La riforma taglia (molto) gli stipendi dei consiglieri regionali

Referendum
Al via la decima legislatura della Regione Liguria con la riunione del primo consiglio regionale del nuovo presidente Giovanni Toti, 01 luglio 2015 a Genova.
ANSA/LUCA ZENNARO

Il risparmio totale mensile, solo per la regione Calabria, sarebbe superiore ai 250.000 euro

Da mesi ormai si discute sulla riforma costituzionale, gli schieramenti continuano nella loro campagna elettorale cercando di spiegare i loro punti di vista sui benefici o sui difetti della modifica della Costituzione che i cittadini saranno chiamati a giudicare nel referendum di domenica 4 dicembre.

Nel dibattito che sembra appiattito sulla modifica del Senato, non ha avuto molto risalto la nuova formulazione dell’articolo 122. In quest’articolo si parla dei consigli regionali, in particolare nel primo comma si stabilisce la modalità di elezione, l’ineleggibilità e l’incompatibilità. Il primo comma dell’articolo 122 della Costituzione vigente è il seguente: “Il sistema d’elezione e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità [842 , 1047 , 1356 ] del Presidente e degli altri componenti della Giunta regionale nonché dei consiglieri regionali sono disciplinati con legge della Regione nei limiti dei principi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica, che stabilisce anche la durata degli organi elettivi“. Con la riforma costituzionale viene aggiunta alla fine la seguente frase: “…e i relativi emolumenti nel limite dell’importo di quelli attribuiti ai sindaci dei Comuni capoluogo di Regione. La legge della Repubblica stabilisce altresì i principi fondamentali per promuovere l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza“.

Questa aggiunta permette di risparmiare parecchio denaro pubblico a scapito dei consiglieri regionali, perché oggi gli emolumenti dei consiglieri regionali sono molto più alti di quelli dei sindaci dei comuni capoluogo. Un risparmio fatto tagliando i costi della politica e che si aggiunge al risparmio portato dalla nuova composizione del Senato, dall’abolizione del Cnel, dall’abolizione delle provincie dalla Costituzione.

Ma vediamo quanto verrebbero a risparmiare i cittadini. Prendiamo ad esempio la Regione Calabria, i Consiglieri in totale ricevono uno stipendio tra gli 11.100 euro e i 13.800 lordi. Questa cifra è frutto della somma di indennità di carica di 5100 euro, spese di esercizio del mandato 6.000 euro e Indennità di funzione 2.700 euro, le prime 2 voci sono fisse, mentre l’indennità di funzione può variare da 0 a 2.700 euro. Lo stipendio del sindaco di Catanzaro, capoluogo di Regione è di 4.131 euro. Il risparmio mensile sarebbe minimo di 7.000 euro al mese: se moltiplicato per i 36 membri che compongono consiglio e giunta il risparmio totale mensile solo per la regione Calabria sarebbe superiore ai 250.000 euro.

regioneI critici di questa riforma sostengono che la formulazione riguardi esclusivamente l’indennità di carica e non le altre voci che compongono lo stipendio dei consiglieri, ma in realtà nel testo vi è scritto emolumenti che rappresentano (come si può vedere nella foto accanto).

Ora proviamo a ragionare per assurdo, diciamo che le rimostranze di chi sostiene che nella riforma si parli esclusivamente dell’indennità. Per quanto riguarda la regione Calabria ci sarebbe comunque un risparmio di circa 36.000 euro al mese. Ancora maggiore i risparmi in una regione come l’Abruzzo dove l’indennità di carica, sempre lorda, è di 6.600 euro, mentre come per la Calabria il sindaco del comune capoluogo percepisce 4.131 euro. Un risparmio di circa 2.500 euro al mese, che moltiplicato per i 32 membri fa un totale di circa 80.000 euro.

Anche se prendessimo per vero che il taglio vale solo per le indennità, e così non è, vediamo che sulle 15 regioni a statuto ordinario solo in 7 regioni i sindaci dei comuni capoluogo percepiscono uno stipendio superiore all’indennità percepita dai consiglieri regionali, e sono le regioni che hanno come capoluogo un comune con popolazione superiore ai 500.001 abitanti.

La riforma costituzionale porterebbe ad un sensibile risparmio proveniente dal taglio dei costi della politica, di quei costi meno capiti e più contestati dai cittadini. Un risparmio che libererebbe maggiori risorse e che non corrisponderebbe a un taglio di servizi, ma ad un taglio netto degli stipendi dei politici.

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