La partita dei moderati inizia in Sicilia. Si muove l’asse Miccichè-Cuffaro-Schifani

Centrodestra
Il ministro dell'Interno Angelino Alfano durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri, Roma, 27 agosto 2015.    ANSA/ETTORE FERRARI

Alfano per Ncd e D’Alia per l’Udc tengono una linea di apertura verso il Pd, ma tra Roma e Palermo si ricostruiscono vecchie e nuove alleanze in vista delle regionali del 2017. E non solo…

Per capire i movimenti interni al Nuovo centrodestra, non basta guardare il Senato. E non basta immaginare una modifica all’Italicum, con l’introduzione del premio di maggioranza alla coalizione, per fornire una sponda a sinistra al nuovo aggregato centrista di Area popolare. Per rendere più chiara la situazione, occorre spostare lo sguardo da Roma alla Sicilia.

Sia Ncd che Udc hanno nell’isola una delle loro principali basi di radicamento. Da qui viene una parte consistente della classe dirigente centrista. E qui si riproduce quell’alleanza con il Pd che se a livello nazionale è ritenuta a rischio, da queste parti è messa ancora più in discussione da una forte offensiva proveniente da Forza Italia, dalla spaccatura interna ai due partiti centristi, ma anche dalla totale incertezza che avvolge candidature e alleanze in vista delle elezioni regionali dell’autunno 2017, ultimo importante appuntamento con le urne prima della scadenza della legislatura a livello nazionale.

La situazione vede attualmente Ncd e Udc partecipare alla maggioranza che sostiene Rosario Crocetta, la cui ricandidatura è data tutt’altro che scontata anche dallo stesso Pd, con il quale il governatore non ha mai avuto un rapporto roseo. Il M5S conta di fare della Sicilia la prima regione a guida cinquestelle e, soprattutto, il trampolino di lancio verso palazzo Chigi. In questo quadro, i centristi puntano a una solida alleanza in grado di giocarsi le proprie chance. Già, ma con chi?

Le opinioni divergono e si concentrano attorno a due assi. Il primo rimane ancora maggioritario ed è formato da Angelino Alfano e Gianpiero D’Alia, propensi a mantenere un dialogo privilegiato con il Pd, a condizione di ricevere garanzie a Roma sull’Italicum e a Palermo su un’intesa elettorale che li valorizzi. Il secondo ha come protagonisti Gianfranco Miccichè, Totò Cuffaro e Renato Schifani, che lavorano a una ricomposizione del vecchio centrodestra.

Miccichè ha recuperato il proprio ruolo di luogotenente berlusconiano nell’isola, nonché quell’attivismo dei tempi d’oro che lo ha riportato al centro della scena politica isolana. Incontri più o meno riservati lo vedono protagonista nel tentativo di raccogliere volti nuovi e (soprattutto) vecchi oggi dispersi in partitini e movimenti per lo più allo sbando e provare a raccoglierli in una nuova sgangherata edizione della Casa delle libertà.

A dargli sponda al centro è arrivato, scontata la sua pena per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra, l’ex governatore Cuffaro. Privato dell’elettorato attivo e passivo, e quindi della possibilità di giocare un ruolo politico personale, a lui si attribuisce ancora un certo radicamento all’interno dell’Udc e non solo. A dargli indirettamente man forte dalla Capitale è anche il segretario nazionale del partito, Lorenzo Cesa, che ha aperto uno scontro con D’Alia (parallelo a quello nazionale con Casini), rivolto proprio a spostare l’asse del partito a destra. Cesa ha approfittato di una norma di incompatibilità interna per commissariare l’Udc regionale e strapparne di fatto il simbolo ai dirigenti siciliani, in gran parte rimasti vicini alle posizioni filo-Pd di D’Alia.

Ed eccoci, infine, a Ncd. Schifani spinge per uscire già da settembre dalla maggioranza che sostiene Crocetta per lavorare a “un centrodestra unito, che includa l’area Musumeci, Fratelli d’Italia, Forza Italia, tutta l’area moderata”. Una proposta che va a sbattere contro la linea attendista di Alfano, più orientato ad attendere i segnali del Pd, da Roma come da Palermo. E sia i senatori siciliani che la maggioranza dei deputati dell’Ars per il momento restano fedeli alla linea del leader.

D’altra parte, lo stesso Alfano ha accettato di incontrare Miccichè per ascoltare i suoi progetti e provare ad avviare un confronto. Dopo il vertice (avvenuto il 28 giugno scorso), però, il luogotenente forzista ha sbandierato ai quattro venti l’importanza dell’appuntamento per il futuro del centrodestra, mentre il leader di Ncd ha mantenuto un profilo bassissimo. Segno inequivocabile che da quelle parti prevale ancora la freddezza.

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