La scelta di Sabrina? Bersani, Fassina e company, meditate

Il Fattone
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Sabrina Ferilli non è un focus group, ma non c’è dubbio che rappresenti un certo tipo di sinistra post-Pci

Sabrina Ferilli abbandona il Pd per un’incompatibilità di fondo con il “renzismo” e s’accasa nel Movimento 5 stelle: almeno a Roma, dove voterà “questa ragazzetta esile, dalla faccia pulita, che fa per nome Virginia Raggi”.

In un’intervista al Fatto, l’attrice non nasconde la sua profonda delusione: da una parte, “la cosa che mi colpisce di più del renzismo – dice – è l’invito ad abdicare ai nostri diritti, perfino alle nostre curiosità”, mentre dall’altra – Sabrina lo ripete ben due volte – c’è “l’unico movimento che cerca ancora la piazza come luogo di ritrovo”.

La critica al Pd echeggia nei toni e nella sostanza le posizioni di Bersani e della minoranza: poca democrazia interna, poca partecipazione, un’idea di politica “per sottrazione, come una vita disossata della sua anima, senza punti cardinali, senza un principio da cui partire”. Ma le conclusioni sono diverse: l’alternativa non è restare nel partito e combattere Renzi (come fa la minoranza), e neppure scegliere Sinistra italiana, che (almeno a Roma) “non ha alcuna possibilità, e io devo badare a far pesare la scheda”.

Proprio in virtù della teoria del “voto utile” – un antico retaggio della tradizione comunista – Sabrina ha scelto il M5s. Buon per lei, che certo, essendo una donna intelligente, avrà modo di pentirsene: ma l’aspetto più interessante qui è un altro, e cioè – detto un po’ brutalmente – l’assoluta insignificanza di ogni possibile “alternativa di sinistra” al Pd.

E su questo è difficile dar torto alla Ferilli. Né le minoranze interne, né i rassemblement esterni, peraltro politicamente e culturalmente indistinguibili fra loro, riescono a proporre una strada ragionevole e vincente per gli scontenti e i critici del “renzismo”. I quali preferiscono scegliere direttamente il M5s, che almeno sembra avere il pregio della novità e gode di un certo consenso.

Ma se così stanno le cose – Sabrina Ferilli non è un focus group, ma non c’è dubbio che rappresenti un certo tipo di sinistra post-Pci – la conclusione è una sola: la battaglia quotidiana contro Renzi che impegna allo spasimo la minoranza del Pd e la cosiddetta sinistra radicale non ha alcuna possibilità di successo.

Tutt’al più, aiuta il M5s, prepara e incoraggia il travaso di voti. Bersani e Fassina, Cuperlo e Fratoianni dovrebbero riflettere: la contrapposizione frontale e sistematica a Renzi allontana dalla sinistra, e dunque anche da loro, il loro stesso elettorato di riferimento, e soltanto quello.

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