“La mia vita è tutta un derby”. Tutto su Claudio Ranieri, l’allenatore dell’anno

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epa05708190 Leicester City's Italian manager Claudio Ranieri (L) receives the FIFA Men's Coach 2016 award from Argentinian soccer legend Diego Armando Maradona (R) during the FIFA Awards 2016 gala at the Swiss TV studio in Zurich, Switzerland, 09 January 2017.  EPA/ENNIO LEANZA

La storia, le rivalità e le curiosità sul miglior allenatore del 2016

epa05708296 (L-R) Real Madrid players Luka Modric and Marcelo, Leicester City's Italian manager Claudio Ranieri, former German women's national soccer team head coach Silvia Neid, US soccer player Carli Lloyd of Houston Dash, and Real Madrid's Portuguese striker Cristiano Ronaldo pose with their trophies during the FIFA Awards 2016 gala at the Swiss TV studio in Zurich, Switzerland, 09 January 2017.  EPA/ENNIO LEANZA

Claudio Ranieri ha vinto il premio Fifa di miglior allenatore dell’anno. Un premio per molti scontato dopo l’impresa realizzata nella scorsa stagione in cui ha trionfato in Premier con il Leicester. Questa vittoria è stata definita la più grande impresa sportiva di sempre in Inghilterra, ma forse si può anche allargare il campo.

La Premier League è il campionato più ricco e seguito del mondo, le grandi squadre ogni anno spendono milioni di sterline per assicurarsi i grandi campioni del calcio mondiale. Questo fa capire ancora di più il valore dell’impresa compiuta dal tecnico italiano .

La sua carriera da allenatore è iniziata nei campi della provincia calabrese – Vigor Lamezia – a pochi chilometri dalla città che più di tutte lo ha visto protagonista in campo (Catanzaro).

Ha iniziato nella provincia italiana e nella provincia inglese ha conquistato il suo trionfo più grande, dopo essere passato sulle panchine delle grandi d’Europa. Il trionfo con il Leicester gli è valso il premio di miglior allenatore dell’anno. Un premio che Ranieri ha meritato e che è il risultato della sua professionalità e umanità.

Nella città delle Midlands orientali il tecnico italiano è un mito. I suoi risultati sportivi, ma anche la sua spontaneità e simpatia l’hanno reso agli occhi degli abitanti della piccola Leicester un personaggio da stimare e a cui riservare un’incredibile gratitudine. Nell’attuale stagione il cammino in Premier League non è strabiliante – la squadra si trova al quindicesimo posto – ma Ranieri è riuscito in un’altra impresa: portare le Foxes agli ottavi di finale di Champions League, e chissà magari è pronto per bissare il miracolo. D’altronde se è riuscito in un’impresa impossibile, perché non dovrebbe riuscire a compiere la seconda?

Senza umiltà non si fa nulla, e questa squadra, la mia squadra, ha umiltà“. Queste sono le parole con cui Claudio Ranieri definiva la sua squadra quando i giornalisti inglesi gli chiedevano il segreto del Leicester. L’umiltà è stata sempre una delle caratteristiche del tecnico romano, sempre un passo indietro ai suoi giocatori, come solo i grandi condottieri sanno fare.

Rivalità

La rivalità più grande è sicuramente quella con il tecnico portoghese José Mourinho. I due quando erano gli allenatori di Inter e Roma si sono spesso lanciati frecciatine velenose (per usare un eufemismo). Una rivalità che ha radici antiche, da quando fu proprio Mourinho a sostituire Ranieri sulla panchina del Chelsea. La squadra londinese, costruita dal tecnico romano, iniziò a vincere sotto la guida del portoghese. Personalità troppo diverse. Con il tempo, però, la stima professionale tra i due è cresciuta. Tra i primi a fare la congratulazioni al tecnico romano dopo la vittoria del Leicester fu proprio il portoghese attraverso un comunicato: “Faccio le mie congratulazioni al Leicester, dai giocatori, allo staff, fino alla società ed all’allenatore. Ho perso il titolo con il Chelsea, ma l’ha vinto Claudio Ranieri ed è per questo che vivo con grande emozione questo momento veramente magico della sua carriera.”

Curiosità

Claudio Ranieri non ha mai perso un derby né in Italia (Inter, Roma, Juventus) né in Spagna (Atletico Madrid, Valencia). L’unico derby che il tecnico romano non è riuscito mai a domare è stato la sfida con l’Arsenal (Arsenal-Chelsea è il derby più importante di Londra), con i Gunners spesso vincenti contro i Blues di Ranieri. Ma nonostante questo il tecnico romano può vantare la vittoria più importante contro l’Arsenal, quando il suo Chelsea nella stagione 2003/2004 riuscì ad eliminare i rivali ai quarti di finale di Champions League, perdendo poi la semifinale con il Monaco. Sui derby Ranieri dice: “La mia vita è tutta un derby. Il derby, sotto certi aspetti, è la partita più facile perché è talmente vissuto dalla città e dalle tifoserie che un allenatore deve semplicemente controllare le emozioni: calmare l’ambiente, se c’è troppa euforia; tirarlo su quando è depresso.”

Il premio gli è stato consegnato da Diego Armando Maradona, che Claudio Ranieri avrebbe potuto allenare a Napoli nella stagione 1991/92, ma il Pibe de Oro nel marzo 1991 fu trovato positivo alla cocaina, terminando così la sua carriera in Italia.

E’ il giocatore che ha disputato più partite in Serie A con la maglia del Catanzaro (128), record che rimarrà tale per tanto tempo ancora, e che probabilmente non verrà mai superato.

Carriera

La sua carriera da giocatore non è stata eccellente, trascorsa tutta nella provincia del Sud – Catanzaro, Catania, Palermo – dove il difensore romano, tuttavia ha lasciato sempre un ottimo ricordo per la sua professionalità.

Nel 1986, pochi mesi dopo la fine della sua carriera da giocatore inizia quella da allenatore. E’ la Vigor Lamezia, squadra appena retrocessa in Serie D, ad affidargli la sua prima panchina. La scelta dei calabresi fu giusta, perché il giovane tecnico romano – allora trentacinquenne – conquistò la prima promozione della sua carriera portando i biancoverdi in Serie C2.

Dalla stagione successiva inizia la sua scalata verso il calcio che conta: Puteolana (C1) prima, poi il glorioso Cagliari che il tecnico romano porta dalla C1 alla serie A. Poi arriva la panchina del Napoli, da poco orfano di Maradona, che ritrova l’Europa con il tecnico romano. A Firenze conquista i suoi primi trofei – Coppa Italia e Supercoppa italiana – ma nonostante gli ottimi risultati, tra cui una semifinale di Coppa Uefa, dopo 4 stagioni non viene riconfermato e nel 1997 inizia la sua carriera all’estero.

Dopo 10 anni di carriera in panchina Claudio Ranieri è un tecnico apprezzato e la chiamata al Valencia ne è la conferma. All’estero l’allenatore romano conquista la sua fama: Valencia, Atletico Madrid e Chelsea sono per Ranieri delle splendide avventure in cui nonostante le grandi stagioni riesce a vincere solo un Coppa del Re (Valencia 1999).

In quelle avventure, e poi nelle sue stagioni in Italia alla guida di Parma, Juventus, Roma, Inter e Monaco inizia a farsi largo la voce che Claudio Ranieri sia un ottimo allenatore, ma non un vincente. Il tecnico romano, in tutte le sue avventure, ha conquistato tantissimi piazzamenti, ma mai una vittoria di peso.

Ma il destino alle volte è beffardo, dopo aver allenato tante grandi squadre, la sua prima grande vittoria è arrivata allenando una squadra di provincia. Il Leicester che ha condotto alla conquista della Premier non aveva nessuna ambizione di classifica, il compito di Ranieri era conquistare una salvezza tranquilla, era la sua mission, ma come sappiamo il tecnico romano ha fatto di più.

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