La regola del gioco

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Ci fa alzare le mani dalla tastiera un patto di convivenza. Il diritto salariale, che è attestato del nostro lavoro, viene liquidato al mercato dei diritti

Cari lettori, siamo a difendere la regola del gioco. Non ci toglie dalle edicole l’assenza dello stipendio, già sopraffatto in passato dalle varie crisi aziendali.

E sacrificato recentemente per scuotere l’azienda dall’inerzia inadeguata a qualsiasi obiettivo editoriale e commerciale (questo – in sostanza – è lo sciopero che oggi si ripete, a oltranza). Ci fa alzare le mani dalla tastiera un patto di convivenza. Il diritto salariale, che è attestato del nostro lavoro, viene liquidato al mercato dei diritti: avrete i vostri soldi solo se altri rinunceranno ai loro, la cui legittimità è sancita da un tribunale. Non si possono far duellare i diritti delle persone, né setacciare la legalità di un rapporto di lavoro o di una sentenza.

Dobbiamo, dunque, rimuovere questo penoso inciampo dalla storia di questo giornale. Nel giorno in cui l’editore fa circolare un comunicato nel quale ricorda un recente e promettente incontro, e «la piena condivisione» della necessità di un rilancio del giornale, che deve guidare anche la sua necessaria ristrutturazione, c’è una condivisione antica e nodale che va confermata, ed è fra i lavoratori: tutti. Ed è rispetto e seme del consorzio umano, che in queste regole deve riconoscersi, e credere. Non è giusto consentire una condizione che tiene i diritti in cattività, recintati dall’opportunismo fine a se stesso. Che tra l’altro toglie spazio alle ricostruzioni e alle responsabilità (diffuse) di questa situazione aziendale. Ci piacerebbe parlarne, senza s conti. Lo faremo e torneremo da giornalisti liberi.

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