La nuova rivoluzione di internet, trent’anni dopo

Innovazione
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Le reti a banda larga sono le fondamenta su cui costruiamo la nuova Italia digitale

Nel 1986 ci fu il primo collegamento italiano a Internet, e nessuno se ne accorse. Fu una delle rivoluzioni meno notate della storia. Pine era fra gli strumenti più usati come client email, e si presentava così.

Internet così come lo conosciamo oggi, in Italia iniziavamo a costruirlo nel 1994, attraverso i modem, le linee Dialup, le linee dedicate, i punti di interscambio, la navigazione Web sui primi browser tipo Mosaic, il Trumpet Winsock e il temibile Macppp.

Eravamo pochi: io Alessandro, Jacopo e Angelo a Firenze con DADAnet, Lorenzo a Milano con Galactica, Mclink e Agorà a Roma, Stefano e i suo soci a Milano con Inet, Joy e i suoi a Genova, Nichi e i suoi con Video On Line a Cagliari, massimo mantellini pochi mesi dopo iniziava a scrivere per Punto Informatico. Dimentico sicuramente qualcuno, ma a tutti i pionieri che hanno vissuto quell’epoca mando un grande abbraccio.

Di quel periodo ricordo molta fatica, molta sperimentazione, molti bug, molti down e infinite corse in motorino nella notte fiorentina perché i modem si impallavano e qualcuno doveva pur sistemarli. Anni in cui trovavamo nuovi collaboratori rispondendo all’help desk: tra i clienti, in un certo senso pionieri pure loro, trovammo i primi componenti di un team che negli anni sarebbe cresciuto moltissimo, assieme a tutta la rete italiana.

Nel 2016 l’Italia ha dato il via a un’altra rivoluzione, e questa volta la cosa è — come deve essere — molto più nota e visibile, per il bene di tutti e perché si compia in un arco di tempo decisamente più breve. Tutti oggi sanno cos’è internet e tutti sono in grado di capire cosa significa banda larga, a patto che qualcuno glielo spieghi.

La banda larga non è soltanto un’innovazione: è un catalizzatore, un’innovazione che ne permette una miriade di altre. È un mezzo attraverso il quale viaggia non soltanto lo sviluppo economico del Paese, ma anche quello culturale, è il tipo d’innovazione che funziona da base per una serie di tecnologie di “secondo livello”.

Le reti a banda larga sono le fondamenta su cui costruiamo la nuova Italia digitale.

Da questa prospettiva, la banda larga è il grado zero dell’ecosistema innovazione. Le idee, nel mondo digitale, devono poter andare lontano, velocemente, e devono poter raggiungere tutti.

Il Piano del Governo punta a collegare non soltanto le persone, ma anche le strutture, perché così sarà possibile la semplificazione dell’accesso alla burocrazia: i cittadini potranno accedere con efficacia ai dati pubblici e interagire con essi. La rete collega gli uffici che amministrano il paese e rende il sistema incredibilmente più efficiente.

Uffici, ma anche ospedali, tribunali e scuole. Dobbiamo immaginare — costruire — un’unica grande rete di autostrade che permetta la circolazione delle informazioni e la costruzione di relazioni fluide e profittevoli tra persone, aziende, amministrazione, università.

Il Piano per la Banda Ultraveloce è anche garanzia per la connettività nelle scuole, fondamenta su cui poggia il Piano Nazionale della Scuola Digitale. L’accesso alla rete è il primo obiettivo che deve essere raggiunto nel cammino che ci porterà da una “scuola digitale” a una scuola capace di produrre “un’educazione per l’era digitale”, nella quale gli studenti trovino gli strumenti che permetteranno loro di competere ad armi pari nel mondo nuovo che si spalanca davanti al loro futuro.

Il piano strategico per la banda ultralarga è sfidante, basta guardare i numeri: si pone l’obiettivo di raggiungere entro il 2020 la copertura fino all’85% della popolazione con una connettività ad almeno 100 Mbps, che è l’unica a poter essere definita “ultra fast broadband” secondo i criteri dell’Agenda Digitale Europea.

Per il restante 15% della popolazione, l’obiettivo è garantire servizi con velocità pari ad almeno 30 Mbps in download, definibile “fast broadband” nell’accezione dell’Agenda Digitale Europea.

La strategia, da un punto di vista strettamente infrastrutturale, è allineata agli obiettivi che sono stati definiti nel 2010 per il secondo pilastro dell’Agenda Digitale Europea: un’Internet in ultrabroadband a più di 100 Mbps che abbia almeno il 50% della popolazione come utente.

Parallelamente alla creazione delle infrastrutture digitali, la Strategia per la Crescita Digitale ha l’impegno di stimolare, con la creazione e l’offerta di servizi che ne rendano appetibile l’utilizzo, la sottoscrizione di abbonamenti in ultrabroadband.

Vale la pena analizzare cosa cambia grazie agli interventi di piano, e come il progetto mette in campo diverse azioni che aumentano di gran lunga le possibilità di attuarlo al meglio.

Il piano si definisce nazionale non soltanto per gli obiettivi che si propone, ma anche per la modalità con la quale viene perseguito. Governo centrale, Regioni, Università e imprese sono chiamate a collaborare. Coordinamento è la parola d’ordine che ci si è dati per evitare gli sprechi, ma anche per dar vita a un processo ordinato di crescita, capace di raggiungere davvero in maniera capillare il Paese e di cancellare il gap presente non soltanto tra Nord e Sud, ma anche tra aree contigue.

Semplicità e coordinamento in tutte le fasi significa anche scavi a basso impatto, che non creano disagi nel territorio in cui insistono, pianificazione per il futuro, con la predisposizione alla fibra per i nuovi edifici, possibilità di posa aerea della fibra ottica. E poi la semplificazione delle procedure burocratiche, chiave di volta per consentire l’attuazione del piano secondo queste caratteristiche.

Qui sotto come gli operatori privati hanno orientato i propri piani prima e dopo il Piano di Governo

Le Aree bianche sono quelle a cui va dedicata un’attenzione particolare

Destinate a restare escluse dalla connessione a 100mbps secondo gli operatori privati, verranno seguite da un intervento diretto che sfrutterà le risorse messe a disposizione da Stato e Regioni.

Molto importanti saranno gli strumenti per sostenere la realizzazione e l’adozione della rete a bandaultralarga.

Vediamo i prossimi passi

La banda larga diffusa ovunque è la naturale aspirazione di un Paese che vuole davvero salire sul treno per il futuro.

Uno strumento pensato per coinvolgere e raccontare, ma anche per essere supporto utile ai cittadini a mano a mano interessati ai lavori.

La trasparenza nella gestione del piano è garanzia della sua attuazione e punta ad aprire al massimo l’accesso a tutti i soggetti che vorranno prendere parte alla sua realizzazione.

Per il mese di maggio è prevista la partenza di un nuovo sito che consentirà di controllare il procedere dei lavori e lo stato di avanzamento della realizzazione della rete a Banda ultralarga.

La banda larga ci cambierà la vita, come hanno fatto l’elettricità, l’acqua corrente, il gas. Senza banda larga non c’è futuro né nel rapporto tra cittadini e amministrazioni, né per aziende, fabbriche ed imprese, che si ritroverebbero sconfitte in partenza nel mercato globale dei prodotti e servizi innovativi. Per questo non si tratta più di decidere il se e il come, ma soltanto di spingere per il quando.

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