La parabola M5S: a destra nei ballottaggi per scelta tattica

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Il Cattaneo valuta dove sono andati i voti 5 Stelle nei ballottaggi dal 2011 al 2016. Le tre fasi del Movimento: figli della sinistra, identitari, politici

m5s_ballottaggiDa sinistra a destra. Da “movimentisti” a “politici”, quasi ideologici, finalizzati ad un obiettivo che prescinde dalle idee originali. È la parabola del Movimento 5 Stelle analizzata in una finestra molto definita: come si sposta il loro voto dal primo al secondo turno tra il 2011 e il 2016, i cinque anni in cui i Vaffa Day di Grillo sono entrati nei consigli comunali, regionali e in Parlamento e da movimento di piazza sono diventati secondo partito nel Paese.

La ricerca è stata condotta dagli analisti dell’istituto Cattaneo Rinaldo Vignati e Riccardo Gentilini e cerca di rispondere alla domanda che tutti si stanno facendo in modo assillante negli ultimi giorni. È un assillo che riguarda soprattutto Milano e Bologna e tutti i comuni dove i 5 Stelle sono rimasti fuori dal ballottaggio ma i cui voti potrebbero fare la differenza per l’elezione di sindaci e giunte di centrodestra o centrosinistra.

Diversamente, negli altri grandi duelli – Roma e Torino – dove i 5Stelle sono al ballottaggio, la questione investe il centrodestra e nello specifico Fratelli d’Italia, Lega e anche la sinistra radicale. E qui gli endorsement dei rispettivi leader, da Salvini ad Alemanno, sono stati espliciti.

“Ripercorrendo i ballottaggi degli anni scorsi – spiegano i ricercatori – in cui gli elettori del Movimento hanno dovuto scegliere tra centrosinistra, centrodestra e astensione, è possibile individuare diverse fasi della storia di questa forza politica caratterizzata da mutamenti nell’identità degli elettori”.

L’analisi, con tutti i limiti legati alla valutazione dei flussi su campioni molto ridotti, fa emergere come il Movimento 5 Stelle abbia nel tempo rinnegato sempre di più la sua natura originale legata all’ambiente per approdare ad un piano politico specifico che, in questo caso, è provocare la caduta del governo e della leadership renziana per poi andare al voto politico nel 2017.

Movimentisti

L’Istituto Cattaneo individua una prima fase – “Movimentista” – in cui il Movimento ha pescato i suoi elettori “nella base dei partiti e dell’associazionismo di sinistra”. È il momento in cui fanno da cemento i primi temi cavalcati da Grillo legati all’ambiente, all’ecologia e al consumo. Una “fase iniziale” in cui i consensi sono ancora limitati, il Movimento non è ancora in grado “di porsi come sfida al sistema dei partiti tradizionali” e “l’identità degli elettori resta in larga misura subalterna alla sinistra”. In questa prima fase l’analisi dei ballottaggi fotografa uno spostamento di voti per i partiti di sinistra. Alle amministrative di Milano (2011) il 72% degli elettori M5S al secondo turno sceglie il candidato di centrosinistra. A Monza (2012) sceglie il centrosinistra il 51 per cento degli elettori M5S.

Identitari

Nei cinque anni analizzati emerge una seconda fase del Movimento, quella “identitaria” in cui è necessario distinguersi da tutti per affermare e consolidare la propria “alterità” dal resto del sistema partitico. “È il momento – si legge nell’analisi del Cattaneo – in cui i 5 Stelle ampliano i propri consensi diventando una forza che aspira a sfidare apertamente gli altri partiti”. Il modo migliore per farsi notare in questa fase è l’astensione. Il passaggio dalla prima alla seconda fase, senza alcuna pretesa di scientificità, può essere collocato tra il 2012 e il 2013 e varia nel paese a seconda del radicamento del Movimento. I flussi esaminati sono quelli relativi ai ballottaggi di Alessandria (2012), Rimini (2013), Roma (2013) e Venezia (2015). Nei primi due casi – in entrambi i 5S avevano già gradimenti superiori al 10% – l’astensione tocca l’80% ad Alessandria e il 60% a Rimini. Al secondo turno i grillini si astengono in massa anche a Roma (60%) dove vince Marino e a Venezia (79%) dove vince il candidato civico del centrodestra.

Per dimostrare il passaggio alla terza fase, quella in cui prevale la scelta tattico-politica rispetto alle radici e all’alterità, i dati disponibili sono ancora molto pochi. L’Istituto Cattaneo prende in esame il voto a Bolzano dove a metà maggio – un appuntamento abbastanza ignorato – è stato eletto il nuovo sindaco. Al ballottaggio erano andati Renzo Caramaschi per il centrosinistra (22,32% al primo turno) e il leghista Mario Tagnin appoggiato anche dal centrodestra (18,39% al primo turno). Caramaschi ha vinto con il 55,2% e il 43% dell’elettorato grillino si è spostato sul candidato leghista e di centrodestra. “Una scelta politica – scrive l’Istituto Cattaneo – sostanzialmente riconducibile all’ostilità verso Renzi e al governo in carica”.

Un solo caso non può fare statistica. È però la prova concreta di tante dichiarazioni degli ultimi giorni dove a Milano (Corrado) e a Bologna (Bugani) non sono mancate le adesioni ipotetiche al candidato del centrodestra in gara. Perché? Per mandare a casa il governo.

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