La minoranza dem prepara le proposte ma senza salire sulle barricate

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La sinistra dem è al lavoro per modificare la legge di stabilità. Speranza giudica la scelta su castelli e ville di lusso un primo passo in avanti da parte del governo e rassicura: non faremo mancare la fiducia.

La minoranza dem prende tempo sulle modifiche alla legge di stabilità: ancora non è stata svolta nessuna riunione unitaria per decidere una strategia comune. Dopo le accuse che parlano di una manovra “di destra” e addirittura “anticostituzionale”, prosegue la riflessione dentro casa dem, ma senza un coordinamento comune. Piuttosto che una lista unitaria di proposte, si sta ancora cercando di fissare i paletti su cui fare leva: d’altra parte il testo della legge di stabilità ancora non c’è.

Un incontro di tutte le anime della minoranza è tuttavia previsto nelle prossime ore, assicurano fonti interne al Pd, ma la prima vera occasione per la sinistra dem di confrontarsi con la maggioranza sarà l’assemblea dei gruppi Pd di Camera e Senato (non ancora convocata ma che si potrebbe tenere subito dopo il rientro di Renzi dal Sudamerica): è da lì infatti che si partirà per la definizione delle proposte emendative.

Per capire, però, fino a che punto possa spingersi politicamente la battaglia parlamentare interna al partito basterebbe esaminare le parole di Roberto Speranza: “Di fronte a una richiesta di fiducia al governo – rassicura il leader della minoranza – non penso ci siano le condizioni per far mancare la fiducia”.

Una dichiarazione che in qualche modo unisce il fronte critico di casa dem prendendo le distanze dalle posizioni più estremiste rappresentate da un altro esponente democratico, Alfredo D’Attorre: “Senza correzioni – avverte il deputato più radicale dell’ala sinistra – non voto la legge di stabilità, la considero incompatibile con il programma con il quale siamo stati eletti; sono disposto anche ad affrontarne le conseguenze”.

Ma non è sicuramente la fiducia il punto politico su cui la minoranza vorrà giocare la partita. “Non voglio partire da qui, perché altrimenti si limita il dibattito nel partito”, mette in chiaro Speranza, “Ci stiamo confrontando – spiega – per fare in modo che le nostre critiche possano di fatto migliorare la manovra”.

“Inoltre – aggiunge Davide Zoggia – non c’è bisogno della fiducia; all’interno dello stesso partito dovremmo infatti lavorare sulla fiducia reciproca nelle sedi di confronto”. Il deputato bersaniano è ottimista sul confronto interno e reputa valido l’approccio proposto dal governo: “Trovo solida la parte in cui diamo una risposta al mondo delle imprese e delle partite Iva, ritengo però vada potenziata maggiormente la parte legata al sociale”.

E sul nodo Imu-Tasi, l’esponente della componente di Area Riformista giudica positiva la precisazione di Renzi sul fatto che i castelli – a differenza di quanto ipotizzato in precedenza – pagheranno le tasse.

“L’atteggiamento è quello giusto – commenta Zoggia – ora lavoriamo per migliorare tutto quello che è possibile migliorare utilizzando i metodi del nostro partito, ovvero il confronto democratico”. Anche Speranza commenta la correzione sui castelli e case di lusso giudicandola “un primo passo avanti”

Per uscire dall’empasse, una soluzione viene proposta da Davide Zoggia: “Affiancherei alla misura una seria revisione del catasto: credo che un impegno del governo in questo senso – assicura – possa rilanciare in maniera più efficace l’edilizia e togliere, allo stesso tempo, i molti dubbi nati attorno all’eliminazione della tassa sulla prima casa”.

Più netto invece il giudizio di Guglielmo Epifani che torna a puntare il dito su un altro punto contestato dalla minoranza, il piano di interventi sul Sud. “Manca un intervento vero per il Mezzogiorno – denuncia Epifani – non bastano 6-7 miliardi di investimenti soprattutto in campo infrastrutturale; non bastano i milioni per Bagnoli e la Terra dei fuochi – prosegue – si tratta invece di adottare strumenti che, per almeno il periodo della programmazione dei fondi europei di questa stagione, quindi per 6 o 7 anni, garantiscano la certezza agli imprenditori, a chi vuol fare impresa nel Mezzogiorno”.

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