La mission impossible di Parisi: pacificare il centrodestra

Destra
Il candidato del centrodestra a sindaco di Milano, Stefano Parisi, nel suo comitato elettorale, Milano, 19 giugno 2016.
ANSA/MATTEO BAZZI

Il cammino dell’ex candidato sindaco di Milano è pieno di insidie: politiche, personalistiche, strutturali

E’ un’impresa che si preannuncia quasi impossibile quella di Stefano Parisi, l’uomo designato da Silvio Berlusconi, dopo l’ottima performance alla amministrative milanesi, per rilanciare Forza Italia. Le difficoltà che incontrerà (e in parte sta già incontrando) l’ex city manager di Gabriele Albertini sono di vario tipo: politiche, personalistiche, strutturali.

Il 16 e 17 settembre Parisi ha lanciato la convention fondativa non tanto di un nuovo partito quanto di un nuovo modo di intendere il centrodestra. Quella che è già stata ribattezzata come la ‘Leopolda dei moderati‘ sarà un’occasione per ribadire la centralità di Forza Italia nel campo del centrodestra, per affrancarsi dalle posizione estreme e populiste della Lega, per lanciare un processo di selezione della leadership del tutto inedito per quell’area politica, le primarie tanto spesso evocate ma mai realmente perseguite, come hanno dimostrato le grottesche messe in scena offerte nella scelta del candidato sindaco di Roma, dalla ‘salvinarie’ alle ‘bertolarie’. Il tutto con la benedizione del grande padre del centrodestra italiano, Silvio Berlusconi appunto.

Questo tentativo, però, si preannuncia pieno di insidie. Intanto, dal punto di vista politico, i distinguo sono numerosi. Dentro Forza Italia non tutti sono convinti che l’impostazione moderata sia quella giusta per riunificare un riottoso centrodestra. Detto in altre parole: l’idea di perseguire questo tipo di vocazione, anche a costo di mandare all’aria l’asse con la Lega e con Fratelli d’Italia, non convince. Da Mariastella Gelmini a Giovanni Toti (che proprio nei giorni della convention di Parisi sarà a Pontida, ospite del raduno della Lega a parlare di buongoverno delle regioni) sono in molti a storcere il naso: “Serve un grande rilancio di Forza Italia – dice la Gelmini – dentro un’alleanza stabile con la Lega, ma la Lega di governo. Nessun cedimento a Renzi ma neanche ai populismi”.

Il tema politico è proprio questo: la Lega è pronta ad abbandonare le pulsioni populiste che ormai sono la cifra politica principale del movimento? Se dovessimo giudicarlo dalle parole e dai comportamenti del suo leader Matteo Salvini, verrebbe naturale dire di no. A guardare i messaggi che stanno lanciando nelle ultime settimane alcuni uomini forti del Carroccio, Roberto Maroni su tutti, si potrebbe invece pensare il contrario.

Il grande bivio, insomma, per il centrodestra, è chiaro ed è ormai una questione strutturale: sfidare Renzi e il Pd rilanciandosi come forza responsabile, moderata e di governo, oppure inseguire il grillismo o il lepenismo sul piano della demagogia e del populismo? Finché non si chiarirà questa ambiguità di fondo (sulla quale, rivela oggi Repubblica, Berlusconi si sarebbe già espresso prediligendo la prima ipotesi) sarà difficile pensare ad una reale ripartenza di un asse di Forza Italia-Lega.

Tanto più che il nome di Parisi sta scatenando, dentro Forza Italia, una serie di reazioni personalistiche da parte dei cosiddetti ‘colonnelli’ che possono essere riassunte nelle parole al vetriolo di Renato Brunetta: “Quella di Parisi è un’iniziativa di un privato cittadino, non è nel calendario del centrodestra. Un brainstorming di cui lo ringrazio, promosso da un consigliere comunale”. A pensarla così sono in tanti, da Gasparri a Romani. Uomini che osteggeranno in tutti i modi l’iniziativa dell’ex candidato sindaco di Milano, sostenuta da un Berlusconi sempre più debole e ininfluente.

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