La sfida della Rai per il 2016: far recuperare al Tg3 gli ascoltatori perduti

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Riportare l’equilibrio sul telegiornale della terza rete sarà una delle sfide per Verdelli e Campo Dall’Orto. Non sono bastate finora le denunce pubbliche degli squilibri

La sfida che attende Carlo Verdelli, nuovo direttore editoriale della Rai chiamato ad occuparsi dell’offerta informativa del servizio pubblico, e Antonio Campo Dall’Orto, direttore generale trasformato in amministratore delegato dalla Riforma appena approvata, è impegnativa e di grande portata, in un sistema come quello delle sette direzioni giornalistiche tv di Saxa Rubra ormai abbondantemente superato e senza paragoni a livello internazionale.
Ho chiesto in commissione di Vigilanza alla Rai i dati di ascolto degli ultimi anni di Tg1, Tg2, Tg3 e Tgr, per avere un quadro chiaro delle tendenze dell’informazione. Dai primi numeri che ho ricevuto, e da quanto si può recuperare in rete tra i siti specializzati, salta subito all’occhio il pesante calo che ha subito il Tg3. Il notiziario di Raitre, che in epoche difficili per la tv come gli anni di governo di Silvio Berlusconi ha rappresentato un presidio di informazione fondamentale, con il direttore Antonio Di Bella, premiato dagli ascolti, sembra ora aver perso la sintonia con una parte rilevante dei suoi telespettatori.
Negli anni 2010-2012 il Tg3 delle ore 19, secondo i dati presenti in rete (http://www.tvblog.it/post/50485/bilancio-auditel-tg3-2012-ascolti), gravita intorno ai 2,5 milioni di telespettatori, con il 15% di share, e riusciva a superare, in termini di ascoltatori, anche il Tg2 delle 20.30, che va in onda in un orario con una platea tv molto più ampia. Dai dati Rai ricevuti tramite la Vigilanza emerge che, nel periodo 2012-2014, il Tg3 cala in maniera molto vistosa, passando da 2,12 milioni e uno share del 12,9% del 2012 a 1,72 milioni e uno share del 10,5% del 2014 (dato parziale fino ad agosto). In due anni si sono persi 400mila telespettatori. Un crollo che non ha eguali negli altri tg Rai. Il Tgr, che va in onda subito dopo il Tg3, nello stesso periodo ha perso meno, passando da 2,79 milioni con il 14,2% a 2,41 milioni con il 12,5%. Un calo che va valutato anche alla luce del fatto  che i tg regionali raccolgono in termini assoluti oltre mezzo milione di telespettatori in più del Tg3, quindi in genere recuperano alla rete quasi mezzo milione di telespettatori. Non tutti hanno perso, però. Il Tg1, ad esempio, nel 2012 raccoglieva 5,10 milioni e il 2,6% dello share, due anni dopo era salito a 5,12 con il 23,5%.
Sebbene non abbia valore statistico, fa riflettere che il 27 novembre 2011 il Tg3 riuscì addirittura a fare più share del Tg1, allora diretto da Augusto Minzolini, 17,69% (con 3,7 milioni di telespettatori) rispetto al 16,07% di Raiuno, mentre ieri sera, ad esempio, il tg di Raitre alle 19 ha fatto registrare 1.847.000 telespettatori, con il 10,49 di share.
Ieri sera il Tg3 ha deciso di aprire con la vicenda delle banche, dedicando quasi 10 minuti a questo tema, il 30% del totale del notiziario. Altri notiziari della sera, come Tg1 e Tg5, hanno aperto con la Legge di Stabilità, approvata definitivamente nel pomeriggio dal parlamento, con provvedimenti di grande interesse pubblico diventati legge, come l’abolizione della tassa sulla prima casa.
Le valutazioni editoriali sono giudicate, ovviamente, dai telespettatori. Forse chi segue una rete come Raitre avrebbe ritenuto utile sapere che la Camera ha tra l’altro approvato in via definitiva il Collegato ambientale, la prima legge sulla Green economy del nostro Paese, attesa da tempo dagli ambientalisti, un pacchetto di norme che ha anche il merito di raccogliere subito il messaggio arrivato da Cop21. Nessun approfondimento su questo, però, è comparso ieri sera al Tg3. Sul caso banche, invece, i telespettatori del notiziario hanno potuto conoscere in sonoro le posizioni critiche di due partiti dell’opposizione, il Movimento 5 stelle con Di Battista e Forza Italia con Gasparri, mentre una sola voce è stata lasciata alla maggioranza, con il senatore del Pd Marcucci.
Una tendenza, quella del Tg3 di favorire l’opposizione a discapito delle forze di maggioranza, che trova conferma anche negli ultimi dati dell’Osservatorio di Pavia. Nella settimana 12-18 dicembre, nello spazio “gestito direttamente dagli esponenti politici”, ovvero i tempi in voce, il Movimento 5 stelle, che esprime il presidente della commissione di Vigilanza Rai, ha avuto il 20,7% del tempo, mentre il Partito democratico ha avuto il 10,3%, la metà. Una copertura che non trova corrispondenza negli altri Tg Rai: al Tg1 il M5s ha avuto l’11,7% e il Pd il 14,1%, al Tg2 la percentuale del M5s è stata del 12,6% mentre per al Pd è stato riservato il 18,2%. Già nei giorni scorsi avevo sottolineato lo squilibrio del Tg3 in favore del partito di Grillo, che era apparso palese nell’edizione del 18 dicembre. Ora arriva la conferma dei dati ufficiali. Questa sarà una delle sfide per Verdelli e Campo Dall’Orto. Finora le denunce pubbliche degli squilibri non sono bastate: visto che il trattamento di favore per il partito di Beppe Grillo prosegue, presenterò un esposto all’Agcom.

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