Referendum, Boschi: “Non siamo in guerra, rispettiamo tutti”

Festa de l'Unità

Alla Festa Nazionale de l’Unità, a Catania, si è discusso della riforma costituzionale con Maria Elena Boschi, Anna Finocchiaro ed Emanuele Fiano

Sul prossimo referendum di riforma costituzionale “non ci sentiamo in guerra”. Ad assicurarlo è il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi alla Festa Nazionale de l’Unità, a Catania, in un dibattito al quale hanno partecipato anche Anna Finocchiaro e Emanuele Fiano. “Sappiamo che ci aspettano settimane di confronto pacifico e rispettoso delle idee di ciascuno”, ha detto Boschi – ma saremo tutti impegnati per convincere chi è ancora indeciso, chi non ha letto la riforma costituzionale”.

“Chi vota No non vota per un’altra riforma, ma semplicemente per lasciare le cose come sono oggi. Mentre chi vota Sì approva le modifiche alla seconda parte della Costituzione: una riforma che funziona che fa fare un passo in avanti al Paese che chiarisce cosa fa lo Stato e cosa fanno le Regioni. E’ questa la scelta che dobbiamo fare. E’ un referendum determinante, decisivo su che Paese immaginiamo i prossimi 30 anno e non i prossimi sei mesi. Dobbiamo sentirci protagonisti e non spettatori di scelte che fanno altri”.

Le aperture alla modifica dell’Italicum.

“L’Italicum funziona perché ha il merito di garantirci stabilità e la certezza di un vincitore” mette poi in evidenza il ministro per le Riforme commentando il dibattito politico di queste ore su un’eventuale modifica della legge elettorale. “Se ci sono modelli diversi siamo pronti a discuterne davvero, come abbiamo fatto per l’Italicum”. “Avremmo preferito un modello basato sui collegi uninominali, ma nelle consultazioni è emerso che non c’erano i numeri”, ha aggiunto mettendo però in chiaro un punto: “Non è corretto l’argomento per cui c’è un rischio di deriva autoritaria se resta l’Italicum o la riforma costituzionale. Non è vero – sottolinea Boschi – perché non cambia la forma di governo”.

Boschi a D’Alema, ddl titolo V passò per un voto

“Massimo D’Alema ricorderà che la riforma del 2001 fu votata con un voto di scarto. Lui fu il primo firmatario di quella proposta di riforma poi ha detto che non condivideva quello che aveva firmato. Può capitare ma io ho firmato questa riforma e la condivido. Mi preoccuperebbe, fossi in lui, dal punto di vista politico, che sul fronte del No è con Berlusconi, Salvini, Grillo”, osserva. “Sulla nostra riforma la maggioranza è stata più ampia di quella che sostiene il governo e pezzi importanti dell’opposizione hanno votato con noi queste riforme costituzionali. Noi abbiamo iniziato il percorso chiedendo a tutte le forze politiche di partecipare. Roberto Calderoli era relatore insieme ad Anna Finocchiaro poi la Lega ha cambiato segretario e ha cambiato linea sulle riforme: non siamo stati noi a cambiare le carte in tavola. Allo stesso modo Forza Italia si è sfilata in dissenso dalla scelta di eleggere Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica”.

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