La Merkel non è più una donna sola al comando. E Renzi lo sa

Europa
epa05133502 German chancellor Angela Merkel (L) receives Italian Prime Minister Matteo Renzi at the chancellery in Berlin, Germany, 29 January 2016. Renzi is on an official visit to Germany.  EPA/MICHAEL KAPPELER

Perché il premier italiano pone il tema di una nuova leadership europea

La rappresentazione di quello che sta accadendo in Europa come puro e semplice scontro fra Roma e Bruxelles su flessibilità e conti è un po’ riduttivo.

In realtà, l’iniziativa del governo italiano che contesta l’incapacità della Ue di avviare un nuovo processo economico e governare il problema-immigrazione secondo una politica unitaria e non dei due pesi e due misure, favorendo cioè la Germania oppure la Gran Bretagna (su questo, c’è stata irritazione a Roma per la proposta di Tusk in chiave anti-Brexit), cade in un quadro più “mosso” di quello che può sembrare a prima vista.

La verità è che la fase è completamente cambiata. C’è una evidente crisi di leadership e dell’asse franco-tedesco che sinora ha guidato l’Europa. E’ in questo quadro che Matteo Renzi pone esattamente la questione di una nuova direzione politica europea nella quale l’Italia avrebbe un forte ruolo da rivendicare.

Infatti Angela Merkel non appare più in grado di essere “la sola donna al comando” come poteva essere uno o due anni fa. Dopo i fatti di Colonia, in grande difficoltà nei sondaggi, pressata all’interno del suo partito, la Cancelliera si trova di fronte a una serie di test elettorali molto importanti.

A marzo si voterà in Renania Palatinato (4 milioni di abitanti), Baden Wurtenmberg (10 milioni), Sassonia Anhalt (2), poi a settembre in Mecklemburg (1.6) e a Berlino (3.5). Per la Merkel sarebbe un colpo importante riconquistare il Baden, land tradizionalmente conservatore ma governato ora da un Verde in coalizione con la Spd, e la Renania, ora a guida Spd, o anche solo uno dei due. Ma l’impresa non si presenta per niente facile.

Ora, è chiaro che un insuccesso indebolirebbe la Cancelliera anche di fonte all’agguerrito duo Schauble-Weber che ritiene la Merkel troppo debole per la causa tedesca. Un lotta interna alla Cdu inoltre propagherebbe i suoi effetti sul Ppe nella quale lo stesso Jean Claude Juncker potrebbe essere coinvolto. La sua poltrona per il momento non appare in forse, anche perché una sfiducia dell’Europarlamento si presenta tecnicamente complicata, però il presidente della Commissione ha assoluto bisogno di riprendere in mano le redini: anche per questo verrà a Roma entro febbraio per un chiarimento con Matteo Renzi.

Oggi a Strasburgo Weber non ha ripetuto gli attacchi all’Italia e ha spostato il tiro verso Spagna e Portogallo. La questione spagnola in effetti agita i sonni dei conservatori, preoccupatissimi da un possibile governo a Madrid con Podemos, altra forza dichiaratamente anti-austerity. Di certo, una triade Spagna-Italia-Grecia potrebbe essere un’altra spina nel fianco di Bruxelles e Berlino.

Non è un caso che in questi mesi il Pd abbia intensificato i rapporti proprio con i socialisti spagnoli e portoghesi, a disegnare un arco “socialista meridionale” che insieme al Ps francese e persino al Labour (ieri c’è stato un incontro fra italiani e inglesi) potrebbe dar forza alla protesta italiana.

In conclusione, il gran movimento di Renzi conta anche su un quadro in forte movimento e non è spiegabile solo con le caratteristiche “polemiche” del suo agire o con ragioni politiciste legate al consenso degli elettori (i quali comunque mostrano di non sgradire il protagonismo del premier italiano). Il punto è che in questo momento l’Europa non ha una guida forte, come ha spiegato Lucia Annunziata su Huffington Post. E Renzi, come suo solito, si infila in questo spazio. La partita è aperta, e non riguarda solo i soldi.

 

 

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