La Raggi alla ricerca del mentore perfetto… anche Travaglio la snobba

Il Fattone
Virginia Raggi (M5S) durante il confronto con altri due candidati a sindaco di Roma, Roberto Giachetti (Centrosinistra) e Stefano Fassina (SI), alla Citta' dell'Altra Economia a Roma, 3 maggio 2016. ANSA/GIORGIO ONORATI

Anche Travaglio ha capito che la sfida grillina al Comune di Roma ha scarsissime possibilità di successo e sceglie di attendere il risultato con prudenza

Povera Virginia Raggi: Casaleggio le aveva fatto credere che sarebbe diventata sindaco di Roma grazie all’innata telegenia e al solerte lavoro dell’anonimo “staff”, e per qualche giorno ci hanno creduto in molti. Il circo mediatico è pigro e conformista, e la grillina dal volto umano scelta personalmente dal superguru ha subito fatto strage di cuori, dal Tempo all’Economist. Poi, via via che l’ologramma prendeva forma e corpo e voce, piano piano se ne sono andati via tutti: persino Beppe Grillo, che ha disertato la manifestazione di piazza del Popolo, ieri a Roma, nascondendosi come un Berlusconi qualunque dietro la “telefonata in diretta”.

Speravamo che almeno il Fatto, autorevole organo politico-culturale della Casaleggio Associati srl, restasse al fianco della povera Virginia in questi ultimi scampoli di campagna elettorale: se non per convinzione – Travaglio non è mica scemo – almeno per solidarietà, o per la simpatia che suscitano gli antipatici, o per la sempre sbandierata coerenza.

E invece niente: domani si vota e sul Fatto di oggi alla povera Virginia è dedicato soltanto uno striminzito trafiletto di 26 righe a pagina 4: “Raggi chiude in piazza a Roma: Grillo non c’è, ma telefona”. Tutto qui? Tutto qui.

È presto per parlare di un allontanamento del Fatto dalla Casaleggio Associati srl: diciamo piuttosto che Travaglio, con il fiuto che contraddistingue gli opportunisti e i conformisti, ha capito che la sfida grillina al Comune di Roma ha scarsissime possibilità di successo, e dunque sceglie prudentemente di accucciarsi ben nascosto in attesa del risultato. Se la Raggi se la cava, ci sarà tempo e modo per attribuirsene il merito; se fa invece una magra figura, Travaglio potrà tranquillamente dichiarare di non conoscerla.

Del resto, le grandi battaglie del Fatto sono mosse dalle esigenze di fatturato del suo direttore: e oggi tira di più il referendum. Povera Virginia: da Previti a Travaglio, passando per Beppe Grillo, la ricerca del mentore perfetto si conclude ogni volta con una delusione.

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