La minoranza dem non alza troppo l’asticella: occhi puntati su Roma e Milano

Amministrative
Il candidato sindaco del centrosinistra a Milano, Giuseppe Sala, all'incontro sulle problematiche legate ai temi della casa e del vivere a Milano, 16 maggio 2016 a Milano.  ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

La parola d’ordine è confermare le città in cui si amministra. Cuperlo: “La sinistra non tradirà Sala. E Giachetti potrà farcela al ballottaggio, anche senza aiuti esterni”

Mancano solo undici giorni al primo turno delle amministrative e i partiti iniziano a fare i conti con le previsioni della vigilia. In casa dem si spulciano i sondaggi riservati per programmare il rush finale della campagna elettorale. La linea di Renzi, secondo la quale i risultati non influiranno sulla sopravvivenza del governo, sembra comunque aver contagiato un po’ tutti. Perfino Berlusconi non calca troppo la mano: per il leader forzista, solo se il Pd dovesse perdere in tutte e tre le principali città al voto (Roma, Milano e Napoli) sarebbe “un avviso sonoro” per il premier. Toni bassi, insomma.

Anche la minoranza dem non alza troppo l’asticella per valutare il risultato del partito e, quindi, della maggioranza renziana. La parola d’ordine è quella di riconfermarsi laddove già si amministrava e quindi a Roma, Milano, Torino, Bologna, Trieste e Cagliari. A Napoli, invece, arrivare al ballottaggio sarebbe già un buon traguardo. Poi, però, si inizia a snocciolare le eccezioni. Perché è vero che a Trieste la vittoria cinque anni fa di Cosolini era stata una sorpresa (anche grazie alla spaccatura nel centrodestra) e che il ritorno dell’ex sindaco Dipiazza pone molte difficoltà. Ma soprattutto è vero che il trauma di Mafia Capitale e dell’uscita di scena di Marino complicano la partita per il Campidoglio. “Un passato che pesa molto”, riconosce Gianni Cuperlo. Anche se per il bersaniano Davide Zoggia, l’osservatore più attento alle vicende locali per la minoranza, “questa non può essere una scusa”.

Insomma il primo elemento per capire se il Pd sarà promosso o bocciato alle urne sarà il risultato di Roberto Giachetti. I nomi della giunta presentati lunedì scorso hanno colpito positivamente per tempestività e qualità. Il vicepresidente della Camera si è guadagnato sul campo quell’autonomia dal premier della quale in parecchi dentro il Pd dubitavano. Anche se il tentativo di segnare un certo distacco dal passato turbolento del partito nella Capitale, secondo qualcuno nella minoranza starebbe penalizzando un po’ troppo alcuni ambienti (gli ex bersaniani, appunto) e meno altri (quelli vicini al commissario Orfini).

C’è poi da considerare la frattura con la sinistra di Stefano Fassina. La sua candidatura non fa più troppa paura: il clima attorno a Giachetti sta migliorando e la spaccatura Marchini-Meloni a destra fa ulteriormente ben sperare nella possibilità di raggiungere il ballottaggio contro Raggi. E a quel punto? Cosa faranno gli elettori di Sinistra italiana? “Intanto, non è detto che i voti della destra si sposteranno automaticamente sul M5S – ragiona Cuperlo – noi perderemo la spinta delle liste ma più che pensare ad allargarci, dovremo impegnarci per riportare al voto chi ha scelto Giachetti al primo turno. Non serve necessariamente andare oltre. Ricordo che a Bologna, quando nel ’99 vinse Guazzaloca, se la nostra candidata (Silvia Bartolini, ndr) avesse confermato i voti presi al primo turno, avrebbe vinto”.

Se le previsioni su Roma appaiono molto complicate, il vero spartiacque sul piano politico è Milano. Lì la destra si presenta unita e per di più con un candidato (Stefano Parisi) che gode di un buon appeal. Su Beppe Sala, che viene comunque considerato ancora in pole position per la vittoria, pesa l’incognita della sinistra. “Voterà compatta per Sala”, garantiscono sia Cuperlo che Barbara Pollastrini. E sabato lo stesso leader di SinistraDem sarà nel capoluogo lombardo per una iniziativa con Pisapia, il capigruppo di Sel Scotto (con il quale oggi si è fermato a chiacchierare a Montecitorio, dopo aver parlato a lungo con Speranza), Gad Lerner e i candidati della lista ‘arancione’ Del Corno e Pirovano.

Perdere a Milano, insomma, aprirebbe un problema reale per Renzi e per la gestione del partito. Se però Sala dovesse affermarsi (al ballottaggio, perché al primo turno sarebbe troppo difficile), qualche defaillance altrove sarebbe perdonata. È evidente, però, che Roma rimane una piazza importante e la crescente attenzione attorno a Giachetti, nel partito e fuori, lo dimostra. Anche per questo, il premier ha iniziato a spingere attivamente il candidato dem, in attesa dell’iniziativa che li vedrà probabilmente fianco a fianco il 2 giugno.

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