La madre di Regeni: “Nel viso di Giulio tutto il male del mondo”

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Ora l’attenzione è rivolta all’incontro del 5 aprile: ecco cosa ci si aspetta dalla polizia egiziana. Le parole commosse della madre di Giulio in conferenza stampa (video)

“Menzogne e oscenità”. Così il presidente della Commissione per i diritti umani Luigi Manconi ha definito le informazioni diffuse dal ministero dell’Interno egiziano su Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso al Cairo in circostanze che restano ancora tutte da chiarire. Nella conferenza stampa organizzata al Senato con la collaborazione di Amnesty International, i genitori di Regeni hanno ripercorso le tappe della scomparsa del figlio e delle false piste diffuse finora.

“Non vi dico che cosa gli hanno fatto, in quel viso ho visto tutto il male del mondo – ha detto la madre di Regeni – quando sono entrata nella sala dell’obitorio, qui a Roma ho detto ‘è lui, è Giulio’ perché l’ho riconosciuto dalla punta del naso. Per tutto il resto non era più lui”.

Paola Regeni in occasione di una conferenza stampa al Senato, Roma, 29 marzo 2016. ANSA/ALESSANDRO DI MEOL’attenzione ora è rivolta tutta al 5 aprile, giornata in cui si incontreranno gli investigatori italiani ed egiziani per scambiarsi informazioni e fare un punto sulla vicenda. Dall’Egitto si attendono ancora notizie e materiali raccolti al Cairo e mai fatti pervenire alla nostra polizia, nonostante le reiterate richieste: i numeri telefonici agganciati nelle stesse celle in cui si trovava Regeni, i video registrati dalle telecamere di sicurezza presenti nei luoghi in cui è sparito e dove è stato ritrovato, elementi mancanti al referto dell’autopsia effettuata in Egitto. Ma prima di tutto sarà importante capire se l’incontro effettivamente ci sarà, visto che più volte in passato appuntamenti di questo tipo sono slittati, e l’atteggiamento che terranno gli investigatori egiziani, se realmente collaborativo o no.

“Noi ci aspettiamo che, se il 5 aprile sarà una giornata vuota, il nostro governo dia una risposta forte, perché è dal giorno della scomparsa di Giulio che attendiamo una risposta”. Ha detto Paola Regeni, la madre di Giulio. E la risposta che ci si attende è stata esplicitata da Manconi: “Serve una determinazione maggiore di quella finora adottata e porre con urgenza la questione del richiamo in Italia del nostro ambasciatore in Egitto. Richiamo non vuol dire ritiro, vuol dire richiamo per consultazioni”.

In una foto tratta il 26 marzo 2016 dal sito del quotidiano egiziano Youm7, alcuni dei documenti di Giulio Regeni rinvenuti, assieme ad alcuni oggetti,  in un appartamento a nord del Cairo. ANSA/ WEB   +++ATTENZIONE LA FOTO NON PUO? ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L?AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++

La famiglia Regeni ha escluso ancora una volta che Giulio collaborasse con i servizi segreti, mentre l’avvocato Alessandra Ballerini ha spiegato che gli oggetti contenuti nel vassoio d’argento, fotografato dalla polizia egiziana, non sono stati riconosciuti come appartenenti a Giulio (tranne i documenti d’identità) e ha ribadito che – qualsiasi possa essere la verità accertata- essa risulterebbe scomoda per il regime egiziano, che ha consentito che un cittadino italiano sia sparito per una settimana e poi ritrovato in questo stato. “Inequivocabilmente – ha aggiunto – si tratta di una tortura protratta nei giorni, questo fa escludere che si tratti di criminalità comune“. Inoltre, come ha ricordato Manconi, dal conto corrente di Regeni non sono stati prelevati soldi dopo la sua sparizione. Un dettaglio importante, perché consente di escludere il rapimento a scopo di rapina, pratica alla quale era dedita invece la banda uccisa dalla polizia egiziana, che il Cairo vorrebbe far passare come responsabile della morte di Giulio.

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