La lezione del sisma e di Benedetto per fondare una nuova Europa

Terremoto
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Paolo VI lo nominò patrono dell’Unione. I monasteri della sua Regola furono l’ossatura di un nuovo contratto sociale basato su legalità e lavoro

La facciata della basilica, solo la facciata, però, quasi un foglio rimasto in piedi perché dietro ha macerie e assi spezzate. I cittadini che diventano fedeli, s’inginocchiano lì davanti e giungono le mani verso il rosone che filtra e colora la luce della mattina. Intorno la polvere che s’alza dai crolli. Le 8 della mattina di domenica 30 ottobre. Sarà questa – lo è già – la foto simbolo di questo terremoto.

Si cerca, in queste ore, di dare un nome al sisma. Perché non basta più dire «terremoto di Norcia», dopo quello «dell’Aquila» o «di Amatrice». Anche «del Centro Italia» non dice tutto. O meglio, dice troppo poco rispetto allo stupore all’incredulità e al dolore che hanno contagiato ognuno di noi. E se quello dell’Emilia (2012) divenne poco dopo «il terremoto delle imprese» perché colpì migliaia di capannoni industriali, quello di Norcia, insieme ad Amatrice e Visso e Ussita, cioè questa striscia continua di scosse tra il 5° e il 6,5° grado in appena due mesi diventa, inconsapevolmente, il terremoto dello spirito. Qualcosa che ci può cambiare per sempre. Cosa che sarebbe per certi versi auspicabile.

Tutta colpa e merito di San Benedetto, il fondatore dell’ordine che aveva nella basilica di Norcia la casa madre perché qui si trovava la casa natale di Benedetto (480-547) fondatore dell’or – dine omonimo il cui motto è «succisa, virescit» (tagliata, ricresce) e la cui regola si fonda su un altro binomio importante: «Ora et labora». Storici e filosofi intrecciano in queste ore nozioni e simboli. E partono da quella foto, dalla facciata rimasta in piedi, memento e ammonizione.

«Non è simbolo di rovina ma di ripartenza, rinascere è la lezione che viene dai monasteri benedettini» racconta Benedetto Ippolito, docente di Filosofia medioevale a Roma Tre e alla Università Pontificia intervistato ieri a Rai news. «Il sesto secolo – spiega – segna una fase particolare di disordine politico per l’Europa dopo la crisi dell’impero romano. In questo contesto opera Benedetto da Norcia e la sua regola monastica, l’ascesi, la morale e l’op era alla base della vita dei monasteri». Ora et labora, appunto.

Tocca poi a Gregorio Magno, che fu papa tra il 590 e il 604, «comprendere la genialità della Regola e declinarla in chiave politica. Se vogliamo la rinascita dell’Europa – fu la sua intuizione – bisogna ripartire dalla Regola e diffonderla in tutta Europa». Fu così che Benedetto divenne il padre del monachesimo occidentale. E fu così che l’Europa nacque ad una nuova vita.

Paolo VI nominò Benedetto Patrono d’Europa perché ne esaltò e santificò l’operato. «Per quattrocento anni – racconta il professor Ippolito – i monasteri divennero metastasi positive poichè luoghi sottratti, grazie all’immunitas, alle violenze e alle guerre. Bendetto infatti pretese che i monasteri fossero interdetti ai poteri laici, quelli feudali, ecclesiastici e militari, e aperti invece a chi chiedeva aiuto». Rifugi che hanno protetto vite e salvaguardato cultura e giustizia. Creato l’ossatura, anche dell’Europa moderma.

Il terremoto dello spirito

Ora, da qui, tocca arrivare a noi. Al terremoto dello spirito che arriva in un momento di grande difficoltà per tutti. singoli cittadini, amministratori locali, politici nazionali ed europei. A cominciare dall’Europa rigorista sui conti fino a non capire che ci sono situazioni strutturali come i moti migratori e i terremoti che non possono obbedire ai patti fiscali. La polvere delle macerie della basilica di Norcia ha commosso, pare, anche gli euro-tecno-burocratici di Bruxelles e dell’Europa dell’est.

Roma chiede otto miliardi per ricostruire il centro Italia «con adeguate norme antisismiche». Pare che Bruxelles si stia muovendo per liberare la spesa dai rigori del deficit. Tante volte si è parlato di «svolta» per le emergenze sismiche e idrogeologiche del Paese.

Il sindaco di Licata si mette contro tutti per applicare le ordinanze di demolizione della procura. Intorno al Vesuvio ci sono paesi interi a portata di lava. Per non parlare delle alluvioni. Questa potrebbe essere quella buona. Per i motivi detti sopra. Per cui ciascuno di noi se ha due soldi da parte decide di investirli in modo responsabile nella ristrutturazione della casa con criteri antisismici e non, come è spesso successo finora, nella macchina nuova.

I sindaci, in queste ore presidio di ordine e speranza, dovranno spendere magari meno nelle sagre di paese – di certo più divertenti – e investire in modo onesto nella messa a norma antisismica. E dove non si può ricostruire, pazienza. Si andrà un poco più in là. I politici nazionali dovranno creare tutte le condizioni per meccanismi di finanziamento celeri e trasparenti. È stato il sisma più forte dal 1980. Non ci sono stati morti. Anche questo deve aver scosso gli spiriti.

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