La scena più bella sul referendum del 2 giugno

Cinema
una vita difficile

“Una vita difficile” di Dino Risi racconta la vita del partigiano Rodolfo Sonego. Memorabili le immagini di Alberto Sordi e Lea Massari che ascoltano l’annuncio della vittoria della Repubblica

Pure quei poveri nobili, fedelissimi dei Savoia, vanno capiti: sono in tredici a tavola proprio la sera del 5 giugno 1946, stanno attendendo con ansia il risultato del referendum (sì, ci vollero tre giorni per conoscere il risultato) e non è l’occasione giusta per sfidare la scaramanzia. Per cui uno di loro scende per strada e cerca il poveraccio giusto da invitare a cena, così, tanto per diventare quattordici. E chi passa, per strada, se non la signorina Elena, la figlia della signora Amalia Pavinato, proprietaria di quel bell’albergo sul Lago di Como dove sono andati tante volte in vacanza? Elena è insieme al fidanzato, un giovanotto dalla faccia simpatica: massì, invitiamo anche lui, saremo in quindici, più siamo meglio stiamo.

E così Elena e Silvio – si chiama così, il fidanzato – vanno a cena dai marchesi Capperoni, ed è una benedizione, perché da quando si sono trasferiti a Roma sono più i pranzi saltati di quelli consumati. Non hanno una lira, Elena e Silvio: lui fa il giornalista in un quotidiano comunista – no, non è l’Unità, lo si vede in una scena, si chiama Il lavoratore – e prende uno stipendio da fame. Sogna di fare lo scrittore, si sono conosciuti quando lui era partigiano su nel Comasco, si amano tanto ma hanno anche tanta fame. Ben venga l’invito del marchese, anche se si tratta solo di far numero.

Avete sicuramente riconosciuto una delle scene più belle di tutto il cinema italiano: è Una vita difficile, regia di Dino Risi, 1961. Elena e Silvio sono interpretati da Lea Massari e Alberto Sordi (lei è doppiata, da Rita Savagnone).

Salgono, si siedono e capiscono subito di essere arrivati in terra ostile: a tavola c’è una vecchia centenaria, un nipote cieco, un assortimento di nobili tarati e aggressivi. Si parla, ovviamente, del referendum: la vecchia scruta Silvio da dietro il monocolo e gli chiede: «Ah, perché la gente vuole tanto male al re? Perché?». Silvio la risposta ce l’ha, e non riesce a trattenersi: «Forse perché se n’è andato a Brindisi invece di salire in montagna con i partigiani». Elena fa la diplomatica: «Ma dai Silvio, in montagna, quel povero vecchietto?». Un nobile attacca: «Ah, i partigiani: gentaglia che ha fatto solo confusione!».

A tavola viene portato un colossale vassoio di pasta al forno. Elena ne serve a Silvio una porzione gigantesca: «L’ho abituato così, a casa. Polpettina?». Una ragazza sussurra al cieco: «Si stanno mangiando tutto il pasticcio». Mentre Silvio sta per azzannare la pasta, la radio comunica i risultati del referendum. È il momento cruciale. Nessuno mangia. Elena e Silvio depongono a malincuore la forchetta e ascoltano assieme agli altri. Lo speaker legge: monarchia voti 10 milioni 719mila 284… i padroni di casa esultano: «Bene, molto bene». Sottovalutano il numero dei votanti. Per la prima volta nella storia d’Italia votano anche le donne, forse loro lo ignorano… lo speaker prosegue: Repubblica 12 milioni 717mila 923… l’Italia è una Repubblica!

Nessuno parla. Silvio ed Elena ridono in silenzio. La vecchietta si sente male. «Oddio, la nonna!». La portano via. Se ne vanno tutti. Il nipote cieco resta solo e, prima di andarsene, si alza in piedi ed esclama: «Viva il re! Canaglie…». Elena e Silvio restano soli, all’immensa tavolata, con i piatti pieni di pasta al forno. Lui dice: «Beh, ce ne andiamo?». E lei, ferma: «Oh, certo: prima mangiamo poi ce ne andiamo». Quando arriva un cameriere con lo champagne, lo usano per il brindisi più bello della loro vita.

Una vita difficile, come si diceva, è diretto da Dino Risi e interpretato da un grandissimo Alberto Sordi, ma la storia che racconta è quella dello sceneggiatore, Rodolfo Sonego: veneto, partigiano e comandante di brigata con il nome di battaglia di Benvenuto Cellini, pittore e soprattutto “raccontatore” di prima forza. È uno degli sceneggiatori (un altro era Luciano Vincenzoni) soprannominati «dieci in orale» per la bravura nel raccontare a voce i film ai produttori.

Venuto a Roma dopo la guerra per tentare la fortuna nel mondo dell’arte, Sonego era finito ben presto nel giro degli intellettuali squattrinati che frequentavano la trattoria Menghi all’inizio di via Flaminia, per lo più pagando con i quadri vista la cronica assenza di contanti (la trattoria esiste ancora, oggi è un bar-tavola calda, è molto diverso: è frequentato da studenti e gli artisti, se ci sono, saranno famosi tra qualche anno). I suoi racconti di partigiano erano talmente avvincenti che qualcuno – in primis Sergio Amidei, lo sceneggiatore di Roma città aperta – lo incitò a metterli su carta, a farne materiale da film.

Una vita difficile è la sua vita, ed è l’unico film italiano in cui il referendum monarchia vs. repubblica non è solo uno sfondo storico, ma il vero protagonista di una sequenza mirabilmente scritta, magnificamente diretta, meravigliosamente interpretata. Se si dovesse scegliere una scena che dia il senso profondo del rapporto fra il cinema italiano e la storia del Paese, e che restituisca un evento storico in tutto il suo impatto sulla vita quotidiana delle persone, la scelta non potrebbe che cadere su quella che abbiamo appena descritto.

Ovviamente del referendum si parla in altri film: ad esempio in C’eravamo tanto amati di Ettore Scola, all’inizio, nella carrellata di immagini di repertorio sulle quali le voci off di Manfredi, Gassman e Satta Flores ci accompagnano rapidamente dalla Resistenza all’Italia post-’48, segnata dalla feroce contrapposizione tra democristiani e comunisti. Una vita difficile ci aiuta a ricordare quanti italiani erano invece, due anni prima, ancora monarchici. In fondo l’Italia è una repubblica fondata sulla divisione, fin dal tempo dei guelfi e dei ghibellini – o di Romolo e Remo, chissà. Rivedetevi Una vita difficile: è un film bellissimo, fa ridere e piangere, ed è uno straordinario ripasso di storia patria.

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