La “Quarteide”, tutta la storia di un piccolo scoop di Unità.tv

#BentornataUnità
Un momento della giornata a sostegno del candidato sindaco di Quarto (Napoli), Rosa Capuozzo (M5S), impegnato nel ballottaggio con il candidato del centrodestra, Quarto, 6 giugno 2015. ANSA / CIRO FUSCO

Fin dal 13 ottobre abbiamo seguito una vicenda che sembrava solo locale: e invece…

Voglio raccontarvi una storia nella storia. Tre mesi fa ho iniziato a scrivere di Rosa Capuozzo e dell’amministrazione a Cinquestelle del primo comune conquistato dai grillini in Campania. Lo so, il rischio di essere autoreferenziali è grande, ma credo davvero sia interessante raccontare come il caso Quarto sia stato caparbiamente ignorato per molti giorni sia dalla stampa sia dalla politica, nonostante già tre mesi fa siano successi diversi e inquietanti episodi.

Scrissi il primo pezzo su Unità.tv il 13 ottobre raccontando di come Rosa Capuozzo aveva deciso di far stampare i manifesti istituzionali del Comune dalla Tipografia Baiano, di proprietà del maritoUna decisione che, senza ombra di dubbio, va contro le normali regole di correttezza e trasparenza amministrativa che prevedono di non attribuire ai propri familiari i lavori del comune. Già solo per questo i vertici Cinquestelle avrebbero dovuto intervenire. Eppure chiusero un occhio, prima di chiuderne due sulla scelta, in un comune come Quarto (che in passato è stato sciolto e commissariato per infiltrazioni camorristiche  per ben due volte), di revocare la convenzione del campo di calcio comunale alla società sportiva “Nuova Quarto Calcio per la Legalità”, diventata negli ultimi anni il simbolo della battaglia dei cittadini contro la camorra, per la rinascita del territorio.  In quel primo pezzo accennai poi all’elemento più preoccupante e cioè la revoca della delibera sul Piano Urbanistico Comunale, approvata dalla commissione prefettizia straordinaria che aveva guidato l’ente comunale durante il lungo commissariamento. Insomma già allora c’erano diversi elementi su cui una forza politica avrebbe dovuto dare spiegazioni visto che, a sostegno della candidata, si erano spesi i parlamentari più noti del M5S – dal vicepresidente della Camera Luigi Di Maio al presidente della commissione di Vigilanza Rai Roberto Fico fino al deputato avellinese Carlo Sibilia – che per l’occasione avevano presidiato il territorio con comizi e incontri con gli elettori.

capuozzo

 

Sinceramente pensavo che non avrei più scritto di Quarto, ma dopo nemmeno una settimana mi trovai a raccogliere la testimonianza di Luigi Rossi, consigliere di opposizione a Quarto: era stato minacciato dal sindaco Rosa Capuozzo. La conversazione, pubblicata su Facebook, tra il sindaco pentastellato e un tifoso del Quartograd, la squadra di calcio locale, non lasciava dubbi. Il sindaco scriveva: “Non sarebbe male vedere Rossi spaventato”.

La “colpa” di Rossi era stata quella di chiedere spiegazioni sulla gestione dello stadio comunale, quello stesso stadio intorno al quale – si scoprirà grazie all’inchiesta coordinata dal pm Henry John Woodcock – si stringevano i rapporti tra l’ex consigliere del M5S Giovanni De Robbio (indagato per estorsione e voto di scambio) e l’imprenditore considerato vicino al clan Polverino Alfonso Cesarano.

Passano altre due settimane, è il 3 novembre, quando mi arrivano le carte di una denuncia: un plico viene recapitato a diverse persone. Al suo interno c’è la denuncia firmata da parte di un cittadino per abuso edilizio dell’abitazione della fascia tricolore Rosa Capuozzo. Secondo i documenti allegati nel carteggio sarebbero stati commessi diversi reati con protagoniste anche alcune figure interne al comune. Ma ciò che colpisce di più è che tra le carte estratte risulta che il marito del sindaco ha affidato il condono all’ingegnere Rosario Altomonte. Lo stesso Altomonte risulta plurindagato in concorso con il clan Polverino nell’esecuzione di opere edilizie senza autorizzazioni, abuso d’ufficio, falsità materiale e ideologica commessa in atti pubblici e aggravata da finalità mafiose.

A quel punto il sindaco decide di inviare una richiesta di replica (che Unità.Tv pubblica) e dopo avermi accusato di aver scritto  “una lunghissima serie di illazioni e accuse diffamatorie e calunniose” mi spiega che rispetto ai suddetti documenti “qualunque discreto giornalista dovrebbe verificare attentamente prima di pubblicarne i contenuti”. E alla fine promette di pubblicare on-line le risultanze delle indagini tecniche (di cui siamo ancora in attesa) e mi avverte: “L’autore dovrà rispondere in tutte le sedi”.

Il sindaco attacca e la sua presa di posizione viene messa nel megafono del blog di Grillo che il 4 novembre pubblica un suo intervento dal titolo La trasparenza di Rosa Capuozzo, sindaco M5S di Quarto“. La Capuozzo afferma che a Quarto “da quando il M5S è al governo sono saltati i vecchi equilibri e i giochi di potere. La città in mano ai cittadini è un problema per tutti quelli che hanno perso i privilegi. Non si arrendono alla democrazia. Le infamie non ci piegheranno”. Parole che oggi fanno quasi tenerezza.

Piano piano diventa chiaro, anche per i mass media, che i fatti di Quarto non possono essere derubricati a semplici vicende locali di malgoverno: la stampa locale – mi avverte più di una persona sul territorio – ha iniziato ad occuparsene.

A quel punto grazie alle notizie pubblicate da Unita.tv partono le interrogazioni parlamentari al ministro dell’Interno. Tra i firmatari Rosaria Capacchione che ci spiega come a Quarto ci sia il condizionamento sulle scelte urbanistiche del clan Polverino-Nuvoletta e sia sia sviluppato  un’altissima percentuale di abusivismo edilizio con la compromissione della rete idrica comunale a causa degli allacciamenti di frodo.

L’11 dicembre scoppia un’altra grana sull’amministrazione di Quarto, di cui scrivo. Si tratta delle dimissioni di Raffella Iovine, assessore con delega alla cultura nel Comune di Quarto. Le parole usate dall’ex assessore nelle dimissioni sono pesantissime: “E’ venuto a mancare il normale rapporto di fiducia che dovrebbe legare un assessore al suo sindaco. Troppo spesso sono stata usata, denigrata, non rispettata come assessore e come persona. Spesso non convocata alle riunioni di giunta e gli atti letti solo dopo una mia specifica richiesta. Rimetto le mie deleghe per una totale mancanza di collegialità, di democrazia e di trasparenza. Spesso mi sono arrivate relazioni alterate come quelle del Piano Urbanistico Comunale”.

Siamo a Natale ed emergono i primi particolari dell’inchiesta del pm della Dda di Napoli Henry John Woodcock: il consigliere comunale Giovanni De Robbio avrebbe minacciato il sindaco. L’uomo, già indagato anche per voto di scambio aggravato dall’aver agevolato (attraverso richieste di assunzioni e nomine) il clan camorristico dei Polverino, avrebbe minacciato il primo cittadino riferendosi a un presunto abuso edilizio nell’abitazione di proprietà del marito della Capuozzo, chiedendo l’affidamento della gestione del campo di calcio a imprenditori da lui segnalati nonché la nomina di assessori, funzionari e di un consulente, sempre su sua indicazione.

Da qui in poi la storia è quella che conoscete tutti: il consigliere indagato lascia e lo spettro dello scioglimento per infiltrazioni camorristiche si fa concreto. Quando il giorno della Befana alcune intercettazioni vengono pubblicate deflagra la bomba: “Adesso si deve portare a votare chiunque esso sia, anche le vecchie di ottant’anni. Si devono portare là sopra, e devono mettere la X sul Movimento 5 Stelle”. A parlare è Alfonso Cesarano, imprenditore legato al clan camorrista dei Polverino che detta la linea per appoggiare al ballottaggio il candidato a sindaco dei Cinquestelle, Rosa Capuozzo. Il caso Quarto è esploso.Continuerò su Unità.tv a seguirlo anche quando i riflettori nazionali saranno spenti.

Vedi anche

Altri articoli