La nuova postura di Beppe Grillo

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L’intervista a InOnda lascia pensare che il leader voglia ritagliarsi un altro ruolo, sente che Il Movimento si è emancipato da lui

Ma lo avete visto Grillo nell’intervista a InOnda? Chiediamo: “avete visto”, non: “avete ascoltato”. Perché sinceramente le cose sentite le avevamo già sentite e quelle che non avevamo sentito non sono parse poi così esplosive. Chiacchiere e distintivo: noi siamo il popolo, più o meno (non era lo slogan del candidato demagogo in Taxi Driver?)

Nulla da segnalare, politicamente, tantomeno le “considerazioni” da bancone di bar su Mattarella. Quanto poi al ritorno in tv, è affar suo e di chi eventualmente lo pagherà. No, l’interesse stava altrove.

L’interesse stava nella postura. In come era seduto, Grillo, in come affabulava, nello scarno gesticolare, nel sinuoso spiegare, nel socchiudere le palpebre, nella ricerca di complicità alla sua intervistatrice, la Roberta Ferrari di La7 già passata alla storia per un’altra famosa intervista, sempre sulla spiaggia di Bibbona, con il Nostro che la teneva abbracciata stretta stretta. Ecco, lì era il Beppe Grillo “fisico” – l’abbraccio clamoroso ne era il segno – gigione, irruento, l’Attore nella parte eroica di un Cyrano o di un Tartufo.

In questa intervista era diverso. Sempre loro due, ma non più abbracciati sulla spiaggia che nemmeno in un film di Lelouch, ma in casa, forse sulla veranda, non sappiamo, in un clima intimo, amicale, nella tranquillità di un pomeriggio di agosto, a cercare di convincere più che di vincere. L’Attore che abbassa la voce e va verso la platea sotto l’unico riflettore rimasto a illuminarlo “dicendo” la parte senza la solita enfasi. Più crepuscolare. Cechov, non Shakespeare.

Come se per sé Grillo abbia scelto un ruolo importante ma non da protagonista assoluto, Jack Lemmon più che Walter Matthau, forse ambendo a una funzione da vecchio saggio – non essendo peraltro né saggio né vecchio – di un Movimento che sente emanciparsi, che a lui non chiede più mega-comizi, tour e nuotate nello Stretto, al massimo qualche intervista ogni tanto, qualche botta da matto che si può sempre mettere fra parentesi e imputare all’istrionismo dell’Attore.

In fondo va bene così. A tutti. Ai ragazzi di un Movimento ormai trasformatosi pienamente in Partito, con le sue logiche, le sue lotte, le sue tattiche. C’è da qualche tempo un gruppo dirigente tosto, ci sono parlamentari che ci hanno preso gusto e accumulato un buon know how da Transatlantico, ci sono un paio di leader un po’ destrorsi ma di buona resa televisiva. Emergono personaggi di buon senso (da ultimo il senatore Buccarella), altro ve ne furono ma spesso (proprio per questo?) cacciati via. Quando era l’epoca del Grande Terrore in salsa genovese, siamo in guerra contro l’universo mondo, e la Rete è d’accordo con noi. Roba passata.

Ora tocca fare politica, guardate come Grillo ha chiuso su Freccero in Rai: con buona pace delle mitiche consultazioni sul web, ci ha messo mezz’ora a mandarlo a viale Mazzini. Nemmeno Craxi era così veloce. Tantomeno Renzi.

Dell’altro dioscuro – Casaleggio – tracce chiare non si sono mai avute e meno che mai adesso. Sembra che la posizione anti-immigrati sia più farina del suo sacco che di quello di Beppe, più ondivago ma meno “leghista” del guru milanese, e dunque è Beppe che deve tenere conto che i suoi sono più sensibili a Francesco che a Salvini, e perciò correggere un po’ l’iniziale uscita anti-profughi cercando di allontanare il sospetto di un filo-leghismo persino più penoso dell’originale..

Sì, guardando quella postura grillesca sulla veranda di casa, l’impressione è stata quella della chiusura di un capitolo, il che potrebbe essere sintomo di saggezza, ove fosse confermato. Perché meno buffoni circolano meglio è per tutti.

 

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