La sfida della Cop africana per applicare gli accordi di Parigi

Clima
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A Marrakech, in Marocco, la ventiduesima conferenza dell’Onu sui cambiamenti climatici

Si è aperta a Marrakech, in Marocco, la ventiduesima conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici. Ad un anno dal successo dei negoziati per il clima, ospitati nella capitale francese, numerose questione restano aperte. Se la Conferenza di Parigi è stata la Cop della decisione, quella di Marrakech viene già definita quella dell’azione. In Marocco, infatti, il mondo cercherà di tradurre gli impegni presi a Parigi lo scorso anno, in azioni concrete e tangibili. La sfida principale ora è di rendere l’Accordo di Parigi realtà, passando dalla diplomazia, all’azione concreta. Con un’entrata in vigore così rapida rispetto a quanto atteso, si aprono nuovi scenari e coerentemente con lo «spirit of Paris» si cercherà di agire nel concreto per mitigare i cambiamenti climatici ed adattarvisi, includendo tutti gli attori, i responsabili «di ieri» con i responsabili «di domani», della scena internazionale.

Cos’è la Cop?

La Cop22 è la ventiduesima Conferenza delle parti (in ingleseConference of the Parties) alla convenzione quadro delle nazioni unite sui cambiamenti climatici. Questa convenzione universale, che offre un quadro globale dei negoziati sul clima, riconosce l’esistenza di un cambiamento climatico di origine umana e attribuisce ai paesi industrializzati, il primato della responsabilità per lottare contro questo fenomeno. È stata adottata durante il Summit della Terra di Rio de Jaineiro, il 9 maggio 1992, ed è stata ratificata da 196 Stati–ai quali bisogna aggiungere l’Unione Europea. La Conferenza delle parti, che rappresenta l’organo supremo della convenzione, si riunisce ogni anno durante dei summit, in cui vengono prese delle decisioni per rispettare gli obiettivi della lotta al cambiamento climatico.

Breve storia dei negoziati climatici

La terza Conferenza delle parti alla convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici ha permesso l’adozione del protocollo di Kyoto, il primo trattato internazionale giuridicamente vincolante per la riduzione delle emissioni di gas serra. Firmato nel 1997 e entrato in vigore nel 2005, questo trattato prevede obiettivi vincolanti solo per 55 paesi industrializzati, che rappresentano il 55% delle emissioni globali di Co2 nel 1990. Il Protocollo di Kyoto prevedeva di ridurre il 5% delle emissioni, tra il 2008 e il 2012, rispetto ai livelli del 1990. Se alcuni Paesi hanno rispettato l’impegno (come l’Unione Europea), i grandi inquinatori, come gli Stati Uniti non l’hanno neanche ratificato, il Canada e la Russia si sono ritirati ela Cina, non è mai stata coinvolta. Ormai obsoleto, il Protocollo di Kyoto sarà sostituito nel 2020 dall’Accordo di Parigi, approvato il 12 dicembre 2015.

In cosa consiste l’Accordo di Parigi

Adottato durante l’ultima sessione plenaria della Cop21, il 12 dicembre 2015, l’Accordo di Parigi è il primo accordo sul clima universale, visto che il Protocollo di Kyoto era rivolto solo ai paesi industrializzati, considerati all’epoca, come i principali responsabili dell’innalzamento della temperatura del pianeta. L’obiettivo del Paris Agreementè quello di contenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2° C rispetto ai livelli preindustriali, perseguendo sforzi per limitarla entro 1.5° C. Questo obiettivo ha tuttavia un significato essenzialmente simbolico, considerando che le proiezioni dell’Onu indicano, rapporto dopo rapporto, indicano che la curva attuale delle emissioni di gas serra, dovrebbe tradursi in un riscaldamento dell’ordine di 3° C. Per entrare in vigore, l’Accordo deve rispondere ad una doppia condizione: deve essere ratificato da 55 paesi che rappresentano almeno il 55% delle emissioni globali di gas serra. Contro ogni aspettativa – grazie all’attivismo degli Stati Uniti e della Cina – la doppia soglia «55/55» è stata raggiunta con la ratifica dell’Unione Europea. In virtù delle regole delle Nazioni Unite, l’accordo di Parigi è entrato in vigore un mese più tardi, il 4 novembre 2016.

Quali sono le principali sfide

La sfida principale della Cop22 sarà definire le regole dell’implementazione dell’Accordo di Parigi, e trovare un’intesa sulla data di finalizzazione di queste regole comuni. L’Accordo di Parigi dovrebbe applicarsi infatti a partire dal 2020, tuttavia, visto che l’Accordo è stato ratificato a tempi di record, lo scorso 4 novembre, la proposta che verrà avanzata ai Capi di stato e di governo di tutto il mondo, sarà di anticiparne i tempi.

Visto i tempi, perché non accelerare, e anticipare al 2018?

L’altro quesito aperto, riguarda i contributi volontari presentati da ogni paese del mondo, per ridurre le emissioni di gas serra, contro gli effetti del riscaldamento globale. Test di credibilità dell’Accordo di Parigi, ad una prima analisi,questi 189 contributi (su 196 Stati), non permettono il contenimento del riscaldamento al di sotto della soglia dei 2°. Non sono sufficientemente ambiziosi e sono profondamente disuguali. La Cop22, dovrà dunque invitare gli stati ad impegnarsi con azioni supplementari, per rivedere il livello delle loro «ambizioni». In Marocco, le delegazioni dovranno anche confrontarsi con la spinosa questione dei finanziamenti. I paesi in via di sviluppo, non dimenticano la promessa fatta nel 2009, dalle nazioni industrializzate: mobilitare almeno 100 miliardi di dollari (90 miliardi di euro) all’anno, da oggi al 2020, per sostenere i paesi più poveri e più vulnerabili alle conseguenze del climate change. Secondo gli esperti dell’Ocse, il finanziamento (pubblico e privato) potrebbe raggiungere tra i 77 e i 133 miliardi di dollari a seconda degli scenari. Anche se, secondo alcuni commentatori, la discussione oggi non è più cristallizzata sui 100 miliardi, ma piuttosto su come riorientare la finanza globale verso investimenti green , su scala globale. Per i paesi in via di sviluppo, il bilancio dell’azione climatica è sempre troppo favorevole alla mitigazione (misure di riduzione delle emissioni) a scapito dell’adatta – mento (l’insieme di politiche e azioni di intervento, a livello nazionale e internazionale che possono in qualche modo ridurre gli effetti negativi del cambiamento climatico sull’uomo), che resta invece la priorità per i paesi del Sud del mondo. Già definita la «Cop africana», la riunione di Marrakech insisterà fortemente su questo aspetto. Aumentare le risorse destinate a contrastare le conseguenze del global warming, per questi paesi, può rappresentare infatti, una vera e propria questione di sopravvivenza.

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