La manutenzione del Pd inizierà dal rimpasto della segreteria?

Pd
Lavori in corso nella sede del Partito Democratico al Largo del Nazareno, Roma 21 Maggio 2015. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Renzi si prepara a rispondere agli inviti diffusi rivolti a rafforzare il partito. Anche la sua maggioranza interna lancia segnali d’inquietudine

Mettere mano al partito. Negli ultimi giorni la richiesta rivolta a Matteo Renzi si è fatta sempre più pressante da parte delle diverse anime interne al Pd. Il caso Bassolino è stato solo la scintilla che ha fatto esplodere un malcontento che covava da tempo sotto la cenere e che riguarda soprattutto la gestione dei rapporti con la periferia.

Se la levata di scudi della minoranza poteva essere prevedibile, meno attese al Nazareno erano forse le prese di posizione di settori della maggioranza interna, dai più periferici (i Giovani turchi) a quelli più organici (AreaDem), fino ad arrivare ad ambienti storicamente vicinissimi allo stesso Renzi. L’intervista a Marina Sereni pubblicata oggi da Repubblica (nonostante la vicepresidente della Camera precisi di aver pronunciato quelle parole a titolo personale, in una chiacchierata che riteneva informale) ha rotto in qualche modo gli argini, essendo la prima esponente della componente franceschiniana a uscire allo scoperto, dopo una lunga fase di silenzio sulle questioni più strettamente politiche: “Il problema del partito c’è e va risolto al più presto”.

Sereni cita anche un’altra intervista, quella rilasciata dal renziano ‘ribelle’ Matteo Richetti qualche giorno fa a La Stampa, nella quale il deputato modenese contestava la mancata promozione nel Pd di una nuova classe dirigente adeguata sui territori e la centralizzazione delle decisioni in mano a Renzi, nonostante il “lavoro straordinario” di Guerini e Serracchiani. A dare ragione a Richetti non sono pochi anche tra i renziani e non solo nell’area cattolica il cui riferimento principale è il ministro Graziano Delrio.

Proprio da quel nucleo sembrava potesse prendere una forma autonoma un’area di ‘renziani critici’, in grado di allargarsi anche ad altri cattolici dem. Un’operazione che però non ha trovato seguito, come dimostra il rinnovato protagonismo di Beppe Fioroni, che – a quanto riferisce l’AdnKronos – rilancerebbe l’idea di una ‘Margherita 2.0′, a partire dalla nascita di liste civiche alleate al Pd alle prossime amministrative. Un’operazione che passerebbe dalla modifica dell’Italicum, con l’allargamento del premio di maggioranza alla coalizione anziché alla lista, e quindi ancora ben lontana dal realizzarsi.

Al di là di queste ipotesi, però, anche Renzi si rende conto che bisognerà intervenire per stringere i bulloni del partito. La riunione della Direzione convocata per gennaio sarà un appuntamento importante da questo punto di vista: da lì passeranno certamente le nuove regole delle primarie e forse anche qualcos’altro. Ma – come spiega il coordinatore dei Giovani turchi, Francesco Verducci – “al di là delle regole e delle modifiche allo Statuto che si stanno preparando, c’è bisogno di una manutenzione ordinaria, di occuparsi dei dirigenti e soprattutto dei circoli”.

Il primo passo cui starebbe pensando Renzi sarebbe allora proprio un rimpasto della segreteria, per rafforzare la squadra con nuovi innesti e responsabilizzare maggiormente il vertice del partito, in vista proprio dell’appuntamento con le prossime amministrative.

Poi toccherà anche al governo, che conta ancora caselle rimaste vacanti.

Solo dopo si arriverà ad approvare le nuove norme da inserire nello Statuto per provare a costruire in maniera più compiuta una nuova forma partito e superare definitivamente quella precedente della ‘ditta’, che ha portato al radicamento dei “micronotabili” (come li ha definiti il politologo Mauro Calise), che ancora oggi costituiscono – a detta di tutti – uno dei principali mali del Pd.

Vedi anche

Altri articoli