Nuova grana per l’assessora Muraro ma la Raggi è ancora in campagna elettorale

Roma
La sindaca di Roma, Virginia Raggi, con l'assessore all'Ambiente, Paola Muraro, nel quartiere di Tor Bella Monaca per verificare l'emergenza topi e rifiuti, Roma, 11 luglio 2016. ANSA/CLAUDIO PERI

L’emergenza “monnezzopoli” non cessa. La sindaca tira dritto, assicura che in venti giorni la città sarà ripulita e intanto accusa ancora “i vecchi partiti”

L’immagine di Virginia Raggi che apre felice le porte del Campidoglio ai cittadini romani e li guida “nelle stanze del potere” (presentata come una grande rivoluzione, ma in realtà c’è sempre stata) stride con le fotografie di una città agonizzante, sommersa da tonnellate di rifiuti. L’allarme immondizia non smette di tormentare la Capitale e la soluzione sembra lontana. Al centro della bufera c’è l’assessore all’Ambiente, Paola Muraro, sulla quale pesano sospetti crescenti di conflitti d’interessi.

E’ notizia di oggi, infatti, secondo quanto riporta Repubblica, che un’altra grana rischia di azzoppare la già traballante giunta del Movimento 5 Stelle. Per la Muraro non solo la consulenza prolungata (12 anni) per Ama che le ha fatto guadagnare oltre un milione di euro, ma anche un altro incarico, tra il 2010 e il 2012, senza rinunciare al ricco contratto stipulato con la municipalizzata del Campidoglio, presso la Bioman, la società per azioni di Mirano (Friuli) che per smaltire la frazione ‘umida’ della spazzatura dei romani si è aggiudicata appalti per 39 milioni di euro.

La Raggi reagisce come se fosse ancora in campagna elettorale: “Le sue dimissioni? Considerando che a chiederle è il Pd, mi pare bizzarro. Peraltro siamo ancora in attesa di un consiglio straordinario su Mafia capitale”.

La sindaca ha promesso che il 20 agosto la città sarà completamente ripulita, un’impresa titanica visto lo stato in cui versano le strade della Capitale, soprattutto in alcune zone. Promessa peraltro già disattesa a luglio. A lanciare l’allarme, ancora una volta, è il presidente di Ama Daniele Fortini, in un’intervista al Corriere della Sera, secondo il quale l’emergenza, anche nel caso in cui venga momentaneamente risolta, tornerà se non si mette mano a soluzioni strutturali.

“Non esiste un ciclo integrato dei rifiuti. Gli impianti – spiega Fortini, protagonista di un duro scontro con la nuova amministrazione – sono insufficienti, vecchi o inefficienti. E sono solo di trattamento, non di smaltimento e recupero. Se qualcuno dei 62 impianti utilizzati in dieci Regioni italiane e in tre Stati esteri va in sofferenza o chiude per manutenzione, come succede in estate, si crea il problema. Se non cambiano le cose, rischiamo di trovarci con lo stesso problema a dicembre e poi di nuovo l’estate prossima“.

Quindi sottolinea che “mentre Tronca mi confermò la fiducia, scrivendomi anche una bellissima lettera di encomio, la sindaca Raggi ha detto pubblicamente che dovevamo restare in azienda in quanto colpevoli, per prenderci le nostre responsabilità”. E quindi parla dello scontro con il neo-assessore Muraro, ex consulente Ama: “Se era a conoscenza di inadempienze avrebbe dovuto segnalarle alla Procura e poi dimettersi dall’incarico. Lei non era una consulente come tutti gli altri: aveva un ruolo quasi dirigenziale”.

Intanto il caso Roma arriva in Parlamento. In Commissione Ecomafie ci sarà “un chiarimento sul ruolo di Paola Muraro, è inevitabile che ci siano domande anche sul suo presunto conflitto di interesse“. Lo afferma, al Messaggero, Alessandro Bratti (Pd), presidente della commissione bilaterale che indaga sui reati ambientali. “Se lei e il sindaco Virginia Raggi – fa sapere Bratti – volessero essere ascoltate prima della pausa estiva, delibereremo subito una nuova seduta per giovedì o venerdì, così potranno chiarire”.

Dal Pd, Stefano Esposito è durissimo:

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