La mappa dei medici obiettori: ostacoli a un diritto

Sanità
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Il 70% dei dottori dice no all’aborto e la media lievita fino al 93,3% in Molise (solo 2 ginecologi a disposizione) e all’80% in tutto il Sud

Obiezione di coscienza sulle interruzioni volontarie di gravidanza, poi sulla procreazione medicalmente assistita (la legge 40), e in futuro sul fine vita. C’è un punto fermo che in Italia accompagna alcune delle svolte più significative sul fronte dei diritti e dei costumi sociali. E non è affatto secondario. Perché proprio l’obiezione di coscienza rende di fatto un miraggio la piena applicazione di una legge dello Stato – la 194 – in diverse province italiane: abortire rimane un diritto sulla carta in Molise come a Bolzano, nel Crotonese come nel Beneventano, nella provincia marchigiana di Fermo come in quella sarda di Carbonia-Iglesias. Risultato: nel 2012, ben 21 mila donne su 100 mila sono state costrette a spostarsi in un’altra provincia per effettuare un’interruzione di gravidanza, e tra queste il 40% ha dovuto raggiungere un’altra regione. È dunque sui dati sui medici obiettori – che bisogna tornare, per avere la misura delle reali possibilità di successo delle disposizioni che vanno sotto il nome di biotestamento. Partendo da una cifra che già dice tutto: i medici obiettori sono ben il 70% del totale, 7 su 10.

Obiettori in crescita, boom al Sud

Gli ultimi numeri disponibili sono quelli del 2014, forniti dal ministero della Salute nella relazione 2016 sullo stato di attuazione della legge 194. È l’anno in cui la percentuale dei medici obiettori si stabilizza, appunto al 70,7% a coronamento di una crescita decisa. Ancora nel 2015 ad esempio gli obiettori erano il 58,7%, già l’anno dopo però erano balzati al 69,2%. Tra gli anestesisti non si registra lo stesso exploit, gli obiettori passano dal 45.7% del 2005 al 50.8% del 2010, calano al 47.5% nel 2011 e 2012, per risalire al 49.3% nel 2013 e al 48.4% nel 2014. Obiettori in lieve calo poi tra il personale non medico nel 2014, 45.8% rispetto a 46.5% del 2013, sempre in crescita comunque dal 38.6% del 2005. E dunque: il numero di obiettori cresce, nonostante quello degli aborti sia invece in costante diminuzione (96.500 nel 2014). Forse perché, come segnalano contrariati associazioni, utenti e gli stessi medici non obiettori, spesso non è solo una questione di etica o di religione. Rifiutare le Ivg conviene, dal punto di vista dell’immagine e quindi della carriera, non vincola a una pratica comunque spiacevole e libera tempo per interventi più qualificanti. Ed ecco la mappa sul territorio. Le Ivg sono garantite in 390 su un totale di 654 strutture dotate di un reparto di ostetricia e/o ginecologia (il 59,6%), sparse però in modo del tutto disomogeneo. Con ben tre territori – Molise, Campania e provincia autonoma di Bolzano – in cui l’aborto è garantito da meno di un terzo degli ospedali. E se tra 2013 e 2014 la copertura del servizio di Ivg è aumentata in Piemonte e in Veneto, si è ridotta invece in Abruzzo e in Campania.

Il carico dei non obiettori

Così, la media nazionale degli obiettori si declina in realtà nel 65,1% dell’Italia settentrionale, nel 68,6% dell’Italia centrale mentre sotto Roma lievita fino all’80,4% (79% nelle isole). Ancora nel 2006 le differenze non erano così marcate: 65,2% al Nord (senza variazioni dunque), ma 71% al centro e 71,5% al Sud. Nel 2014 si arriva invece a diversificazioni clamorose: in Molise gli obiettori sono ben il 93,3% dei ginecologi, a Bolzano il 92,9%, il 90,2% in Basilicata, l’87,6% in Sicilia, l’86,1% in Puglia, l’81,8% in Campania, l’80,7% nel Lazio e in Abruzzo. Sono questi numeri ad avere spinto l’ospedale San Camillo di Roma a un bando destinato a medici non obiettori. In Molise invece la relazione ministeriale certifica come, nonostante vi siano solo 2 ginecologi non obiettori di cui uno assegnato a servizi diversi dall’I VG, quando il medico incaricato degli aborti deve assentarsi per periodi prolungati l’Azienda sanitaria semplicemente sposti «temporaneamente» al servizio IVG il secondo non obiettore. Senza soluzioni strutturali. Il Ministero con una serie di esempi insiste sul fatto che «non c’è correlazione fra numero di obiettori e tempi di attesa: le modalità di applicazione della legge dipendono dall’organizzazione regionale». Così come sostiene che «il numero di obiettori di coscienza non dovrebbe impedire ai non obiettori di svolgere anche altre attività oltre le IVG». Resta il fatto che la stessa relazione riporta casi in cui i non obiettori vengono caricati ben oltre la soglia ritenuta opportuna. In una Asl pugliese ad esempio si effettuano 15.8 aborti a settimana per ginecologo non obiettore, contro una media regionale di 3.5; in una del Piemonte, 13.5 IVG a settimana contro le 1,7 della media regionale; in Sicilia, una Asl conta 12.2 aborti a settimana (la media regionale è di 3.8).

La mappa delle donne

Al di là di queste distorsioni poi cresce l’insofferenza di una buona fetta dell’opinione pubblica, nei confronti di un meccanismo che appara troppo discrezionale rispetto al diritto della donna a ricevere servizi tutelati per legge. Ecco allora l’esperimento di o biezionerespinta.info, sito (e pagina Fb) creato da un gruppo di attiviste di Pisa per raccogliere segnalazioni sul diritto negato alla 194. Attivo da fine febbraio, il progetto conta finora 5mila like e oltre 150 recensioni lungo tutto lo stivale: di ospedali, ma anche di consultori o farmacie a cui ci si è rivolte per la pillola del giorno dopo, o di medici a cui chiedere il certificato per l’Ivg. I segnalini verdi indicano un «servizio adeguato», quelli rossi parlano da soli . Una mappa interattiva, costruita dal basso, per restituire quello che rimane forse uno degli aspetti più in ombra della 194: la capacità dei medici e dei sanitari di accogliere con rispetto chi affronta una scelta comunque sofferta e difficile come quella dell’aborto. L’ultima segnalazione su Fb è di ieri pomeriggio: «All’ospedale di Piacenza non fanno l’Igv, tutte le donne che si vogliono sottoporre a questo intervento sono costrette ad andare a Castel San Giovanni, a 25 km di distanza. È assurdo che venga permesso questo!».

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