La Notte della Taranta, un nuovo racconto per il Sud

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Il modello da esportare de La notte della Taranta, una storia del sud per il sud

Quest’anno la Notte della Taranta compie 18 anni. E siete ancora in tempo a fiondarvi per il weekend nel Salento e ad assistere a Melpignano al Concertone finale. Ma non vi parlo della Notte della Taranta solo perché è il più grande festival italiano di cultura popolare, ma perché è una storia del Sud per il Sud che rispetta le proprie radici, le interpreta nella contemporaneità e produce ricchezza.

Partiamo da un dato. Nel 1996 i posti letto nell’intera area della Grecìa salentina erano dieci; oggi  sono circa 10 mila, tutti esauriti a una settimana dal concertone; e non vorrei annoiarvi parlando anche della ricaduta economica su tutto ciò che ruota intorno alle strutture ricettive, come la ristorazione, il commercio e il trasporto pubblico.

Sono tantissime le eccellenze salentine coinvolte, dalle maestranze agli artisti ai tanti tecnici e artigiani che partecipano alla realizzazione del Festival Itinerante e del concertone. Ad esempio Fabio Novembre: partito a 18 anni dal Salento, dopo anni d’impegno e di duro lavoro è diventato uno degli architetti e designer più noti a livello nazionale. Per i 18 anni de La Notte della Taranta torna nel suo Salento per realizzare le scenografie del concertone insieme a Mariano Light, azienda locale che produce e esporta luminarie in tutto il mondo.

Tra settembre e ottobre La Notte della Taranta sarà ad Expo per un importante appuntamento con un’altra eccellenza salentina: la cucina, interamente realizzata con prodotti locali di aziende salentine.

L’Orchestra Popolare della Notte della Taranta si compone di circa 30 elementi e tra di loro annovera musicisti ormai noti a livello nazionale come Antonio Castrignanò che ha firmato la colonna sonora del film Nuovomondo di Emanuele Crialese e  il gruppo Canzoniere Grecanico Salentino che ha portato la pizzica nei migliori festival del mondo.

Nel corso degli anni i membri dell’Orchestra Popolare, tutti originari del Salento, hanno avuto modo di farsi conoscere in Italia e all’estero grazie al lavoro svolto con maestri concertatori di fama mondiale come Copeland, Einaudi, Bregovic e Sollima.  Grazie al lavoro e all’impegno costante, questi musicisti hanno creato una vera e propria rete artistica che li porta a esibirsi e a collaborare insieme, innescando un meccanismo di contaminazione di stili e di culture che ha nel concertone di Melpignano la sua vetrina più importante, ma che prosegue durante tutto il corso dell’anno grazie a concerti e tournée in Italia e nel mondo.

Ma qui la tradizione si unisce con la modernità, la Taranta con il rock: è con questo spirito che La Notte della Taranta ha invitato Phil Manzanera a ricoprire il ruolo di maestro concertatore. Ex chitarrista dei Roxy Music, già produttore per Pink Floyd, Brian Eno e Annie Lennox, Manzanera porterà sul palco del concertone artisti di fama internazionale: ci saranno Paul Simonon, ex bassista dei The Clash, Tony Allen, tra i fondatori della musica afro beat, la violinista londinese Anna Phoebe, il chitarrista di flamenco Raul Rodriguez e la cantante colombiana Andrea Echeverri. Questi musicisti, apparentemente così distanti dalla tradizione della pizzica salentina, suoneranno con i musicisti dell’Orchestra Popolare per creare un mix unico tra musica salentina e ritmi internazionali, per creare suoni coinvolgenti e innovativi fino ad oggi mai ascoltati sul palco di Melpignano. Sarà un’edizione che guarderà all’estero, con un maestro concertatore britannico e un parterre di ospiti proveniente da ogni parte del mondo, che contribuiranno con il loro talento a esportare la musica salentina, che rimarrà la vera grande protagonista della serata.

L’internazionalizzazione del Festival non riguarda solo la musica ma comprende tutto il lavoro dell’equipe della Fondazione. In particolare la comunicazione, negli ultimi due anni ha puntato con impegno a far conoscere la musica salentina in Italia e all’estero. Tantissime, infatti, le partecipazioni a programmi televisivi seguitissimi dal grande pubblico come Uno Mattina e La Vita in Diretta, e sulla stampa italiana e straniera.

E qui veniamo al modello vincente. La Fondazione Notte della Taranta nel tempo è diventato  un modello tra business e cultura. La Notte della Taranta non è solo uno straordinario volano per l’economica (e, di conseguenza, per l’occupazione) locale, ma è un fenomeno che funge da modello per numerose realtà in Puglia e in Italia. Sono decine i festival di musica e di cultura popolare nati sul modello de La Notte della Taranta e che hanno un impatto straordinario sull’economia locale.

Insieme a questi festival, la Notte della Taranta ha creato una rete di collaborazione, a dimostrazione di come l’unione delle competenze e lo scambio di stimoli possano essere un grande strumento di crescita per i territori.

Scrive Marino Niola, “oggi il Salento è un laboratorio senza uguali per chi voglia cogliere un fenomeno di riconversione simbolica in azione. La patrimonializzazione del tarantismo, la riscrittura delle mappe tradizionali, sono uno straordinario case study sull’emozione patrimoniale. Da stigma a bene immateriale ad attrattore turistico e volano di marketing territoriale, è la prova della vitalità del ragno, capace di resistere al tempo e di cambiare colore. Ora come cento anni fa, la tradizione non è il passato, ma l’uso che facciamo dei suoi materiali per costruire il presente e progettare il futuro”

Potremmo trovare mai parole più corrette per descrivere un modello culturale di sviluppo per il Mezzogiorno? La tradizione non è una teca inaccessibile e intangibile in un museo, ma è la chiave di interpretazione orgogliosa del presente. La tradizione si invera nella contemporaneità, e vale in Salento come a Napoli, a Reggio Calabria come a Matera. Ed è l’unico modo che abbiamo per cancellare stereotipi, banalità e oleografie sul Sud, e impostare finalmente un nuovo racconto del Mezzogiorno.

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