La Rai del futuro secondo gli esperti: ecco le loro risposte a “CambieRai”

Televisione
La statua del cavallo morente all'ingresso della sede Rai di viale Mazzini, Roma, 2 settembre 2015.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Otto tra critici tv, docenti universitari e operatori del settore dei media hanno accettato di condividere con noi le scelte indicate di fronte al questionario pubblico elaborato dal Mise e dall’Istat

L’iniziativa sta già avendo successo. Le risposte a CambieRai, il questionario pubblico promosso dal Ministero dello Sviluppo economico in collaborazione con l’Istat, si contano già nell’ordine delle migliaia. Ognuno può collegarsi al sito dedicato e in pochi minuti dire quello che pensa sul futuro della Rai, rispondendo a domande semplici quanto fondamentali per capire in che modo predisporre il cambiamento della mission dell’azienda radiotelevisiva di Stato.

Si tratta di un’azione concreta, che inciderà realmente sulle decisioni che verranno prese: a garantirlo non è solo l’impegno preso dal sottosegretario Antonello Giacomelli, ma anche il ruolo di “garanzia” dell’Istat: dopo il 30 giugno, quando si chiuderà la consultazione, l’esito sarà pubblicato e chiunque potrà confrontarlo con le decisioni che saranno prese successivamente. Così come sono già stati resi pubblici i risultati dei tavoli tecnici promossi dal ministero, che costituiranno insieme a CambieRai l’altro punto di riferimento per le scelte politiche finali.

Per capire meglio quali sono le opzioni offerte dal questionario e raccogliere una serie di opinioni autorevoli in proposito, abbiamo chiesto a otto esperti di condividere con Unità.tv le loro risposte ad alcune delle domande più caratterizzanti. Ad accettare la nostra proposta sono stati Stefano Balassone (segretario generale di Anica ed ex vicedirettore di Rai3), Flavia Barca (già direttrice dell’Istituto di economia dei media della Fondazione Rosselli), Stefania Carini (critica e autrice televisiva e docente all’università Cattolica di Milano), Alberto Mattiacci (presidente della Società italiana marketing e docente di Economia e gestione delle imprese alla Sapienza di Roma), Emilio Pucci (fondatore e direttore di e-Media Institute), Giuseppe Richeri (docente di Storia e teoria della comunicazione all’Università della Svizzera italiana), Francesco Siliato (docente di Sociologia dei processi culturali al Politecnico di Milano e partner dello Studio Frasi) e Monique Veaute (presidente della Fondazione Romaeuropa e presidente del comitato consultivo di Arte, una tv franco-tedesca).

Ecco come hanno risposto alla nostra selezione di domande, che presentiamo qui in una forma semplificata (le risposte sono chiuse, quindi basate sulle opzioni offerte dal questionario).

Il canone in bolletta garantirà il recupero dell’evasione: cosa fare con le risorse aggiuntive che saranno incassate?
Si tratta di una delle scelte più delicate che il governo si troverà ad affrontare a partire dal prossimo anno. Il numero di persone che hanno dichiarato di non possedere un apparecchio televisivo, e che quindi non si vedranno addebitare il canone, è stato minimo, in linea con le attese del ministero. Quindi il recupero di grandissima parte dell’evasione sembra essere scontato. Che farci? I nostri esperti si dividono: Balassone, Pucci, Richeri e Veaute propendono per la diminuzione della pubblicità presente sui canali Rai, mentre Barca, Carini, Mattiacci e Siliato puntano sulla crescita degli investimenti in contenuti, per migliorarne quantità e qualità. Nessuno prende in considerazione la terza ipotesi offerta dal questionario, cioè un’ulteriore diminuzione dell’importo del canone (già sceso quest’anno da 113,50 a 100 euro).

Quali nuovi compiti per il Servizio pubblico?
Nell’intenzione di ridefinire (e ampliare) i doveri che saranno imposti alla Rai nel prossimo contratto di servizio, il questionario offre cinque proposte (con due possibili opzioni di scelta), tra le quali prevalgono nelle risposte degli specialisti interpellati l’intenzione di raccontare l’Italia al mondo e quella di promuovere il prodotto audiovisivo italiano (6 voti), con un’attenzione anche alla promozione dell’innovazione (3) e alla produzione di contenuti specifici per internet (1), mentre nessuno ha privilegiato il rafforzamento del senso di identità nazionale.

Un canale Rai in inglese?
È una delle scelte sulla quale il governo sembrerebbe voler puntare: realizzare un canale apposito per promuovere l’identità, la cultura e lo stile italiani nel mondo. E sette dei nostri esperti approvano: solo Veaute ritiene non necessario investire risorse in questo senso.

Esportare film e fiction o pensare solo agli italiani?
Nella stessa direzione va anche la possibilità di pensare o meno film e fiction prodotti dalla Rai anche nella prospettiva di vendere questi prodotti all’estero. Solo Richeri ritiene che si debbano progettare prodotti rivolti soprattutto al pubblico italiano, mentre gli altri sette interpellati ritengono opportuno cercare di soddisfare sia le esigenze dei telespettatori di casa nostra, sia quelle dei mercati internazionali.

Più contenuti per tutti: fiction, documentari e animazione per ogni fascia d’età
Richeri si mantiene su un più prudente “abbastanza” anche nella domanda che riguarda l’importanza attribuita alla necessità di variare i contenuti per adeguarli ai gusti e alle esigenze di un pubblico più vario, da quello più giovane a quello più anziano. Tutti gli altri assegnano invece a questa esigenza molto rilievo.

Produrre in casa o acquistare all’estero?
È una delle questioni principali per ogni azienda televisiva: investire maggiormente in produzioni d’intrattenimento nuove e originali, adatte anche al mercato internazionale, o piuttosto acquistare all’estero format e programmi? In sei (Balassone, Barca, Carini, Mattiacci, Pucci e Siliato) propendono per l’auto-produzione, mentre Veaute è più favorevole all’importazione (Richeri non si sbilancia).

Intrattenimento, ma di che tipo?
Per gli esperti interpellati da Unità.tv non c’è dubbio: il racconto di storie è il genere sul quale la Rai dovrebbe puntare maggiormente (6 voti da Balassone, Carini, Pucci, Richeri, Siliato e Veaute), seguito dai programmi culturali (4 da Mattiacci, Pucci, Richeri, Veaute). Meno gettonati la satira (Carini), game show (Balassone), musica (Mattiacci), talent (Siliato).

Documentari per chi?
Mentre Siliato ritiene che la produzione e la trasmissione di documentari non debba essere un elemento qualificante del servizio pubblico, gli altri esperti sono spaccati quasi a metà sul target che questo tipo di prodotto deve raggiungere in maniera prioritaria. Per Barca, Carini e Richeri, infatti, l’obiettivo deve essere innanzi tutto quello di far conoscere meglio il nostro Paese agli stessi italiani, mentre Balassone, Mattiacci, Pucci e Veaute punterebbero maggiormente sulla necessità di far conoscere meglio l’Italia nel mondo.

Rai, di tutte le piattaforme, di più dispositivi
Su una cosa gli otto specialisti interpellati sono tutti d’accordo: la Rai deve diventare ancora più capace di produrre programmi per digitale terrestre, satellite, internet, eccetera, in modo da essere visibile non solo sui televisori ma anche su tablet, smartphone, pc.

Come promuovere l’uso di internet?
Sono soprattutto i programmi di informazione e di intrattenimento quelli privilegiati come possibile strumento per favorire la diffusione dell’utilizzo della rete. Meno importanza è data dai nostri esperti alla fiction, mentre nessuno ha scelto i programmi educativi e d’archivio.

Investire in startup o sui produttori esistenti?
Anche su questa domanda gli otto interpellati si spaccano a metà: per quattro di loro (Carini, Mattiacci, Pucci e Siliato) il servizio pubblico dovrebbe promuovere la nascita di nuove startup nel settore audiovisivo e digitale, mentre gli altri quattro (Balassone, Barca, Richeri e Veaute) preferirebbero rafforzare gli attuali produttori italiani di film e fiction. Tutti concordano comunque sul fatto che la Rai abbia tra i suoi compiti anche quello di far crescere le imprese di questo settore, in un modo o nell’altro.

Più news on line, ma quali?
Se tutti e otto gli esperti hanno ormai affiancato o sostituito quasi del tutto (Barca) il web alla tv per la ricerca di notizie, più variegate sono le risposte che offrono alla domanda che riguarda che tipo di news vorrebbero che la Rai sviluppasse soprattutto on line. Potendo scegliere due tra le opzioni proposte, 4 voti sono andati alle notizie sul mondo, a quelle sull’Europa e a quelle sull’Italia, mentre solo uno (Mattiacci) preferirebbe ricevere più spazio per i propri interessi e Barca vorrebbe scegliere in base alle proprie preferenze.

Come migliorare l’indipendenza dell’informazione Rai?
È un tema che vede da sempre la Rai sulla graticola, ma che anche per i nostri esperti non è facile da risolvere. Per contribuire a migliorare l’indipendenza dell’informazione offerta dal servizio pubblico, un’importanza particolare è stata attribuita dagli esperti che hanno risposto a Unità.tv al giornalismo investigativo e d’inchiesta (5 voti), che dovrebbe trovare più spazio. Anche le altre opzioni proposte dal questionario CambieRai, però, sono state giudicate importanti: hanno ricevuto infatti 3 voti ciascuno la conoscenza del curriculum e dei criteri di scelta dei direttori dei tg, l’assunzione dei giornalisti in base a concorsi o selezioni pubbliche, un codice di autoregolamentazione dei giornalisti Rai.

Di cosa si dovrebbe parlare di più?
È l’ultima domanda che abbiamo selezionato tra le 36 proposte nel questionario. Con 4 voti ciascuno, sono l’ambiente (Balassone, Mattiacci, Siliato, Veaute) e l’integrazione e la coesione sociale (Balassone, Barca, Carini, Richeri) gli argomenti ai quali la Rai dovrebbe dedicare più spazio, secondo i nostri esperti. Due voti sono stati ricevuti dai diritti (Barca, Carini) e dalla non discriminazione (Richeri, Siliato), mentre Veaute chiede più attenzione anche alla solidarietà.

 

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