un comizio in strada per i militanti rimasti fuori dal teatro QuirinoPhoto Roberto Monaldo / LaPresse07-11-2015 Rome (Italy)Presentation of the new parliamentary group "Sinistra italiana"In the photo  Alfredo D'Attorre, Nicola Fratoianni, Stefano Fassina

Non sono serviti a niente i ripetuti appelli dei sindaci arancioni: i ‘potentati’ romani fanno prevalere i calcoli politici agli interessi del territorio (e dei cittadini)

Palazzo contro Territorio. Non è il titolo di un film (che tra l’altro sarebbe anche abbastanza triste) né di uno spettacolo teatrale né di un videogioco. E’ quanto sta succedendo all’interno della neonata formazione di Sinistra Italiana. Quella che si propone, per il momento senza riuscirci, di mettere insieme tutto ciò che si trova a sinistra del Partito Democratico, sta consumando lo strappo definitivo proprio con il partito di Renzi e sta per mettere fine all’esperienza del centrosinistra per come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi.

Perché Palazzo contro Territorio? Perché è chiaro che la dinamica politica che ha portato a questa decisione si sta giocando tutta a Roma, dove l’obiettivo, soprattutto per i fuoriusciti dal Pd, è uno e uno solo: azzoppare il governo di Matteo Renzi. Con buona pace dei cosiddetti sindaci arancioni Giuliano Pisapia (Milano), Marco Doria (Genova) e Massimo Zedda (Cagliari), tutti esponenti di sinistra mai iscritti al Pd, che nelle scorse settimane avevano rivolto ai leader nazionali di Sel e SI un appello all’unità.

Ultimo, in ordine di tempo, a richiamare il centrosinistra all’impegno comune in vista delle prossime amministrative era stato il sindaco di Torino e candidato alla riconferma Piero Fassino. In mattinata è arrivato il niet di Nicola Fratoianni, coordinatore nazionale di Sel. “Se ne dimenticano tutto l’anno e riscoprono il valore del centrosinistra alla vigilia delle urne”, afferma l’offeso Fratoianni. “Fanno appelli ipocriti – prosegue – ma non ci consideravano un’accolita di gufi conservatori, un rimasuglio nostalgico della stagione delle coalizioni?”.

A guardare il panorama nazionale, caso per caso, c’è da mettersi le mani nei capelli. A Roma Stefano Fassina ha già annunciato la sua candidatura in opposizione a quella del Pd, a Torino ha fatto la stessa cosa l’ex sindacalista, ora parlamentare, Giorgio Airaudo. A Bologna per ora l’unico che si è mosso è Pippo Civati (Possibile, è il nome del suo movimento politico) che ha lanciato il nome della giovane Elly Schlein, a Napoli tutti con De Magistris. A Cagliari il Pd ha annunciato da tempo che sosterrà la ricandidatura di Zedda che paradossalmente sembra più osteggiata dal suo partito che dagli altri.

Ma il caso più inspiegabile in assoluto è quello di Milano. Qui l’harakiri potrebbe essere totale. In estrema sintesi è successo questo: il Pd aveva garantito l’appoggio a Pisapia per una ricandidatura, dopo l’ottima esperienza di governo unitario. Pisapia ha annunciato che non si sarebbe ricandidato e il Pd milanese gli ha chiesto di fare un nome per una candidatura condivisa. Il nome non è arrivato e sono state indette le primarie, proprio come chiedeva la sinistra cittadina, Pisapia in primis. Alle primarie prenderanno parte tre autorevoli candidati (Balzani, Majorino, Sala), due dei quali fanno parte dell’attuale giunta di centrosinistra.

Il problema della sinistra è però la candidatura di Sala, accusato di voler aprire la coalizione al centrodestra. Non sono bastate le rassicurazioni dello stesso ex ad di Expo, la sua partecipazione alle primarie. Il suo nome ai ‘potentati’ romani fa venire l’orticaria. Emblematiche le frasi di Alfredo D’Attorre, ex fedelissimo bersaniano, fuggito con sprezzo dal Nazareno per dichiarata incompatibilità con Renzi: “Non c’è più l’automatismo del centrosinistra, le strade si separeranno in molte città. A Milano vediamo come vanno le primarie e poi decidiamo“. Questo, oggettivamente, non si era mai visto. Una forza politica che partecipa alle primarie e che, in base all’esito della consultazione, decide se appoggiare o meno il candidato vincitore.

Dal Nazareno fanno sapere che fino all’ultimo verrà fatto un tentativo di tenere insieme una coalizione che, dove ha governato, è riuscita, mediamente, a fare bene. “Il Pd – afferma il vicesegretario Lorenzo Guerini –  lavora perché si ricreino le condizioni per ripetere esperienze di governo dove si è governato con il centrosinistra. Chi rompe per ragioni legate a motivi nazionali sbaglia ed è irresponsabile. Corse in solitaria sono velleitarie”. Evidentemente, per alcune forze politiche, perdere le elezioni e consegnare le città al M5S o, perché no, alla destra, non è un problema.

 

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