La parabola di Roberto Fico isolato dai 5S, attaccato dagli altri

M5S
Roberto Fico, presidente della commissione di vigilanza Rai, nella giornata a sostegno del candidato sindaco del M5S a Quarto (Napoli), Rosa Capuozzo, impegnato nel ballottaggio con il candidato del centrodestra, Quarto, 6 giugno 2015. ANSA / CIRO FUSCO

Il presidente della Vigilanza Rai scomparso dopo il caso Quarto. Tace sulla campagna contro la Rai lanciata dal blog. Preoccupato sull’evoluzione del Movimento

Roberto Fico: chi l’ha visto? L’ultima volta, un paio di settimane fa, era uno dei tre Re Mogi – gli altri erano Di Maio e Di Battista – che in diretta streaming cercavano la quadra – mai più trovata sul caso Quarto. Poi il brillante uomo del Direttorio pentastellato ha fatto un passo indietro. Forse di lato. Come usa dire da quelle parti. Peccato che in quanto Presidente della Commissione di vigilanza Rai, Fico non abbia detto una parola, nè a favore nè contraria, sulla campagna contro la Rai “fascista” che Grillo – in realtà il blog gestito dalla Casaleggio associati – ha lanciato lunedì con l’hashtag #iospengolarai invitando a non pagare il canone. Non s’è fatto vedere nè sentire anche domenica nel sit-in a Arezzo sul caso Banca Etruria. Rispetto del proprio ruolo istituzionale che non può diventare di parte a colpi di hastag? Se fosse, chapeau. Gli indizi non vanno in questa direzione.

La parabola

È tutta da raccontare, e in buona parte anche da scrivere, la parabola del brillante attivista 5 Stelle, uno dei primi nella storia del Movimento, uno dei più affezionati al mito di Grillo e alla stagione dei meet up. Quello che fin dall’inizio ha mostrato, forte anche dei suoi quarant’anni, una innegabile leadership non disgiunta da una forma di fascino. Ma, in questo momento, Fico è uno dei leader più in difficoltà. Nell’odissea di Quarto non c’è dubbio che il cerino dell’errore, dell’inadeguatezza, dell’incoerenza sia rimasto in mano soprattutto a lui, amico dell’ex sindaco Rosa Capuozzo, che non a Di Maio il giovane vicepresidente della Camera ma anche responsabile Enti locali nell’organigramma 5 Stelle. Fico soprattutto era a conoscenza delle difficoltà del sindaco di Quarto. Che anche lunedì sera, nel salotto d’Italia di Bruno Vespa, ha ripetuto: “Fico e Di Maio sapevano tutto di quello che stava succedendo”. Eppure è stata espulsa solo lei. Parte lesa in un quadro ancora confuso. Possiamo anche dire che tutto sommato a Di Maio non dispiace il cono d’ombra che sta avvolgendo Fico.

Il presidente della Commissione di Vigilanza Rai preferisce Facebook in questo periodo. Significa non aver voglia di contraddittorio. Lunedì ha scritto sulla presenza “massiccia” del premier Renzi sui vari canali tv mentre alle opposizioni sono riservate percentuali più che dimezzate. Neppure una parola sulla campagna #iospengolarai lanciata dal blog. Ieri, sempre Fico, ha lasciato perdere unioni civili, accordo con l’Iran, banche e i temi più gettonati del momento. E si è lanciato su una questione molto interna. E delicata: come sta evolvendo il Movimento 5 Stelle? “È in costante evoluzione – scrive – Alcuni cambiamenti sono necessari affinchè si possa gestire al meglio la complessità che oggi richiede un Movimento ulteriormente cresciuto. Questo però non significa avviare un mutamento genetico che stravolga il senso e la natura profonda del nostro progetto”. E poi, quasi a mettere le mani avanti: “Faranno di tutto per equipararci ad un partito ma i nostri obiettivi vanno in tutt’altra direzione. Non esiste una rivoluzione a metà”. Sembra una risposta all’intervista rilasciata da Grillo domenica sul Corriere della Sera.

Nella base Cinque stelle, persino tra gli ex, è partito il dibattito. Non tanto su quel “passo di lato” per riacquistare “la libertà (perduta) del comico”. Ma su altri passaggi che parlavano con nostalgia di un tempo che forse anche Grillo teme possa scomparire: quello delle origini, delle “regole sicure”, delle “visioni per un mondo migliore”, quando non si parlava di leader e le responabilità erano diffuse. Fico viene da quel mondo lì, da quella prima stagione del Movimento. E adesso non gli piace quello che sta accadendo, il potere del blog, i veti del cerchio magico, le espulsioni a raffica e a seconda del livello di obbedienza. Non gli è piaciuto, ne siamo certi, il modo in cui è stata trattata l’amica Rosa Capuozzo. La tv pubblica è sempre stato uno dei primi target della rivoluzione 5 Stelle. Va detto che in questi due anni il Presidente della Vigilanza non s’è distinto per particolare attività. Michele Anzaldi, segretario della Commissione, ha invitato Grillo a «spengere la Vigilanza prima della Rai visto che in due anni il presidente Fico non ha toccato palla». Isolato dai suoi. Sotto attacco della maggioranza. Non un bel momento.

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