La sfida a Roma è conquistare il voto degli elettori “orfani”

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Al ballottaggio non ci saranno apparentamenti, ma ognuno dei candidati si rivolgerà direttamente a quegli elettori che intanto dovranno decidere se andare a votare oppure no

Se arrivare al ballottaggio è stato, come ha detto Matteo Renzi, «un mezzo miracolo» di Roberto Giachetti, per rovesciare l’esito del primo turno servirà una performance che nel linguaggio sportivo si definisce un’impresa. Difficilissima, in una città dove la rabbia si erge come protagonista del primo turno, ma non impossibile. Una rimonta clamorosa, infatti, c’è già stata: secondo tutti i sondaggi (ma bastava ascoltare bene l’umore della città) Giachetti partiva fuori dal podio. Il ballottaggio è un’altra partita.

Può perdere chi parte in vantaggio e vincere chi era arrivato secondo al primo turno: come dimostrano una miriade di casi sia in Italia che in Europa. Il suicidio del centro-destra e il flop di Fassina probabilmente spingeranno molti loro elettori a restare a casa, ma molti altri possono essere convinti della bontà di una proposta o dell’altra. Vincerà chi saprà riportare al voto tutti i suoi elettori del primo turno e conquistare il voto degli elettori «orfani».

Prima di ipotizzare gli scenari del ballottaggio è necessario però capire che cosa è successo, che cosa ha gonfiato le vele della candidata dei Cinque Stelle? Cosa ha spinto gli elettori a recarsi alle urne in modo superiore rispetto alle precedenti amministrative? Convince poco una lettura del voto incentrata sul giudizio sul governo nazionale. Certo, è chiaro che una parte degli elettori ha votato in odio al Pd e al suo leader, ma non è questo elettorato ideologico l’elemento decisivo.

Gli elettori romani hanno espresso una gigantesca rabbia per Mafia Capitale e per lo stato di abbandono e degrado in cui cinque anni di governo della destra e il fallimento della giunta Marino hanno ridotto la capitale. Tant’è vero che Virginia Raggi fa il pieno nei quartieri che soffrono di più, le periferie distanti anni luce dalla città storica, mentre Giachetti vince o tiene meglio nelle periferie storiche e nel centro. Da questo punto di vista, la Raggi era la candidata perfetta: ho sempre pensato, e scritto, che il suo finto candore e la sua totale incompetenza non fossero casuali, ma funzionali a intercettare questa marea montante della furia popolare. Il suo unico slogan è «Si sono mangiati tutto», un abito che calza a pennello sull’umore popolare.

Insomma, questo sì è un problema politico di prima grandezza, a Roma si riflette un fenomeno non locale e non solo italiano: la sinistra riformista viene identificata con l’establishment e il voto popolare si rivolge alle forze antisistema (lo stesso succede anche a Napoli). E si mischiano tradizionali populismi, disagio sociale, forme inedite di consenso degradato. Spicca il boom di voti al M5S a Ostia, municipio sciolto per Mafia, dove sono note le simpatie grilline del clan più potente del litorale. Se volessimo adottare il metodo della Casaleggio associati faremmo una facile equazione, ma vogliamo invece dire che il campanello di allarme dovrebbe squillare per tutti, dal momento che sul carro della protesta indistinta possono anche salire ospiti non invitati. Analisi di questo genere vengono liquidate da alcuni scemi che popolano il web come «razziste».

È esattamente il contrario: cogliere le ragioni profonde di questa protesta popolare e provare a riconnetterla con una buona politica è il solo modo di prendere sul serio il voto. In questo senso la campana romana suona per tutti: urge una risposta riformista e di governo al malessere, al disagio, al degrado delle nostre periferie. Giachetti affronta dunque la sfida più difficile sapendo che sulle sue spalle c’è anche questo carico simbolico.

Il ballottaggio è tutt’altra partita. Difficile che gli elettori dei candidati che ne sono fuori possano essere motivati a votare per l’uno o per l’altro seguendo le indicazioni dei loro leader. Non ci saranno apparentamenti, ma ognuno dei candidati si rivolgerà direttamente a quegli elettori che intanto dovranno decidere se andare a votare oppure no. Ad essi Giachetti, che ha mostrato di aver capito il senso profondo della protesta, può offrire la faccia e la storia di un riformismo moderno, in grado di offrire risposte concrete al disagio.

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