La Raggi non sta governando Roma. Il caso Farnesina e non solo

Roma
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I residenti della palazzina crollata in via della Farnesina contro l’amministrazione pentastellata: “Ci hanno lasciato soli”

L’assemblea capitolina ha approvato all’unanimità, con 36 voti favorevoli su 36 votanti, l’ordine del giorno relativo alla discussione del consiglio straordinario comunale dedicato alle misure di sostegno per i cittadini che hanno subito il crollo parziale della propria casa in via della Farnesina 5, in zona Ponte Milvio e alle 10 abitazione limitrofe dichiarate inaccessibili dalle autorità competenti. L’ordine del giorno approvato prevede l’impegno per il sindaco di Roma Virginia Raggi e per la Giunta capitolina ad ‘attivarsi per riunire il tavolo tecnico di concertazione già formato per fornire risposte concrete alle problematiche sociali e pratiche dei cittadini’.

I condomini dello stabile, circa 120 persone, oltre al danno subito dal crollo si sono visti recapitare anche l’onere della demolizione dello stabile, senza nessun aiuto da parte dell’amministrazione. Per questo sono arrivati in Aula Giulio Cesare, sperando che la sindaca li potesse ascoltare.

Un’audizione che invece non è stata concessa, alla faccia della vicinanza del MoVimento con i cittadini.

Il gruppo di condomini ha quindi prima applaudito la capogruppo del Pd Michela di Biase, che aveva preso le loro difese, e poi protestato gridando ‘Vergogna’ verso la maggioranza pentastellata presente in aula. “Il M5S si sta mostrando lontano da cittadini – ha spiegato la di Biase – Oggi il M5S non ha presentato un suo documento, non sappiamo come vogliono affrontare le singole questione, dall’assistenza alloggiativa alle ispezioni nel sottosuolo”.

Da settimane è in corso un braccio di ferro tra Comune di Roma e condomini poiché l’amministrazione, attraverso un’ordinanza sindacale, ha ingiunto che la demolizione si svolga a carico dei proprietari dello stabile. I condomini dal canto loro sostengono che ‘a tutela della pubblica incolumità’ debba intervenire il Comune di Roma.

Lo scontro avviene per colpa di una differente interpretazione della normativa che disciplina l’intervento in presenza di un pericolo per l’incolumità pubblica, a detta dei condomini. “Loro” l’amministrazione capitolina “non stanno applicando la legge, la stanno interpretando. Tra la demolizione e le altre spese superiamo il mezzo milione di euro e il Comune ci sta lasciando soli“, ha spiegato Riccardo Giovannini, uno dei rappresentanti dell’associazione costituita dai cittadini. Il Comune di Roma, attraverso l’assessore Mazzillo, ha ribadito che “quell’area è sotto sequestro in questo momento e l’amministrazione soggiace alle decisioni dell’autorità giudiziaria, dobbiamo rispettare quello che la Procura della Repubblica ci dice e l’ordinanza della sindaca si muove in quella direzione”.

Il sindaco cerca di difendersi dichiarando che mancano le condizioni per accedere ai finanziamenti statali e per questo c’è “la necessità di trovare un intervento normativo, che potrebbe collocarsi nella conversione dei decreti legge relativi ai recenti eventi sismici che hanno colpito il centro Italia, Lazio, Marche e Abruzzo”. L’amministrazione si sta quindi cominciando a muovere, anche se il crollo è successo a fine settembre scorso.

La questione, sommata alla vicenda del salario accessorio che non è stato affatto risolta come si voleva fare credere, ma anche alle scuole comunali senza riscaldamento e al bonus asilo non rinnovato, certificano come alla prova dei fatti l’amministrazione Raggi non sia in grado di risolvere i problemi. Ciò che invece sa fare benissimo è fare propaganda, vedi il taglio della carta di credito in diretta web ( la carta tagliata, ovviamente era finta).

 

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